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L' empowerment e il femminile PDF Stampa E-mail

di Giuseppina Beatrice Scavuzzo

psicologa di comunità

 

 

 

Una storia per iniziare:

 

"Nelle mani del destino

Un grande guerriero giapponese che si chiamava Nobunaga decise di attaccare il nemico sebbene il suo esercito fosse numericamente soltanto un decimo di quello avversario. Lui sapeva che avrebbe vinto, ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò a un tempio scintoista e disse ai suoi uomini: “Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino.” Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà. “Nessuno può cambiare il destino” disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. “No davvero” disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce".

Tratto da: Nyogen Senzaki e Paul Reps,
101 storie zen

 

Si potrebbe dire che il protagonista della storia ha dimostrato grandi capacità di empowerment, ovvero non solo fiducia in se stesso, ma anche volontà di assumere un ruolo attivo, in modo da crearsi le condizioni favorevoli. Un empowerment efficace consente di mobilitare le proprie competenze per esercitare un controllo realistico sugli eventi, sulle situazioni in cui si è coinvolti: si fronteggiano i cambiamenti imposti e si producono le condizioni per i cambiamenti desiderati.

Per sfruttare al meglio l’empowerment è fondamentale evitare di cadere vittime di alcuni atteggiamenti negativi che distorcono la realtà:

 

Principio del tutto o niente: è l’atteggiamento di chi vede tutto bianco o nero, senza considerare le molteplici sfumature della realtà, senza possibilità di mediazione.

 

Generalizzazione : è la tendenza a sottolineare solo gli aspetti negativi delle situazioni, senza notare quelli positivi.

 

Filtro mentale :  è la tendenza a confrontarsi costantemente con gli altri, esasperando i lati negativi di sé e sminuendo quelli positivi.

 

Esaltare/minimizzare : è l’errore di considerare un insuccesso circoscritto come una regola generale, valida anche in contesti differenti. “Ho fallito biologia quindi non riuscirò mai all’Università”.

 

Le persone hanno competenze differenti: la conoscenza e la fiducia in esse sono fondamentali per intervenire sulle situazioni sfavorevoli e cercare di trasformarle a proprio vantaggio. Per intervenire in modo efficace nelle situazioni bisogna però anche sapersene distaccare: guardarle in modo obiettivo, considerandone tutti gli aspetti e le possibilità, senza lasciarsi condizionare dai fattori irrazionali.

La parola “EMPOWERMENT”  è una parola inglese che fa riferimento allo sviluppo della fiducia nelle proprie capacità. 

“….un esempio di empowerment è la frase “Yes, we can” che vuol dire che prima di fare bisogna pensare di poter fare…L’empowerment è una parola strana ,arricchire il proprio potere (che è autostima ma anche informazione e senso della propria storia), un processo di crescita personale o collettiva, vuol dire “sentire di avere potere” o “sentire di essere in grado di fare”. Ma un concetto di potere diverso da quello arcinoto di comandare, decidere per gli altri. Il potere dell’empowerment è il proprio potere: scoprire di averlo, sapere chi sei, a cosa hai diritto e il primo diritto che hai è che puoi diventare quello che sei”.

Come siamo messi? Direi male, molto male. Cosa vediamo nella nostra realtà dove lunghi anni di   lotte femministe ci hanno fatto credere di esserci liberate da tutti gli stereotipi, i condizionamenti sociali,i ruoli socialmente controllati? Assistiamo ancora alla morte dei nostri sogni. E perché? Ma semplicemente perché non abbiamo ancora preso coscienza del nostro “empowerment” , della nostra capacità di svolgere nella vita sociale ruoli che storicamente svolge la popolazione maschile.
Sentivo in Tv un’anziana signora di 87 anni che raccontava che quando lei si sposo’ nel 1942 fu licenziata dal posto di lavoro che occupava perché…allora era normale cosi’: era donna.  E oggi?  Siamo certi che oggi le cose siano cambiate? Ma perché non sono cambiate? Bisogna che diventiamo guerriere perché il corso della nostra storia possa cambiare per prendere la direzione dell’affermazione delle nostre capacità.
Ma spesso mi guardo intorno , nella realtà in cui vivo, e mi rendo conto come, anche tra i giovani, non si sia ancora radicata la coscienza che noi dovremmo essere paritari ai nostri “diretti concorrenti “ in tutti i settori della vita sociale, scegliendo autonomamente, senza aspettare che altri decidano per noi se fare o non fare (vedi le quote rosa nella rappresentanza femminile in politica). E, se scegliamo di essere donne dentro casa nostra, impegno di enorme valore sociale, deve essere una nostra scelta e non un obbligo a cui ci devono destinare scelte fatte da altri.

 

Empowerment femminile


Il secolo scorso vide la donna  intraprendere un percorso di emancipazione, il quale l’ha allontanata da quella che era l’immagine della donna come “regina del focolare” dedita esclusivamente alla cura della famiglia e della casa. La donna d’oggi è altamente istruita, occupa posti di lavoro di rilievo ed ha raggiunto i vertici in tutti gli ambiti, per poter ottenere ciò ha dovuto posticipare alcune tappe fondamentali della propria vita. La vita della donna del XXI secolo è una vita frenetica, fatta di mille impegni, aspirazioni ed ambizioni. Proprio all’interno di quest’ambito, si sta cercando di ritrovare quella sensibilità e consapevolezza di sé, in quanto donna, che è venuta meno e si parla sempre più diEmpowerment femminile.

La parola inglese Empowerment deriva dal verbo to empower, non esiste in italiano un’unica parola che possa tradurre questo termine inglese anche per la complessità semantica che il concetto stesso intende esprimere, è generalmente tradotta in italiano con i seguenti significati: “Conferire o attribuire poteri”, “mettere in grado di”, “dare autorità a”, “accrescere in potere”, ma nel nostro ambito assume il significato di “potenziamento”.

Due sono le caratteristiche essenziali legate ad un approccio fondato sull’Empowerment:

-Consentire una crescita costante, progressiva e consapevole delle potenzialità della donna, accompagnata da una corrispondente crescita d’autonomia ed assunzione di responsabilità

-Tendere ad aumentare la stima della donna in sé stessa e la sua capacità di leggere la realtà che la circonda e che cresce dentro di lei, cogliendone gli aspetti positivi.

 

In un mondo del lavoro in cui essere competitivi è quasi un imperativo categorico, e in cui l’essere donna non sempre rappresenta – come dovrebbe – una risorsa, cogliere l’occasione e usufruire di itinerari formativi orientati al proprio stato empowered – rendendo la donna più fiduciosa di sé stessa e delle proprie capacità personali – e al reinserimento lavorativo, non può essere altro che un valore aggiunto, oltre che una risposta attiva e re-attiva alle difficoltà lavorative che la donna, talvolta è costretta ad affrontare. Una sfida, insomma, per donne che abbiano la voglia, il coraggio e la sfrontatezza di mettersi in discussione e di darsi, ancora una volta, un’altra possibilità.

 

E per concludere, il profilo che secondo me ha  una donna empowered  tratta  da:  "Il coraggio del pettirosso" di Maurizio M.Maggiani

 

"Fatiha : c'era sempre in lei sotto i suoi interrogativi snervanti come sotto la sua camicetta, una vigilanza attiva e pervicace lei era una guerrigliera una persona dunque necessariamente molto incline alla prudenza e alla curiosità, nonchè bisognosa di molto e sostanzioso nutrimento, dato l'alto consumo di energie che un'attività del genere solitamente richiede".

Grazie per l’attenzione.