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Vivere tra un vomito e l'altro PDF Stampa E-mail



Io non sono in psicoterapia. Non prendo farmaci. Non so se si tratti di bulimia, di vomiting o di qualsiasi altro disturbo mentale. Non lo so e non mi interessa, alla fin fine è solo una parola che da un nome ad un qualcosa. Io non ne posso più.
Sono una persona tremendamente razionale, riguardo a qualsiasi cosa. Mi sembra di avere una doppia personalità. So che quello che faccio è sbagliato, so che è malato, che è contro producente e moralmente sbagliato. So che vorrei avere una vita normale, so che sarebbe perfetto mangiare a colazione, pranzo e cena. Ma non ce la faccio, e neanche ci ho mai provato, neanche mi è mai passato per la testa. Se mi abbuffo, indipendentemente dal fatto che poi vomiti o meno, il mio unico pensiero prima di andare a dormire è "ok. da domani non mangio più". Ma è sempre lo stesso, da giorni, mesi, anni. Non ne posso più. E la cosa tragica è che ci voglio rimanere con questa malattia. Andrei da uno psicologo solo ed esclusivamente se curasse il mio bisogno di abbuffarmi e mi desse la forza di volontà per smettere di mangiare, per ritornare ad avere paura di mangiare, per ritornare ad essere sotto peso, non troppo, il giusto. Così mi faccio schifo, così mi chiudo in me stessa, così non concludo niente, non esco di casa perchè non mi piaccio, perchè gli occhi addosso di qualcuno mi deprimono, così il tempo che passo a mangiare sapendo di vomitare è molto più del tempo che passo a studiare. Non passo neanche più dai sensi di colpa, li ho annientati, e un mangiare perchè "tanto poi semmai vomito".

Faccio l'università, non ho un lavoro, vivo con i miei genitori. Anche volendo non potrei permettermi uno psicologo, e non voglio, non voglio dirlo ai miei genitori. Non posso, mio padre ha un cuore troppo debole, e ne ha già passate troppe. Mia madre ricadrebbe in depressione, crederebbe che è solo colpa sua. Era anoressica alla mia età, lei se io mi rifiuto di mangiare mi copre, e non ci vuole un esperto per capire che lo fa solo per assecondarmi. Lei non c'è mai stata quando io ero bambina, ha avuto un disturbo della personalità, poi un linfoma, poi la chemio, poi di nuovo il disturbo della personalità. Adesso io sono troppo grande per ricevere le cure di una mamma e lei, sta dalla mia parte per starmi vicino. La rifarei cadere in depressione e in sensi di colpa che non le appartengono, proprio adesso che sta bene. Non posso far crollare addosso tutto ai miei genitori proprio nel primo momento della mia vita in cui li vedo felici.

Perchè non riesco a prendere il sopravvento su me stessa?




Be', cara C., tutto dipende dalla tua voglia di pensare a te e non agli altri. E' una cosa difficile, soprattutto con una madre che ha occupato tutto il vostro spazio relazionale con la sua sofferenza.
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Però posso dirti una cosa, con molta convinzione: per i genitori è meglio potere e riuscire a fare i genitori, e non i figli. E per i figli è meglio avere dei genitori piuttosto che dei figli (cresciutelli...). Morale: senza entrare nello specifico dei fatti tuoi, chiedi i soldi per andare in psicoterapia e poi sbrigatela da sola.
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Tua madre sa di certo che stai male. Lo sa. Non sa cosa fare per aiutarti. Permettile di fare ciò che può fare, cioè pagare. Lo farà volentieri, anche perché lei c'è passata e sa cosa vuol dire. Però non deve essere una cosa senza termine: quando troverai un lavoretto, sarai tu a pagarti la terapia, e ti darà una soddisfazione che neanche immagini.
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Mi colpisce molto una tua frase: "...per ritornare ad essere sotto peso, non troppo, il giusto". Un po' fa sorridere, non trovi? è divertente pensare che si possano accomunare parole come 'sottopeso' e 'giusto'; la lingua è fantastica. Però ti capisco: ciò che conta è il senso che tu dai alla proposizione, ovvero che sia giusto essere un pochino sottopeso. Tuttavia mi suggerisce anche altro: overo il controllo esagerato che tu hai sulla tua vita e il tuo corpo. Controllo che oscilla e diventa discontrollo, come è facile immaginare.
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Sai, credo che il tuo problema non sia solo passare il tempo a mangiare e vomitare. Credo che questo sia solo la facciata di un dolore terribile. Immagino che conccentrarti sul cibo e sul corpo ti permetta di distrarti da qualcosa di molto più lacerante; per questo non vuoi liberarti della 'malattia'.
Hai bisogno di parlare, scoprirti, essere capita, ascoltata. Hai bisogno di dare parola all'inferno che hai dentro, alla rabbia, alla paura, Hai bisogno di scoprire che la tua vita è importante e degna di essere vissuta come vuoi tu, libera dalle questioni familiari che ti stanno consumando.
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Non ti sentire in colpa se dedichi poco tempo allo studio; è evidente che in questo momento sei impegnata in qualcosa di più grave, come per esempio sopravvivere. Ogni cosa ha il suo tempo, e ognuno ha i suoi ritmi. L'unica cosa che conta è vivere, e finché c'è vita...
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Se vivi a Milano o nei dintorni posso consigliarti uno psicoterapeuta molto bravo e sensibile in questo campo. Si chiama Fabio Galimberti, e su di lui puoi trovare qualcosa in questo sito stesso, compresi i riferimenti (nella sezione sui disturbi alimentari). Se invece sei di un'altra città, possiamo sempre pensare a qualche collega fidato.
Insomma, non perdere altro tempo, perché la vita finisce, e quando finisce...diventa tardi.
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Un saluto caro.

 

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