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Un passato troppo presente PDF Stampa E-mail




Gentilissima Dr.ssa Di Mauro,

sono ad un punto molto confuso della mia vita, ma spero anche di mutamento; mi auguro che sebbene ad ora non sappia bene dove andare, in realtà la strada si stia già concretizzando da se e che riuscirò a vederla fra non molto…
Il punto di rottura (l’ennesimo) è la conclusione di una storia (forse mai iniziata davvero se non da me) con un coetaneo e da qui mi sono detta: basta! magari non necessariamente con lui (chilo sa? magari funzionerà in futuro o forse no…) ma basta con gli stessi,ripetuti, atteggiamenti e comportamenti sbagliati nei confronti dell’altro sesso; sto cercando di capirci qualcosa, come mai….mi accanisco quasi conl’uomo di turno, divento pressante, soffocante…Indubbiamente credo centri unabuso subìto a 4 anni (ne ho 37 ora) da parte di un parente, rivisto e rivisto, in presenza dei miei, purtroppo per tutta l’infanzia e adolescenza, ma per fortuna solo per un paio di volte ogni anno anno.
Ho parlato ai miei del fatto 23 anni dopo, cioè a 27, dieci anni fa, dopo un paio di anni di terapia.
Mia mamma reagì sgomenta e incredula e sentendosi probabilmente senza potereper non aver capito nulla ai tempi della vicenda e soprattutto durante tutti gli anni a venire, poi.
Mio padre reagì con un’alzata di spalle dicendo che“d’altronde mica posso tornare da quella persona a dirgli qualcosa a distanza di più di 20’anni….” e con diverse altre reazioni “ad hoc” ….

Pazienza, ho mandato giù anche quello (almeno credo).

Ora, che sono stanca, stufa, che voglio lasciare il passato nel passato, che voglio stare bene, perché ne ho diritto e me lo merito, che non voglio più avere che i pensieri abbiamo lameglio su di me, lasciandomi ultra stanca e spossata, a terra….mi ritrovo peròa non capire i mie comportamenti sbagliati nei confronti degli uomini(sicuramente c’entra mio padre, ma in che modo influisce sul mio rapporto congli uomini?), mi ritrovo una mamma che non vuole tagliare il cordone ombelicalee si occupa di me come una bambina, nonostante viva sola da anni…. (forse è unsuo modo di sopperire a quel passato? O magari no, magari sta soloinvecchiando…) ma piano piano lo sto smollando io quel “collare che non mi farespirare”; mi ritrovo a comprendere quanto non sia stata libera nelle miescelte, della casa, del lavoro, di tante altre cose…sempre dettate e in uncerto senso imposte da mio padre e questo mi fa una rabbia…

Ma quello che non comprendo proprio è perché io non sopporto la presenza di mio padre, mi da’ fastidio la sua vicinanza, persino una pacca sulla spalla….o che mi guardi, o mifaccia un complimento; mi creda, ho cercato più volte di “vivisezionarmi”cercando una ragione…

Sono persino arrivata a immaginare che potesse essere stato luil’autore dell’abuso (!), ma io non ricordo nulla quando invece ricordoperfettamente la persona che ha abusato di me così come quel che ha fatto!!quindi perché questa mia repulsione? È possibile che possa, per qualche motivoa me sconosciuto, aver fatto una trasposizione? (probabilmente non è il termine corretto… ma nel senso disposato il fatto e invertito le persone); il non trovare risposte midilania…..più passa il tempo e più prendo distanze dai miei, fino quasi a sentirli come degli estranei e questo lo vivo molto spesso come senso di colpa.....lei mi sa dire in merito, se le è possibile?

La ringrazio fin d’ora Dottoressa.
Un caro saluto, M




Cara M.,
non è chiaro se stai continuando la tua terapia, perché se è così ti potrebbe aiutare molto a trovare pace.
Credo che ti aspetti troppo dai tuoi genitori reali, vivi; e credo che tu i conti debba farli piuttosto con quelli interiorizzati, psicologici. I genitori concreti alla tua età non hanno più nessun peso, o non dovrebbero, nella vita dei figli. Loro sono quello che sono, ma i figli cresciuti non devono loro più niente, se non affetto.
Il problema è che spesso si fa confusione tra la realtà e la realttà interna. A quasi quarant'anni non c'è più una mamma che tratta la figlia come fosse una bambina, ma una figlia che non riesce (vuole) a far cessare questa abitudine.
Non sono i genitori a cambiare, ma i figli. Mamma e papà resteranno sempre gli stessi, a meno che non siano loro a voler cambiare e nelle cose che solo loro decidono. I figli protestano e pretendono di essere visti diversamente, mentre sono loro medesimi a dovere essere diversi, grandi, prima di tutto.
Alla fin fine, cosa vogliamo dai nostri vecchi? spesso, che leggittimo la nostra adultità, che dovremmo leggittimarci da soli.
Tu sei adulta. Non c'è dubbio su questo, lo dice la tua data di nascita.
E da adulta sei tu a decidere della tua vita, compresa la scelta degli uomini.
Hai intuito bene, se c'è qualcosa di malamente ripetitivo c'è una nevrosi che si ripropone.
Credo tu sia invischiata nelle faccende familiari che non ti fanno vedere chiaramente le possibilità della tua vita.
Lascia perdere i tuoi genitori reali, lascia che vivano la loro vita come loro vogliono. Tu puoi fare lo stesso con la tua.
Ciò che invece puoi aggiustare è il tuo mondo interiore, fatto di brutti fantasmi e significati spaventosi. Devi trovare degli altri significati, dare al tuo passato un'altra scrittura, con la tua mano di donna.
Hai avuto una brutta esperienza da bambina, è una grande sfortuna con cui devi fare i conti. Eppure rispetto all'idea di "trasposizione" che ti sei fatta, ci sento puzza di Edipo. Sicuramente saprai di cosa si tratta, è un modello che ci arriva da Freud; da bambini viviamo un forte desiderio per il genitore di sesso opposto. Si tratta di un desiderio proibito, da eliminare dalla coscienza, un terribile tabù. Così terribile, che trasferiamo sul nostro genitore il desiderio: "mio padre mi desidera". Paradossalmente, ciò lenisce il senso di colpa: vero è che attribuisco l'onta a mio padre, ma è anche vero che mi salvo da un peccato impossibile da tollerare.
Ciò non esclude che le cose possano essere andate come tu dici.
In ogni caso hai bisogno di aria, e dunque di vivere la tua vita al di là di loro.
Concentrati su di te, e prova a smascherare i tuoi automatismi. Per esempio con gli uomini, devi riuscire ad alterare le ripetizioni, anticiparle, cambiare rotta. Lo puoi fare aiutata dalla psicoterapia e dalla consapevolezza. Nessuno ti impone più nulla e oggi sei tu sola a guidare le tue scelte. E' questa la reaponsabilità su di sé. Ora tu ce l'hai e non hai alibi. E' inquietante quanto splendido. La tua vita dipende da te, e questo è quanto. Terribile e bello. Sei libera e nello stesso tempo condannata alla libertà, come dice il buon Sartre.
Ora vai a comprarti un vestito nuovo, esci con una persona vecchia (conosciuta) e fai qualcosa di assolutamente inedito.
Un saluto caro.


 

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