Basic Joomla Menu

Troppo dolore per la morte di mio padre PDF Stampa E-mail

 

 




 

Spett.le
il 13 luglio 2014 e' morto il mio papà.
Io, non sono una ragazzina ho 42 anni e sono sposata con le preoccupazioni di tutti dal lavoro ai debiti, etc....
Il mio quesito è il seguente: gradualmente sta crescendo un dolore che temo che diventi intenso dovuto proprio alla perdita del mio papà di cui non ho mai accettato e giunta inaspettata.
Difatti, in famiglia io sono stata l'unica a non voler credere al responso mortale dei medici nei riguardi del mio caro papà.
Attendo un Suo gentile consiglio.
Grazie ancora,

B



Cara B.,

la morte di un genitore è dura, crudele, violenta. Ci mette di fronte alla caducità della vita, alla fine delle cose, delle certezze, al termine della vita da figli. Dice G. Bateson che esistono due fasi della vita, quella prima e quella dopo la morte dei genitori. Niente di più vero. Sarà così anche per tuo figlio, se l'hai o se l'avrai, perché per lui il genitore saresti tu. E' la legge della vita.
Il dolore non puoi scamparlo, devi passarci, attraversarlo, viverlo. Lo devi accogliere come un giusto passaggio della tua vita, nel quale scoprire di te cose probabilmente nuove, che non conoscevi, che non conosci.
Saprai capire da te se sarà giusto o troppo, se potrà armonizzarsi con il resto delle cose, con la dolcezza della malinconia e dell'amore, oppure se si prenderà il tuo spazio vitale trascinandoti altrove, nel baratro dell'oscurità e della depressione, con la violenza di qualcosa che non è in armonia con te stessa. Nel primo caso non hai altro da fare che accoglierlo, viverlo, piangere e sentire come la sofferenza sia l'altra faccia del sentimento. Nel secondo caso, invece, se il dolore si allontana dalla vita e dirotta verso l'autolesionismo, allora bisogna chiedersi cosa dentro di noi si è rotto, quale equilibrio malsano ci teneva in piedi; nello specifico, gli elementi patologici della relazione col genitore.
In conclusione, se il dolore per un lutto in se stesso non ha bisogno che di essere ascoltato e vissuto, al contrario una sofferenza che risulti mortifera necessita di un approfondimento; in questo caso ti consiglierei di rivolgerti a qualcuno che fa il mio lavoro, uno psicologo o uno psicoterapeuta.
Ultima cosa: non stupirti se non hai voluto accogliere la diagnosi funesta, ciò che ci fa soffrire terribilmente possiamo facilmente non ascoltarlo, e per quanto riguarda le parole: "Tuo padre sta per morire", sono parole inascoltabili.
 

Menu Principale