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Tristezza e incertezza PDF Stampa E-mail








Gentilissima dottoressa Di Mauro,
sono a chiedere un suo parere su di una situazione personale che mi sta lentamente corrodendo dentro e presto potrebbe portarmi ad escludermi completamente dai rapporti con il contesto in cui vivo.
Ho 21 anni, ho lavorato solo periodi saltuari, ora non più a volte penso di riprendere a studiare altre a fare corsi di formazione, ma poi tutto rimane nell'incertezza e non vedo alternative o prospettive nel mio futuro, sempre più spesso sono vittima di un malessere interno che mi costringe ad isolarmi dall'intero contesto in cui vivo.
Vivo coi i genitori e con una nonna venuta in casa da poco dopo la morte del nonno e quindi anche questa convivenza forzata con una persona che conosco poco, ( vivevano fuori regione), contribuisce a questo mio malessere in tutti gli ambienti in cui mi trovo, ora anche in casa.
I rapporti con i miei genitori di cui sono certo dell'affetto nei miei confronti sono sempre più sporadici e con la nonna inesistenti se non con le mancie che ricevo per le mie piccole spese.
con gli amici trovo sempre più difficoltà ad integrarmi e a fine anno ho avuto la conferma in quanto sono stato con qualche scusa escluso dal gruppo che ha trascorso il fine anno in montagna.
Non so a chi rivolgermi per ricevere un aiuto, le crisi di tristezza cominciano a farsi frequenti e mi fanno male, per un giorno o due sono fuori contesto, poi gradatamente mi riprendo e cosi per un paio di giorni vado avanti con alterni interessi poi ripetizione.
Non so come ringraziarla se vorrà in qualche modo darmi un consiglio, una dritta a chi rivolgermi professionalmente ( Psicologo, psicoterapeuta, neurologo, psichiatra o altro....)
di nuovo con gratitudine. L.
Ps. Sono Romagnolo e Milano mi è fuori portata.


Caro ragazzo,
mi colpisce il suo modo di parlare di se stesso, che esprime molto bene il senso di vacuità e caos che racconta.
Mi parla di lavori saltuari, e non mi dice i motivi dell'interruzione. Lo studio e la formazione li getta nell'incertezza, prima ancora di esprimerne una direzione, un senso. Anche i rapporti saltuari con la sua famiglia sono avvolti nel mistero: perché saltuari? lei cosa vorrebbe?
Dalla sua lettera traspare l'inquietudine del vuoto: di rapporti, di sogni, di speranze. E' come se il suo tormento avesse fagocitato la sua vitalità, la sua curiosità di vivere; sarebbe importante comprenderne il perché, capire cosa le accade, andare in fondo alla sua paralisi. Non sottovaluti la sua tristezza, che probabilmente l'avverte di qualcosa che nella sua vita gira storto, ma che potrebbe cabiare. Spesso le nostre sofferenze sono legate a schemi rigidi di difesa, e senza accorgercene non facciamo che ripetere all'infinito le stesse modalità autodistruttive che crediamo sianola nostra normale quotidianità, implacabilmente. Non è così: la nostra vita può cambiare e può diventare amabile, a condizione che riusciamo a illuminare, conoscere ed accettare le nostre ombre.
Se i suoi amici hanno preferito festeggiare senza di lei, non mi sembrano degli ottimi amici. Non faccia l'errore di colpevolizzarsi; provi piuttosto a chiedersi di quali persone realmente si vorrebbe circondare,a chi ha voglia di avvicinarsi, di chi si fida.
E soprattutto, si chieda veramente quali sono i suoi bisogni, i suoi veri desideri, i suoi piaceri.
Fra le tante possibiità di aiuto, la Psicoterapia mi sembra la strada migliore. Mi scriva la sua città e cercherò qualche riferimento valido, che le manderò in privato.
Auguri e buona vita
 

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