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Timidezza e problemi di relazione PDF Stampa E-mail

 

 



Gentile dottoressa Di Mauro, mi chiamo T., ho 35 anni e nonostante l'età combatto ancora con un grande limite della mia personalità.
Verso i 15-16 anni ho iniziato ad avere grossi problemi di relazione con gli altri. Una cosa che va aldilà della timidezza: un vero e proprio terrore (attacchi fobici) nello stare "in mezzo agli altri". é iniziato per me un lungo periodo di sofferenza, l'unico modo che avevo per difendermi da queste fobie era l'isolamento, il distacco nei confronti del mondo, senza però rinunciare a stare in compagnia. Credo di avere sofferto di una grossa depressione. Avevo pensieri terribili, angoscianti, squalificanti verso me stessa. Ero convinta di essere un'incapace. Alle superiori avevo problemi durante le interrogazioni tanto che nel giudizio preliminare all'esame di maturità i professori scrissero che avevo un carattere piuttosto riservato.  ho iniziato l'università, ma mi sentivo un pesce fuor d'acqua e non avevo grandi aspirazioni, per cui dopo un anno l'ho abbandonata.. il periodo di forte crisi è passato verso i 22 -23 anni, non ho avuto più attacchi fobici, e ho cominciato a guardarmi intorno,


avevo un lavoro poco gratificante per cui mi sentivo sprecata. Quindi a 24 anni ho ripreso i libri in mano con grande entusiasmo, ho superato il test di ammissione e ho iniziato il corso che ho concluso con il massimo dei voti e ono entrata nel mondo del lavoro a 27 anni. poi ho continuato con la carriera
universitaria, concludendo il bienno (sempre superando un test d ammissione) e concluso in bellezza con master. tutto con il massimo dei voti sostenendo esami orali senza alcuna difficoltà. Ho avuto diverse  storie più o meno lunghe, l'ultima è stata di otto anni ed è finita l'anno scorso (per fortuna) durante il periodo di convivenza durato 3 anni. Ora da poco tempo abito da sola , in un bilocale  in centro molto carino, lavoro, esco con gli amici(ereditati dalla mia storia precedente)e sono in parte soddisfatta di quello che faccio e di quello che sono (insomma, sono stata brava anch'io..), ma mi ritrovo a combattere con questo problema di relazione. è difficile spiegare tutto in poche righe. Dimenticavo, verso i 19 anni ho iniziato a soffrire di insonnia e di ansia generalizzata che non mi ha mai più abbandonato (io sono stata sempre un ghiro..e mi piace dormire).


Comunque mi chiedo perchè nel mondo del lavoro mi sento sicura, a mio agio, vigile e consapevole e i superiori non mi intimidiscono; mi sento bene insomma
mentre a livello sociale, sono timorosa, timida, evitante tanto da non riuscire a guardare le persone negli occhi...


Di recente ho conosciuto un uomo più grande di me di 5 anni separato con un figlio. dopo il primo incontro  mi ha detto  di avermi trovato rigida e trattenuta..ha ragione, TRATTENUTA, è così che mi sento ho fatto tre anni di psicoterapia (dai 30 ai 33 anni). Il motivo principale è che MI SENTIVO E PERCEPIVO INESISTENTE,ho sfatato molte convinzioni non funzionali, ma di fondo il problema è  rimasto (non credevo) e riemerge in molte situazioni.  sono evitante, ho ancora paura..ma di cosa? non mi stupisce se mi sveglio ancora con l'ansia nel corpo..che come lei dice è un segnale che ci comunica che qualcosa non va, anche se apparentemente non avrei alcun motivo. Non solo timidezza, ma anche imbarazzo di fronte agli altri..ma perchè?
come una bambina vergognosa, un atteggiamento infantile. mi fa arrabbiare, sono grande ormai, non posso avere paure simili.


La mia storia è lunga, come tutte le storie. Non c'è spazio per i dettagli.


Spero di essere stata comunque chiara. io mi sforzo, ma è un limite duro come il marmo. io non so più che fare per lasciarmi andare.

 

 

 

 

 

 

La timidezza, alla fine, ce l'abbiamo tutti. Nessuno escluso. Ognuno poi trova il modo per gestirla, reinvestirla, per controllarla, nasconderla, perfino usarla. E' una condizione dell'animo umano necessaria, connessa al rapporto intimo che si ha con se stessi, diverso rispetto a quello più distaccato, idealizzante, che si ha con gli altri.

 

Detto ciò, tu racconti di non essere riuscita ad investire la tua timidezza in modo meno invalidante. Al lavoro sei temeraria, coraggiosa. Nella vita privata "trattenuta".
Nel registro professionale può essere più semplice indossare un costume teatrale che rende più facile recitare la parte dell'individuo assertivo. Dico davvero: il ruolo, l'abito, la convenzione, l'immedesimazione, facilitano l'ingresso in un modo di essere reattivo, anche agli antipodi. Vale anche al contrario, per chi nel lavoro non brilla come nella vita privata.
Nel tuo caso mi pare di capire che le tue insicurezze sono più prossime al campo affettivo che a quello della performance, che sono profondamente legati ma possono subire scissioni come nel tuo caso.
Credo ti possa essere d'aiuto andare avanti con la tua terapia. Le cose più profonde si scoprono col tempo, quando siamo pronti a riceverle.
Immagino che qualcosa ti impedisca di abbandonarti ai sentimenti, alla vicinanza emotiva, alla relazione; non  parlo necessariamente di uomini. Quando siamo allagati dalla vergogna, tendiamo a tenere lontani gli altri, tutti. La vergogna è legata alla poca confidenza, o accettazione, delle nostre parti, diciamo, bruttarelle. Parti che abbiamo tutti, indistintamente, ma sugli altri possiamo o non vederle, o perdonarle, mentre su di noi ci sono insopportabili. Parlo di aspetti del carattere, di corporeità, di fantasie che ci fanno percepire come mostruosi, o diversi, o inadatti.
Mia cara, ciò che ti aspetta è un lavoro su questo, sui tuoi aspetti oscuri, così come sulle tue risposte adattive al tuo ambiente di origine, quanto ti sei appunto adattata, quanto ribellata, quanto evoluta.
E comunque...una lancia anche a favore della timidezza: così rifiutata, bistrattata, mal giudicata dalla vita metropolitana. Impariamo anche a rispettarla, perché, benché spesso sia una grande scocciatura, a volte ci avverte di qualcosa che non fa per noi,  per avere la quale dobbiamo mortificare chi siamo, facendo finta di essere altro.
Un caro saluto, tanti auguri, e buon lavoro su di te.
 

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