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Solitudine e tristezza PDF Stampa E-mail

 

 

 

Io non sono felice. La mia infelicità nasce dal non aver realizzato il desiderio di maternità, e dal non avere una famiglia tutta mia, dove coltivare sentimenti profondi e duraturi. 

Mi manca l'affetto e l'amore vero. Per adesso lo ricevo ancora dai miei genitori. Ma, a differenza di tanti single qui nel forum, non ho avuto la fortuna di poterlo sostituire con l'affetto amicale. Non ho amicizie così forti e presenti che mi facciano sentire amata e voluta. 

Come hanno scritto molte altre forumiste, quando gli amici si sono sposati, sono automaticamente spariti dalla mia vita. Hanno saputo delle difficoltà che ho attraversato negli ultimi 2 anni, solo una persona ha chiamato. Nessuno, dico nessuno, è venuto a trovarmi. 

Sono molto dispiaciuta, perché erano persone con cui stavo benissimo, ed avevo la sensazione che quei legami sarebbero durati per sempre. Sicuramente non con la stessa assiduità di quando eravamo tutti single o fidanzati.

Allora mi dico, dove posso attingere, in questa solitudine ed tra questi rapporti così mutevoli, l'amore e l'affetto che sono alla base della felicità?


Grazie

G.

 

 

 

 

Cara G.,

la vita è molto difficile, ma la vera questione è che non possiamo incolpare nessuno per questo. Possiamo fare la stupidaggine di credere di aver trovato dei colpevoli: i genitori, gli amici, i politici, il fato. E' una stupidaggine colossale, perché tanto comunque le cose intorno a noi non cambieranno di una virgola. L'unico potere che noi abbiamo nella nostra vita è nelle nostre manine.
Hai ragione, è molto doloroso quando gli amici di una vita si sposano e... spariscono. Magari scopriamo che hanno preso a frequentare altre coppie sposate, possibilmente con figli, e noi single non siamo più invitati. E' dura, e ti chiedi perché. Dove ho sbagliato, cosa ho mancato. Poi giungi alla conclusione che sono tutti cattivi, oppure che tu sei sfigata perché non hai una famiglia, o altre risposte sbagliate al ari delle domande.
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Quando siamo piccoli pensiamo di avere dei diritti: il diritto di essere amati, capiti, nutriti, di avere una casa, il copriletto nuovo, la paghetta settimanale. I genitori pensano a noi, e tutto va bene, Se però non ci amano abbastanza, non ci capiscono e si ammalano sono degli stronzi egoisti, che hanno osato pensare a se stessi e non a me. Poi cresciamo e gli egoisti sono gli amici, perché non sono leali, perché non si fanno sentire, eccetera eccetera. Senza pensare che chissà noi quante volte siamo stati egoisti, anche se non ce ne ricordiamo neanche una volta.
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Non sono gli amici a doverti salvare dalla tristezza. E neanche una famiglia. Sei tu, che devi smetterla il prima possibile di aspettarti qualcosa dagli altri e iniziare a fare qualcosa tu per te stessa. Per esempio cercarti nuovi amici, single come te, persone che possano condividere la vita con te per quella che è adesso, senza stare a giudicare o condannare quelli vecchi perché hanno cambiato vita, interessi e... amici. ripeto, la vita è complicata per tutti e ognuno cerca di arrangiarsi come può. Non possiamo arrabbiarci con qualcuno solo perché ha perso interesse per noi. O meglio, possiamo anche farlo ma a che cosa ci porta? quale vantaggio? A volte non è neanche così, resta l'affetto ma vengono a mancare le cose in comune, i discorsi in comune. E sai che ti dico? C'est la vie. Così è e non possiamo farci nulla.
In compenso però possiamo fare qualcosa per noi, per esempio smetterla di lamentarci e rimboccarci le maniche, per migliorare la nostra unica e preziosa vita.
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Sarò sincera con te. ok? come d'altronde lo sono sempre. Cosa ci fai ancora a "casa" coi genitori? (non so se vivi ancora con loro nella realtà, ma se l'affetto lo senti solo da loro per me è come se vivessi ancora con loro, almeno con l'anima). Dici di volere una nuova famiglia e non sei ancora uscita dalla prima. Dici di vivere nel rimpianto di non esserti sposata e non aver fatto dei figli, quando ancora sei figlia tu. So cosa stai pensando, che se avessi incontrato l'amore saresti andata via con lui. La mia risposta è che noi l'amore lo troviamo quando siamo pronti per trovarlo, altrimenti non lo vediamo neanche se ci passa sopra la testa. Non possiamo essere contemporaneamente figli e adulti. Il figlio diventa adulto quando smette di essere figlio. Che non vuol dire rinnegare i genitori, il significato è molto più profondo Vuol dire cavarsela, senza dare più colpe a nessuno e cercando soluzioni da sé, senza aspettare che ce le trovino gli altri,
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Comunque ti tranquillizzo subito, non sei certo l'unica. A dire il vero conosco pochissimi adulti, anche tra chi è genitore, anche tra chi a 80 anni e ha nipoti e pronipoti. Non è facile, anzi. Non ci riesce quasi nessuno, o almeno non completamente, per cui c'è chi diventa grossomodo adulto e indipendente con ancora alle spalle le rivendicazioni di bambino.
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La tua sofferenza è nobile, perché tutti noi abbiamo diritto di soffrire (in pace) quando la vita è dura. Ma se vogliamo onorare il nostro amore per la vita (ammesso che ci sia) dobbiamo cercare e trovare le nostre personali soluzioni ai nostri problemi, senza sperare che chicchessia ci dia nessuna mano. Allora sì che saremo pronti per scegliere le persone che vogliamo affianco e amarle, per quel poco (e già è tanto) che ci danno, senza prendere le misure rispetto a ciò che diamo noi (che è poco anche quello).
Fai qualcosa per te, una psicoterapia, un lungo viaggio, una rivoluzione. Fai qualcosa per cambiare la tua vita, anche e soprattutto concreta, e per carità esci dalla dimensione di figlia, altrimenti ci morirai.
Un caro saluto e augurio di cuore.
 

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