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Disturbo del deficit dell'attenzione e iperattività PDF Stampa E-mail







Salve,
sono padre di un ragazzo di quasi 16 anni che mostra notevoli problemi di apprendimento scolastico e comportamentali. Fin dalla scuola primaria ha mostrato i sintomi del disturbo del deficit dell'attenzione e iperattività (poi diagnosticato dal massimo esperto italiano di questo disturbo, quattro anni fa). Nel frattempo mia moglie è deceduta (3 anni fa) per un tumore al seno, ma questo non sembra aver alterato, nel bene o nel male, la situazione di mio figlio. Ha sempre avuto grosse difficoltà a scuola, è stato bocciato in prima media. Ora, al 1° anno di superiori, penso verrà bocciato ma come sempre non sta facendo nulla per evitarlo. A mi avviso il problema risiede soprattutto nella sua grande immaturità e nel suo deficit dell'attenzione.
Tutto sommato è un bravo ragazzo, ancora un po' ingenuo e che si lascia trascinare dall'istinto.
E' stato spesso seguito da psicologi e psicoterapeuti. Per il prossimo anno scolastico puntano a recuperarlo dal punto di vista dello studio, facendolo seguire tutti i pomeriggi (lui naturalmente non vuole). Io penso però che se prima non si risolve il problema comportamentale servirà a poco. In alternativa ci sarebbe la soluzione farmacologica, naturalmente seguito da uno specialista.
Cosa ne pensate?
Grazie per aver letto questa mail e per l'eventuale risposta. B.



Caro B.
la domanda finaleche lei pone apre dibattiti decisamente controversi. Usare o non usare la soluzione farmacologica?
Ci sono studi che evidenziano il carattere ereditario del "disturbo caratteriale" o comunque connesso alla morfologia del cervello, che potrebbero facilmente spingereverso un trattamento di questo tipo. Tuttavia, per quanto mi riguarda devo confessarle il mio disappunto, soprattutto in giovane età.
Ognuno psicologo o psicoterapeuta può scegliere il modello di intervento che più si adatti alla sua struttura di personalità. personalmente cerco di ricorrere alla collaborazione della psichiatria il meno possibile; ovviamente ci sono circostanze in cui la farmacologia è fondamentale, addirittura salvifica, però amo la fiducia verso l'autoguarigione dell'organismo, e per me è la strada in assoluto preferenziale.
Detto questo, mi rendo conto che lei ha ragione quando dice che qualsiasi tentativo di "supporto scolastico" possa essere fallimentare, se prima il ragazzo nontrovi un suo equilibrio interno.
Temo anche che essere "troppo seguito" possa essere poco efficare. Probabilmente avrebbe bisogno di un riferimento con cui aprirsi e di cui fidarsi. Troppi "psicologi e psicoterapeuti" potrebbero avere un effetto negativo, rafforzando le difese nevrotichee l'aggressività.
Probabilmente suo figlio dovrà trovare un modo alternativo, il proprio, di stare nel mondo. Non necessariamente dovràcoincidere con le solite aspettative sociali, fatte di ritmi, di attività, di risultati mediamente attesi. Credo sia importante aiutarlo a scoprire le sue opportunità e le sue qualità, il suo modo personale ed originale di investire le sue energie. "Immaturità" è un giudizio che rende suo figlio inadeguatoal vivere in questa Terra. Forse la sua "ingenuità" è tale per i nostri schemi, ma per luipotrebbeincarnareun altro significato.


Quello che sto cercando di dirle, è che potreste cercare di attenuare l'invasione di esperti che cercano di renderlo uguale agli altri,e piuttostoaffidarlo ad un unica figura diriferimento che possa aiutarlo a trovare il suo spazio nel mondo,accoglierlo per quello che è, e valorizzarlo nelle sue caratteristiche uniche.
Spero di esserle stata d'aiuto. Se vorrà, sono disponibile per ulteriori riflessioni.
Cordialmente

 

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