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Il rapporto tra madre e figlia femmina Stampa E-mail






Salve.
Ho 49 anni, sono mamma di tre figli ma non riesco ad avere un rapporto sereno con mia mamma.
Ho un fratello maggiore di 2 anni e mezzo che è il cocco della mamma.
Mi porto avanti questo "non affetto" da parte di mia mamma da sempre.
Mi sono sempre sentita dire: "guarda che bravo che è tuo fratello" "visto che voti che porta a casa tuo fratello" e tante altre vessazioni psicologiche, al tal punto da distruggere la mia autostima.
Tant'è vero che a scuola ero mediocre e che una volta completata la prima parte delle scuole superiori (Segretaria d'azienda) mi sono diplomata, einvece che proseguire nel mio intento di diventare puericultrice,
ho iniziato a lavorare come impiegata anche se la contabilità la odiavo e a 27 anni mi sono sposata ritirandomi dal lavoro non appena nata la prima figlia.
Mio fratello non ha fatto nemmeno lui molta strada. Hamollato l'Università perchè ha avuto un principio di esaurimento nervoso, ma se io sono stata classificata come la figlia che non ha voluto impegnarsi, mio fratello secondo mia madre è solo un ragazzo sfortunato che non ha trovato la sua di strada.
Tutt'ora, mio fratello poverino (!!!) secondo mia madre ha tutti i problemi di salute del mondo per un pò di mal di stomaco e difficoltà a digerire. Tale madre tale figlio.....................
Mentre io che 2 anni fa mi sono procurata una frattura trimalleolare e poi una lacerazione del tendine al braccio dx "devo" superare tutto come niente fosse.
E' vero che ho un carattere forte, ma non riesco ad accettare questo innalzare mio fratello su un piedistallo e lasciare me nemmeno in terza posizione ma in fondo in fondo al carro.
La ringrazio per l'importanza che vorrà dare a questo mio "sproloquio".
Susy




Cara S.,
il "cocco maschio" della mamma è un brutto problema che affligge molte figlie femmine. Di fronte a lui, al fratello amato, io divento invisibile, indegna, senza valore. Lui ha diritto ad un amore incondizionato, io per avere un grammo di attenzioni devo fare le fatiche di Ercole. Lui va sempre bene qualsiasi cosa faccia, io non vado mai bene, qualsiasi cosa faccia. Una vita passata a sentirmi "non all'altezza" dell'amore di mia madre: se mia madre non mi accetta, io non valgo. Così divento grande, ma il cuore mi rimane fermo all'infanzia, mal nutrito, arido, pieno di solitudine e senso di rifiuto.
Eppure, cara, le voglio dire questo. Una mamma, una femmina, di fronte ad una figlia femminasi rispecchia e dice: "io me la cavo, quindi lei se la caverà". Paradossalmente, nonstante questo sarà poi la causa di un dolore che ci porteremo appresso tutta la vita, nostra madre si fida, e non sente l'esigenza di prendersi cura di noi. Incoscientemente, proietta sulla filglia se stessa; così facendo l'essere "uguali" la tranquillizza e le fa rivolgere le cure e le attenzioni al maschio, povero essere indifeso e bisognoso a rischio delle insidie del mondo e incapace di difendersi.
So che è paradossale, ma la madre ripone maggior fiducia nella figlia femmina e per questo tende a trascurarla. Al contrario, e spesso causando altrettanti danni, ha meno fiducia nel genere maschio, sconosciuto mondo a volte sottovalutato dalle madri, e lo ossessiona di cure.
Provi a chiedere a suo fratello quanto le attenzioni di sua mamma gli abbiano giovato. Se la risposta sarà negativa, suo fratello è sano. Purtroppo, soprattutto in Italia, anche in città "nordiche" come Milano, come Trento, o Torino. ci sono sempre più maschietti ossessionati da madri troppo affettuose e poco fiduciose. Non so, ovviamente, se sia il caso di suo fratello, mi auguro di no. Ma questo è il quadro, e glielo dico per avvertirla di non cadere nella trappola del pensare che l'espressione estrema dell'amore sia sempre positiva e senza prezzo.
Anche lei ha pagato un prezzo alto, perché non si è sentita amata e ora è arrabbiata, perché la sua autostima non ha basi su cui elevarsi.
Pensi a quanto è stata brava ad arrivare dov'è arrivata, a cavarsela da sola, a far tre figli, ad avere la consapevolezza dei suoi limiti e delle sue fragilità. Pensi a dove potrà arrivare, quando finalmente guarderà sua madre, come donna, anch'essa fragile, forse poco "amata" da sua madre, e la amerà così come è, umana, fallibile, pasticciona, e soprattutto convinta di aver fatto il meglio per i propri figli. Quando non sentirà più l'esigenza di recriminare l'amore che non ha avuto, allora lei, cara S., si sentirà libera: libera di amare sua madre, libera di essere amata da sua madre così come ella può. Ha fatto del suo meglio: e non è detto che il suo meglio sia buono per lei, ma comunque non avrebbe potuto far di più.
Questa non è una questione di preferenze, né di amore, ma di comportamento. I genitori cercano di dare ad ogni figlio quello di cui secondo loro egli ha bisogno. La maggior parte delle volte...sbagliano! e cosa facciamo? li odiamo per questo? li ammazziamo? no, possiamo diventare adulti e amarli per come sono. Fallibili, appunto.
Suo fratello, per sua mamma, è "poverino" perché digerisce male. Al contrario, reputa ovvio e normale che lei se la cavi facilmente per cose ben più gravi. Pensi quanta poca fiducia e quanta preocupazione nutra per suo figlio e quanta fiducia e stima abbia della figlia.
Guardi le cose diversamente, e tutto sarà diverso.
E provi a comportarsi diversamente anche con sua mamma. Cambierà anche lei nei suoi riguardi.
E se vuole...tra qualche tempo mi racconti com'e andrà.


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Ho letto attentamente la sua risposta, e sono fondamentalmente d'accordo con lei, ma mia mamma è stata amata da mia nonna, perchè nei suoi racconti la elogia e dice che nonostante mia nonna avesse un attività commerciale, trovava il tempo di prendere la corriera e farsi 20 km per andarla ad aiutare quando noi eravamo piccoli.
Mia mamma, (mi sono dimenticata di dirlo nella precedente lettera) mi ha aiuitata ben poco con i nipoti nonostante abiti a 5 minuti da casa nostra.
Non dimenticherò mai quella volta che tornati dalle vacanze al mare, siammo passati a salutare i miei genitori e su insistenza di mio padre lei ha preparato la cena per i due nipoti e io e mio marito siamo rimasti in corridoio come due estranei e ce ne siamo dovuti andare a casa senza cena per poi ritornare a riprendere i bambini.
Quindi non è il solo fatto che mio fratello è su un piedistallo è proprio la sua indifferenza nei miei riguardi per tante tante e tante cose non avute. Magari non dovute ma certamente gratificanti per l'anima.
Ultima cosa per non essere indiscreta, ora che i nipoti sono grandi, 22 - 18 - 13 anni e non la vanno più a trovare perchè comunque mia mamma sa solo parlare di sè e raccontare di come sia piena di "magagne" vere o presunte brontola che ormai i nipoti l'hanno dimenticata. E lei cosa fa per farsi ricordare?
Scusi per averle rovesciato adosso ancora i miei malumori ma ci sono delle volte cheanch'io vedo tutto nero.
Grazie.
Cordiali saluti




Povera cara! che brutti ricordi. Immagino quanto possano logorare ancora le sue giornate. Sono cose che segnano per sempre.
Con gli anni e col mio lavoro ho capito che non esistono colpe. Ognuno ha i suoi dolori da smaltire. Chissà...magari sua mamma, dietro l'elogio,ha avuto troppe attenzioni materne? soffocanti? o forse suo papà aveva una predilizione per lei, e sua madre ne era gelosa? o chissà cos'altro? La cosa che deve accettare, cara Susanna, è che purtroppo per certe coseforse non avrà mai una vera spiegazione. Quello che lei può fare, però, è trovare la sua serenità al di là di sua madre, e accettarla così com'è. Accettare, soprattutto, che i genitori siano imperfetti, e che a volte facciano scelte ai nostri occhi assurde. Per loro non lo sono, e hanno tutto il diritto di farle, anche di sbagliare. Non ci sono istruzioni per vivere, siamo tutti autodidatti.
Siete due persone diverse; lei può avere una vita diversa da sua madre, può essere una mamma diversa. Anche lei farà degli errori, e i suoi figli se la caveranno. Noi abbiamo risorse inaspettate per far fronte al dolore. La prima cosa da fare è accettarlo, senza rimuoverlo. Stare con lui e dargli dignità. Che lei veda tutto nero e sia triste, è un suo diritto. Poi, si può uscire dal dolore: piano piano, leccandosi le ferite e aspettando una rimarginazione vera, profonda. Ha mai pensato di farsi aiutare? io lavoro a Milano, ma se mi dice dove vive forse posso consigliarle qualche bravo collega; oppure potrebbe rivolgersi alle ASL della sua città. Un aiuto sarebbe molto prezioso, per ricucire la sua identità e superare il dolore che la accompagna da sempre. Anche un bravo reflessologo o un naturopata potrebbero darle aiuto, soprattutto se lo accompana allo joga. Trovi la sua modalità più compatibile, ognuno di noi è fatto a modo suo; ma non trascuri la possibilità di trovare se stessa in una identità diversa, che non sia quella della "figlia poco amata". Chi è Susanna? S. è il suo dolore, la sua storia, la sua sensibilità, e anche infinite altre cose.




Dott.ssa Zaira Di Mauro

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