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Quando è il momento di rivolgersi ad uno psicoterapeuta PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Salve dott.ssa, volevo chiederle se c'è un momento giusto per rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Sono sempre stato un ragazzo pieno di dubbi e domande, e ho convissuto con questa mia natura fino ad oggi che ne ho quasi 41. Ultimamente però mi sono successe delle cose che mi hanno destabilizzato ancora di più, e credo mi sia venuto il desiderio di andare più a fondo di me stesso.

Molti anni fa, avevo 17 o 18 anni, avevo avuto una breve esperienza con uno psicologo, ma parlare di me mi faceva stare male e avevo interrotto.

Oggi che sono un uomo forse potrei sopportarlo...

Volevo chiederle anche se è possibile, visto che vivo a Sesto San giovanni e lavoro a Milano, fare una o due sedute con lei, o con un suo collega maschio. appunto per capire se davvero me la sento di affrontare una psicoterapia. Grazie.

F.

 

 

 

 

Con questa rispondo anche a C., che mi ha scritto ponendo più o meno la stessa questione.

 

Non esiste un momento giusto in assoluto, però esiste il proprio momento, in cui la persona intuisce di potersi mettere in gioco in modo nuovo.

Di solito questo accade quando la sofferenza o i comportamenti sintomatici diventano troppo ingombranti rispetto alla vita, quando cioè la persona non riesce più a barcamenarsi nel dolore o nell'ansia.

Altra situazione, quando il desiderio di conoscersi in profondità supera la paura di scoperchiare le proprie zone oscure.

In entrambi i casi direi che il momento giusto è quando sorge la domanda stessa, quando iniziamo a dirci: "Ho bisogno di aiuto".

 

In realtà, per quanto possa sembrare strano, è un momento raro e difficile. Tutti, in un certo senso, possiamo aver bisogno di aiuto per conoscerci meglio, perché -dal'interno- il nostro monologo interiore non è sufficiente a darci spiegazioni su chi siamo.

Tuttavia non è detto che di questo bisogno ne abbiamo consapevolezza.

Ci sono molte persone, davvero tante, che non esprimono i loro pensieri o i loro tormenti a nessuno, neanche all'amico più caro o al partner, ignari di quanto invece parlare sia importante e salutare.

Puoi immaginare quanto per costoro sia lontana l'idea di rivolgersi ad uno strizzacervelli. Per questo ti dico che il "moomento giusto" è quando sorge alla coscienza la frase: "Ho bisogno di aiuto"; senza di lei, non c'è disponibilità interiore ad essere aiutati.

 

Parlare di sé, in profondità, è sconvolgente: tanto salutare quanto difficile, faticoso, imbarazzante, a volte violento. Eppure è il primo passo verso la "guarigione", perché porta luce dove c'è tenebra, inferno.

 

Ciò che ti è accaduto da ragazzo non mi stupisce affatto; mi colpisce invece la lucidità con cui lo racconti, perché non è facile comprendere la fatica nel parlare di sé.

Quest'esperienza può insegnarti che il momento giusto è quando sei disposto ad accogliere con amore questa fatica, o almeno con coraggio. Con una garanzia tranquillizzante: che sei tu a stabilire i tempi e i modi delle parole, e via via che queste arrivano, la vita diventa sempre più dolce e buona.

 

L'idea di fare una o due sedute per iniziare mi sembra buona; forse il numero ideale è di tre, che ti permetterebbero di avere un'idea guida di cos'è la psicoterapia.

Devo prima capire se per te sia meglio lavorare con un uomo o una donna. Scriviamoci in privato, eventualmente ti indirizzo al mio collega da subito.

 

Intanto, un caro saluto.

 

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