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Psicoterapia: bacchetta magica? PDF Stampa E-mail



GentileDottoressa,

tempo fa mi sono imbattuta per caso nel suo sito Internet e da allora leggo le risposte che fornisce agli utenti, interessanti e apportatrici di spunti di riflessione. Peraltro mi sembra davvero molto bello questo spazio che lei mette a disposizione di coloro che desiderano una parola di conforto, un suggerimento,un’opinione.

Noto che in diverse occasioni lei consiglia di rivolgersi ad uno psicologo / psicoterapeuta per la risoluzione delle difficoltà che vengonodescritte ed in effetti la strada da seguire, in molti casi, sembrerebbe essere proprio quella. Però le vorrei brevemente sottoporre la mia vicenda e la mia perplessità.

Sono in terapia da 5 anni, i miei problemi sono gli attacchi dipanico ed un pervicace senso di ansia che si manifesta anche con fastidiosisintomi fisici (vertigini, capogiri). Purtroppo non posso dire di esseremigliorata granché, nonostante questo lavoro psicologico, nonostante l’impegno,la voglia di capire “come funziono” e qual è la causa delle mie difficoltà. Hoavuto modo di approfondire alcuni aspetti ma la mia impressione generale è che,con la mia psicoterapeuta, si continui a girare intorno senza riuscire a centrare effettivamente ilpunto (o i punti).
Limite mio, che non voglio inconsciamente avvicinarmi alcuore delle questioni ? Può darsi. Limite della Dottoressa, che non riesce ad accompagnarmi adeguatamente ? Anche qui, può essere. Limite di “noi” come coppia terapeutica chenon funziona appieno? O solo una questione di tempo, magari a me servirannodieci anni per arrivare ad un risultato, quando ad altri basta meno tempo?

Ciò che so è che sono delusa, le mie paure nell’affrontare situazioni potenzialmente generatrici di attacchi di panico sono ancora tutte lì e le evito. Amavo viaggiare, ora ho difficoltà ad allontanarmi dalla mia città, inquesti 5 anni non sono neppure riuscita a trovare il coraggio per provare arisalire su un treno. “Perché non prova a cambiare terapeuta ?”, mi chiederà lei. Temo che, interrompendo, non avrei più voglia e motivazione di ricominciare d'accapo con qualcun altro; inoltre sono anche affezionata alla mia Dottoressa, mi dispiacerebbe perderla.

Ciò chevorrei esprimere qui è che molte volte, non dico da lei nello specifico ma ingenerale dagli addetti ai lavori la psicoterapia è presentata come una sorta di bacchetta magica in grado di risolvere certamente i disagi psicologici. In realtà io credo sia più correttospecificare che la psicoterapia è innanzitutto un’opportunità, non è detto chesia efficace, è un percorso difficile per entrambi i protagonisti, le variabiliche si innescano in ogni relazione sono poco prevedibili e dalla loro comprensionee capacità di “conduzione” dipende, anche, il buon esito della cura.

La ringrazio se vorrà esprimere qualche suo pensiero in merito. La saluto con molta cordialità.



Ti voglio ringraziare per questa lettera, perché mi permette di prendere un tema fondamentale.
Quello che dici è vero, la terapia è un'occasione, non una magia. E' l'occasione che abbiamo per confrontarci con le nostre falle esistenziali, col nostro dolore, con la vulnerabilità. Non è affatto detto che ne usciremo liberati. Non è detto niente. E' un'avventura a due (come dici) che necessita di un grande impegno da entrambe le parti e che dovrà scontrarsi con una serie imprevedibile di difficoltà, tra le quali gli effetti della relazione terapeutica stessa.

Ci sono persone che si rivolgono allo psicoterapeuta per, senza averne consapevolezza, garantirsi la conferma di essere 'senza speranza', perché il loro bisogno nevrotico è di punirsi e soffrire. Sono esempi difficili; eppure in ogni caso , in ogni soggetto, c'è un grammo di autentica voglia di scrollarsi di dosso gli automatismi, ed è su questo che punta la psicoterapia. Non sempre ce la si fa, a volte il paziente molla prima, e il terapeuta dovrà accettare la frustrazione che per metà del lavoro non può avere alcun controllo sulla situazione. Poi, ci sono gli errori terapeutici, inevitabili perché siamo umani. C'è il controtransfert, che può essere un ostacolo o uno strumento, e non sempre è facile individuarlo. Ci sono molti fattori che possono rendere ostico il lavoro; per prima, la nevrosi del paziente, che essendo adattiva è tenace e per nulla intenzionata a suicidarsi.

Quindi?
Quindi bisogna mettere sul piatto qualsiasi cosa, qualsiasi dubbio, pensiero, emozione, anche quelli che riguardano la terapia e la relazione terapeutica. Ogni cosa può aiutare.Bisogna essere onesti, entrambi. Bisogna andare a guardare negli antri, nelle insenature del transfert, negli spiragli di consapevolezza. Bisogna dire e dirsi ciò che è. Parlare delle difficoltà e dei dubbi. Sforzarsi di vedere l'invisibile. E soprattutto, accogliersi nei propri tempi e nelle proprie difficoltà.

Se ancora sei affezionata alle tue nevrosi, avrai i tuoi 'buoni' motivi. Evidentemente non sei ancora pronta per farne a meno. Saperlo e accoglierlo come propria verità, fa parte della cura. Ma fa altresì parte della cura affrontarlo e capire perché.

A volte possiamo affezionarci al nostro terapeuta proprio perché abbiamo trovato il modo di andare avanti senza cambiare. E' comunque una presenza rassicurante, una sorta di riferimento, ma in realtà non lo utilizziamo come vero strumento per vedere meglio. Anche quello può essere detto. Tu racconti di essertene affezionata. Appunto. L'hai messa forse in un ruolo non pericoloso, non stravolgente; diciamo familiare. Evidentemente hai ancora bisogno di questo. Prova a fare un passettino in avanti, e a capire perché hai delle resistenze. Concentrati sul rapporto con lei, parlagliene, vai a fondo.

Ci sono alcune occasioni in cui effettivamente la coppia terapeutica si aren o non funziona. Sono rare e bisogna averne diffidenza, altrimenti si passa la vita a cambiare e uccidere terapisti. Tuttavia può accadere, ed è una cosa che si può capire. Per esempio ci può essere un'antipatia immediata, un incrocio di transfert e controtransfert improduttivo, una empasse magari legata a noi terapeuti che non abbiamo risolto ancora certe questioni nostre e queste si incrociano con le vostre (ripeto: siamo umani). In tal caso va bene cambiare. Ma se dopo due 'psi' di seguito non sono ancora soddisfatto e non riesco prendere niente da loro, allora la questione è un'altra.

Ogni psicoterapeuta può darci qualcosa, non tutto.
Ma anche poco, può essere tanto.

Spero di averti risposto.
Un caro saluto.
 

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