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Psicofarmaci, psicoterapia, e...tanto coraggio PDF Stampa E-mail

 

 

Sono in cura psichiatrica da ottobre 2012 sul foglio di dimissioni c'era scritto stato ansioso, lo psichiatra mi ha consigliato di fare anche un percorso psicoterapeutico per cercare di capire meglio me stessa. dopo un periodo ( TRE MESI ) da quando sono uscita dall'SPDC ho cominciata a rialzarmi dal letto e a stare un pò meglio. Ma da qualche giorno purtroppo mi ritorna l'angoscia che tutto prima o poi ritorni come era prima.

Sto prendendo ZArelis da 75 mg la mattina assieme a Depakin 1/2 cp da 500 mg mattina e sera con 1/2 cp sempre la sera di Rivotril da 2 mg. Sono alla 4° seduta psicoterapeutica.


E' normale che mi sento in questo modo?

 

 

 

 

Sì, è normale. Il dolore non se ne va con una passata di spugna. Il farmaco fa la sua parte, ma non può sostituirsi a te.
Sei nelle mani di uno psichiatra in gamba, se ti ha consigliato una psicoterapia. La collaborazione tra le due figure è la strada migliore. Però non devi credere che la psicoterapia sia risolutiva in tempi brevi; ci vuole tempo, il tempo di cui il tuo organismo ha bisogno per ristabilire un nuovo equilibrio.
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Ti spiego meglio.
Mentre il farmaco agisce a livello della tua fisiologia, la psicoterapia, in un certo senso, rivoluziona il tuo senso di identità, il tuo sistema di identificazioni irrigidito in una posizione che ti causa sofferenza. Piano piano, ha il compito di smontare certe rigidità e portarti a concepire la tua esistenza in un modo più vicino a ciò che per te è giusto. Immagina di essere in gran parte determinata da fattori e da forze che ti fanno vivere come una marionetta, senza che tu possa sentire il potere di cambiare la rotta. Sono le forze che appartengono al passato, alle parti oscure di te che non conosci e che devi portare alla luce. Per questo ci vuole tempo, un tempo che (ti sembrerà strano e assurdo) lo "decidi" tu, non il tuo terapeuta, anche se non te ne rendi conto. Per abbandonare i nostri vecchi modi di essere ci vuole un tempo che dipende dal nostro attaccamento a loro, attaccamento inconsapevole che rende imprevedibile la durata della cura.
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Anzi, ti dirò una cosa abbastanza sconvolgente: inizialmente la psicoterapia può dare l'impressione, a volte, di acuire l'ansia. O meglio, può succedere all'inizio, in mezzo, alla fine. Anche questo non possiamo saperlo a priori. Scoperchiando le parti nascoste di noi, aumenta la paura. Ma bisogna resistere, perché è una destabilizzazione temporanea, una fatica che darà grandi risultati, per sempre. Per questo ci vuole tanto coraggio e tanta fiducia.
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Vai avanti con le tue sedute, parla con il tuo psicoterapeuta di quello che ti accade, esprimi qualsiasi cosa ti succede.
E...resisti. Anche strisciando, resisti.
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Un caro saluto e auguri per la vita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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