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Poco sesso PDF Stampa E-mail




Buongiorno,
vorrei chiedere un supporto per capire la natura di una situazione che vivo come problematica: ho 34 anni e da poco più di un anno ho una relazione (lui ha 43 anni); da diversi mesi vivo con una certa frustrazione il crescente calo di desiderio/attrazione del mio partner nei miei confronti. Parlo più che altro in termini quantitativi, anche se non escludo possano esserci sfumature qualitative che non vedo o non voglio vedere.
Ho affrontato più volte ed in diversi modi l'argomento, ma la giustificazione è sempre legata a fattori esterni (inizialmente il lavoro ed ora alla preoccupazione per un grave problema di salute della sorella del miocompagno).

Il sentimento tra noi è forte, non ho dubbi o insicurezze a riguardo, ma credo che una vita sessuale insoddisfacente possa rovinare quello che abbiamo costruito. E nemmeno voglio convivere con la "paranoia" di non essere abbastanza attraente per il mio uomo, o di non essere capace di sedurlo, cosa che sta succedendo.

Sono confusa perchè prima di tutto non riesco a capire se questa situazione possa essere definita un problema, e se lo è non saprei di che tipo e quindi come approcciarlo: relazionale di coppia? sessuale di coppia? sessuale individuale?...

Spero possa aiutarmi a capire in che direzione muovermi per crcare unasoluzione o per lo meno per chiarirmi le idee.

Grazie mille



Il fatto che lei mi scriva su questo tema è indice di due cose: la prima è che lei ha notato un cambiamento e questo la far star male; la seconda è che ne ha consapevolezza, cosa affatto scontata. Anzi, su certi aspetti così delicati della vita amorosa, facilmente si chiudono gli occhi.
Non escludo che il suo compagno sia davvero distratto da altri pensieri: perché la sessualità sia vissuta serenamente, è importante un clima di fondo altrettanto sereno, o quantomeno non invalidante. Pensieri di malattia, sofferenza, preoccupazioni, possono inficiare il desiderio di godimento e benessere, che per il sesso è fondamentale.
Tuttavia questa potrebbe non essere l'unica causa; potrebbero esservene delle altre di cui non è detto che il suo uomo sia cosciente. Da quello che leggo, avete cercato di parlarne, ma senza che le cose dette l'abbiano rassicurata. Come lei stessa dice, eviterei di entrare nel labirinto dei pensieri paranoici, che non portano a nulla. Mi sento piuttosto di darle una sorta di consiglio: provi ad aspettare qualche tempo, durante il quale sorvolare completamente sul discorso, per evitare di cristallizzarlo come "problema", cosa che renderebbe tutto molto più difficile e creerebbe aspetttive, ansia da prestazione, delusioni e cose simili. Potrebbe accadere che la cosa si risolva da sé, spontaneamente.
Nel caso invece non dovesse risolversi, allora riprenderei l'argomento più seriamente, se dovesse servire anche chiedendo la consulenza di un esperto, in modo da fare emergere eventuali punti oscuri, non detti, non consapevoli. In tal caso potrebbe esseresufficiente una terapia di coppia; nel caso emergessero temi individuali, sarebbe il terapeuta stesso a sottollinearli e si potrebbe pensare ad una soluzione.
Mi sento di dirle di provare ad avere fiducia; se ci sono sentimenti d'amore, questa è una base ottima per trovare soluzioni.
La cosa essenziale, in una coppia, è essere in due, complici, non nemici, pronti ad accogliere l'altro nelle sue debolezze e a manifestare le proprie.
Un augurio caloroso
 

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