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Paura di guarire PDF Stampa E-mail








Gentile dottoressa, mi sento ad un bivio, tra il vecchio e il nuovo. Mi sto rendendo conto che fino adesso sono vissuta in un mondo del tutto fittizio e che la causa di questo è una profonda illusione che ho coltivato fin da bambina e che mi ha impedito di realizzare tantissime cose, sia materiali che spirituali. sono in psicoterapia da due anni e la profonda lacerazione che sentivo nel profondo dell'anima si è ridotta, inizia a scomparire e da quando me ne sono accorta mi stanno capitando momenti di grande confusione. sono dovuta ricorrere ad uno psichiatra (la prima volta in vita mia) che mi ha detto che sto arrivando alla risoluzione del mio problema, ma che questo mi comporta paura e ansia perchè non so ancora bene di cosa si tratta. Mi ha dato dei farmaci per potere andare avanti con la psicoterapia e poterla ultimare (abbassano l'ansia e la paura)

Perché abbandonare un illusione costa così fatica e paura? il cambiamento, lo sento, è benefico; ogni giorno che passa scopro nuove cose sempre più vicine al mio vero essere, ma questo mi provoca anche tanto disagio perchè mi dico "ma chi sono stata fino adesso?", erano cose false, non sono quei pensieri lì, ma non so ancora chi sono. non so se definirlo cambiamento, più che cambiamento io sento tutto questo come una "normalizzazione" del mio modo di vedere le cose, ma ancora il vecchio è attivo e ho capito di essere immersa in una profonda illusione. tutto questo si accompagna con la rimarginazione di un'antica ferita che sentivo nel petto con violenza. so che tutto questo è positivo, ma mi chiedo perchè è così faticoso e ansiogeno? ogni giorno che passa si aggiunge qualcosa di nuovo, e questo processo così intenso dura da un mese e mezzo circa. che questo processo ci è sempre stato in forma meno eclatante e io non me ne sono accorta?? o sta iniziando solo adesso?? la mia terapeuta la vedrò tra 15 giorni e io ho bisogno di parlarne con qualcuno.

Spero che mi farà sapere che ne pensa. Mi hanno colpito le sue risposte alle persone che le scrivono e come lei affronta le problematiche poste.

Grazie infinite




Cara ragazza,la tua questione è una delle questioni fondamentali dell'esistenza: l'angoscia per il cambiamento. Il primo cambiamento losubiamo quando veniamo catapultati in questo mondo violentemente e all'improvviso, a partire da un idillio simbiotico quale quello della pancia di nostra madre. In questo mondo cerchiamo soluzioni creative per sopravvivere, e per quanto siano vitali, certe soluzioni lasciano segni pesanti.
Probabilmente, l'illuione di cui parli è stata la tua soluzione. Ha avuto 'impotanza di farti crescere alla meno peggio, e ora che ha avuto il suo tempo e che non ti è più utile, anzi è un ostacolo, vuoi trovare altre soluzioni, e sono proprio quelle che stai cercando, trovando, prossime, ad un passo.

Ma la paura di ciò che ci aspetta è sempre una potente forza contraria e oppositiva. Quando veniamo al mondo siamo fisicamente pronti per uscire e inadeguati per restare, se restassimo lì moriremmo. Ci aspetta la vita fuori, il mondo pieno di odori, colori, sapori. Eppure la prima sensazione che avremo sarà di soffocamento, perché non sappiamo ancora respirare.
Sai cosa accade a tanti miei pazienti che stanno per accedere a verità proprie sotterrate? o peggiorano, o si ammalano, o mollano per settimane rifugiandosi in motivazioni quasi sempre apparentemente inevitabili e improrogabili. Poi ritornano, un po' regrediti (in superficie, momentaneamente, come per mettere una pausa) oppurepiù preparatial passaggio. Spesso niente di tutto questo è consapevole. Lo diventerà.
Tu sembri cosciente di ciò che tai vivendo. Addirittura fin troppo, attenta a non farlo diventare un materasso, una risposta intellettuale alla tua paura. La paura ha dei tempi estremamente soggettivi, e non c'è un ritmo giusto. Ciò in cui ora devi lavorare è l'angoscia che stai vivendo; devi viverla, appropriartene, conoscerla, capire dove ti porta. Devi guardarla in faccia in tutto il suo aspetto terribile. Non guardare a ciò che immagini oltre il tuo dolore, ma raccogli le forse per stare a galla nel dolore stesso. Per superre un mare in tempesta non basta sognare la riva, bisogna anche cercare di stare a galla e trovare soluzioni concrete, innanzitutto accettare di essere in pericolo.
Se i farmaci adesso possono aiutarti a trovare un tuo ritmo, piano piano toglili e prova ad affrontare il mostro che ti dà la sensazione di divorarti, E' quello l'ostacolo peggiore, superato il quale saprai che non ti uccide e non ti ucciderà mai più. Se non lo affronti per quello che è, ti farà sempre orrore.
E' di questo che devi parlare inpsicoterapia. La terapia inizia a finire quando diventiamo capaci non solo di parlare della nostra storia e della nostra vita, ma anche e soprattutto dell'inferno che ci attraversa facendolo, prendendo contatto con le nostre verità: ovvero parlando della difficoltà stessa del metterci in gioco, del conoscerci, del cambiare e andare verso ciò che desideriamo veramente, al di là delle ripetizioni automatiche e nevrotiche a cui siamo abituati e morbosamente legati.
Con questo, cara C., ti dico che sei sulla strada giusta. Quando dopo tanta terapia finamente un mio paziente arriva da me triste e spaventato, penso: "...ci siamo".
In bocca al lupo e al diavolo.
 

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