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Odio mio padre PDF Stampa E-mail

 

 

 

 


Buongiorno,

ho 49 anni ed ho tre figli.
Non ho mai avuto un gran rapporto con i miei genitori: una madre severa, un padre che, salvo nei primi anni della mia infanzia, si è tranquillamente disinteressato di me se non quando doveva muovermi critiche.
Lui sempre su un piedistallo di bugie, mi è miseramente crollato davanti agli occhi rivelandosi un omuncolo le cui millantate qualità non erano che vanterie senza nessuna base veritiera.
E' morta mia madre quattro anni fa e lui ha pensato che io facessi le sue veci come ancella quale lei è sempre stata.
Ma io, un po' per mia natura, un po' perchè questo padre tale solo all'anagrafe, non sono stata educata ad amarlo (anche nei miei momenti di grave difficoltà ha fatto finta di non vedere), l'ho abbandonato.
Ora che è solo (caratteraccio, non ha più accanto nè un amico nè un parente) e vecchio, mi pretende a volte con finta dolcezza, a volte con quell'autorità alla quale sottostavo fino a che non sono cresciuta, ora con vittimismo. Ed io, più "mi vuole" (continuando a muovermi tutte le solite  critiche con le quali mi ha accompagnato durante la vita) più mi allontano odiandolo.
Sono figlia unica ed il mio solo cruccio è quella responsabilità legale che potrebbe vedermi colpevole di non averlo accudito...

Grazie

 

 

Cara D.,

mentre leggevo mi chiedevo come sarebbe andata a finire, e in effetti non mi aspettavo il "mi allontano odiandolo". Di solito queste storie drammatiche finiscono con una forma di accudimento carica di odio e risentimento, perché a nostro padre non possiamo dire di no, anche se è uno stronzo. In realtà, purtroppo, entrambe le scelte si somigliano molto, anche  se o proprio perché opposte, ed entrambe comportano la cosa peggiore: ci fanno stare male.
Tuo padre è stato quello che è stato, non hai avuto molta fortuna. Continua ad essere un burbero odioso manipolativo egocentrico, che d'altronde è sempre stato. Tua madre se l'è scelto e se l'è tenuto, evidentemente a lei piaceva, o le piaceva fare la vittima, chi lo sa. Magari si amavano,  magari si usavano; una cosa è certa, sei nata tu, ed è a loro che devi la tua vita. Tuo padre è uno stronzo, ma gli devi la vita. Non gliel'hai chiesta? Non importa, gliela devi lo stesso. La vita è un dono strano, che a volte diventa effettivo quando diventiamo maggiorenni. Nei casi come il tuo 18 anni possono essere lunghi e duri da attendere, ma prima o poi arrivano; infatti i tuoi sono abbondantemente arrivati. La mia domanda è: sei davvero diventata maggiorenne? E sai perché te lo chiedo? Perché quasi nessuno diventa davvero maggiorenne. Restiamo tutti sempre un po' figli fino alla morte, a chiedere, pretendere, riscattare, recriminare o... scappare. Credo tu sia rimasta la figlia infelice, la figlia arrabbiata, delusa. Non dico che sia sbagliato che tuo padre ti abbia delusa. Di fatto è così. Dico che è sarebbe il tempo, per te, di non esser più una figlia delusa dal padre assente. Di non essere più quella figlia che si aspetta che il padre sia presente e amorevole nei momenti di bisogno; che spera che il padre egoista e parassita possa cambiare e diventare generoso e attento; che ancora ci sia la possibilità che arrivino quei gesti affettuosi, quella cura, quell'amore che da bambina sognavi più di ogni cosa.
Oggi non sei più quella bambina, anzi, non sei proprio più una bambina. Sei libera di cercare e trovare in questo mondo persone che possano piacerti più di come ti piacesse tuo padre, sei libera di avere i legami che ti pare senza condizioni né limitazioni, sei libera di essere diversa da tua madre, amare in modo diverso, avere una relazione diversa, avere famiglia in modo diverso.
Ed è proprio all'interno di questa diversità che sei anche libera di frequentare tuo padre nel modo che ti pare, poco, molto, pochissimo, a periodi, di dargli quello che ti pare e di fare per lui ciò che ti pare. Sei soprattutto libera di non chiedergli più nulla, di non aspettarti più nulla, e di scoprire che magari, nascosta da qualche parte, piccolissima, c'è una parte di lui che non fa così schifo, che non hai mai considerato, che potrebbe essere oggi il motivo per cui frequentarlo.
Non sei obbligata ad assisterlo (per quello ci sono i badanti), non devi né consolarlo né assecondarlo né niente di tutto questo. Ma puoi trovare un modo nuovo, completamente diverso che neanche ti immagini, di rapportarti a lui e scoprire che non è del tutto tempo perso. Potrebbe essere l'occasione per chiudere con il passato e aprire un capitolo nuovo, diverso, adulto, da donna di quasi 50 anni che si confronta con suo padre dal pessimo carattere.
Ti dico già che non è facile. Anzi, è la cosa più difficile del mondo. In psicoterapia è uno dei nodi più faticosi da sciogliere: l'ambivalenza, l'amore e l'odio che si mescolano, la difficoltà a rinunciare ad essere figli, il perdono per i genitori che, nel bene e nel male, hanno fatto ciò che sono riusciti a fare, e in ogni caso ormai non hanno più potere concreto su di noi, ma solo psicologico (a meno che non ci mantengano, ma anche in quel caso il problema è nostro, non loro). Ce la fa solo chi veramente lo vuole, chi ha il coraggio di prendere la vita e viverla in prima persona, con responsabilità propria.
E' una tua scelta. In ogni caso, se proprio tuo padre ti è insopportabile, non sei obbligata a frequentarlo, ma cerca di perdonarlo, altrimenti la rabbia ti accompagnerà per sempre. Siamo tutti un po' stronzi, chi più, chi meno, certi padri e certe madri lo sono in abbondanza, ma resta che ci hanno fatto il regalo più bello, senza il quale, bando alla retorica, non saremo qui a parlarne.
In bocca al lupo.
 

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