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Morte della mia cara sorella PDF Stampa E-mail







Buongiorno Dott.ssa,
mi chiamo Viviana Vidale e 5 mesi e 16 giorni fa ho perso la cosa piu' preziosa che avevo: mia sorella, e' stata investita da un maledetto autobus. Da quel maledetto 9 maggio la mia vita continua nel dolore piu' devastante, nella tristezza piu' profonda e tutto non ha piu' il sapore di prima. il sole si e' spento e non so proprio come almeno ritrovare la forza di respirare visto che "come dico io" ho un mattone nero che mi schiaccia il cuore e la gola. Cosa devo fare, anche per essere di supporto ai miei genitori? La ringrazio Cordialmente e La saluto Viviana





Dio mio, una cosa terribile, davvero mostruosa. Improvvisa, lacerante, irreversibile. Sembra assurdo accadano cose come questa.
Immaginoil tuo dolore, come la sensazione di perdita di senso e di fiducia nella vita e nella sorte.
Immagino lo scorrere delle giornate per te e per i tuoi cari, nella vuotezza della mancanza e nel pieno de dolore.
Immagino i tuoi pensieri, le tue riflessioni sulla morte, sull'ultimo abbraccio non dato alla tua amata sorella, sulle mille cose non ancorafatte con lei, sulle litigate sciocche, sui momenti trascorsi a parlare e parlare.
Quando nasciamo non ci fanno firmare un contratto che ci informi che la vita è un rischio continuo. Non possiamo scegliere se firmare o tornarcene nela placenta.
Poi i disastri accadono, e capiamo. Per esempio, capiamo che il dolore è una parte ineliminabile della vita.
Eppure, questa maledetta vita può continuare a piacerci, sedurci, farci amare.
Proprio nel dolore, ne scopriamo l'intensità e la poesia.
Come nelle magiche poesie di Leopardi, intrise di dolore e per questo crudeli, eppure, o proprio per questo, così vive, dirette all'anima.
Quel dolore che senti lo senti perché sei viva.
Non squalificare subito le mie parole. Prova a farle vibrare dentro la tua pelle, potrebbe accaderti di riconoscerle. La tua cara sorella non sentirà più nulla. Per lei la vita non c'è più e non potrà più domandarsi se preferirebbe soffrire o morire. Coloro che mancano ci lasciano ai nostri tormenti, e sta a noi il modo in cui ce li lavoreremo e digeriremo.
Qualche volta, cara Viviana, chi muore insieme al dolore ci lascia anche un bel regalo: la consapevolezza, se lo capiamo in tempo, della fragile bellezza della vita, della sua caducità, del suo essere finita, non infinita, continuamente in pericolo, e per questo dolcissima, bisognosa di cure, non indistruttibile.
Ecco, abbi cura di te, cara ragazza. Abbi la cura delle gestanti verso i nascituri. Viviti il dolore fino alla fine delle lacrime, fino alla fine del mondo; e nello stesso tempo godi, perché una sorella la hai avuta, e perché tu continui a virere, ad avere ricordi, pensieri, sogni, dove la tua sorellina certamente prenderà il suo spazio perché è stata parte della tua esperienza; e in ogni modo godi diquesta vita perché un giorno saremo morti tutti. E lo dico così, direttamente, perché è la realtà ad essere spudoratamente diretta.
Anche se è autunno,il sole continua a bruciare sopra a nostra testa, a scaldarci e sorprenderci conla sua bellezza, anch'essamortale, eppure così determinante.
State vicini, nel dolore; ma non dimenticaredi prenderti i tuoi spazi privatidove piangere ed elaborare, e dove piano piano itrovare la voglia di godere di questa smorfiosa vita.
I tuoi, anche se dura, troverannoil modo di superare questo momento devastante. Per loro non potrai fare molto, perché dovranno aiutarsi da soli; qualsiasi tuo sforzo può essere inutile. Rivogersi ad uno psicologopotrebbe essere un aiuto importante.
Un dolce abbraccio.
 

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