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Mio padre non tornerà più PDF Stampa E-mail






Salve dottoressa,
Le scrivo perché ho bisogno del suo aiuto. Sono una ragazza di 17 anni, e ho perso mio padre quando ne avevo solo 4. All'inizio non è stato un grosso problema, in quanto non ero ancora in grado di capire cosa in realtà significasse la morte. Credevo solamente che mio padre stava facendo tardi da lavoro, ma io l'aspettavo, ogni volta che si apriva la porta speravo fosse lui. Ma la cosa peggiore è che io ancora adesso l'aspetto, pur sapendo che le sue ossa ormai sono solo briciole. Verso il periodo delle medie ho cominciato a soffrire per la sua mancanza, ma pensavo che il tempo avrebbe guarito ogni ferita. Invece non è stato così, giorno dopo giorno sto sempre peggio e non ce la faccio più a fingere di avere una vita perfetta per poi buttarmi a letto e far uscire tutte le lacrime che ho. Mi fa stare male il fatto che non so niente di lui, non ricordo neanche la sua voce, ho solo un paio di ricordi brevi e confusi. Un adolescente non dovrebbe avere solo due ricordi del padre, dovrebbe poterlo abbracciare ogni giorno, l'anno prossimo mi diplomerò e lui non sarà con me, quando mi sposerò lui non mi accompagnerà all'altare. In famiglia non ne parliamo mai e con le mie amiche non ho mai uscito il discorso poiché le metterei solo in una condizione di disagio e non ce la faccio più a portare questo peso da sola.
La ringrazio di cuore,
F.

 

 

 

 

Cara F.,

la tua è una storia triste. Un bambino a 4 anni non dovrebbe mettere in conto che il papà non tornerà dal lavoro. Il tempo non sana proprio niente, il nostro mondo emozionale non conosce temporalità, per lui ieri e oggi si equivalgono, il dolore di ieri è un dolore di oggi, apparentemente attenuato solo per il fatto che non è costantemente presente e lascia spazio anche ad altro, ma quando si presentifica è tale e quale.
Per te forse è anche peggio, perché davvero a 4 anni la morte è un concetto impossibile.
Non si può neanche dire che lui sia dentro di te, perché non hai avuto neanche il tempo per farcelo entrare.
Non cercherò, pertanto, di darti consolazioni illusorie, la sua mancanza sarà per sempre una mancanza, a questo non c'è soluzione.
Ciò che però puoi fare è dare a questa mancanza un aspetto più accettabile, dentro di te. Immagino, anche se per te ciò che dico potrebbe sembrarti assurdo, che tu abbia tanta rabbia verso di lui, che "non è mai tornato" da te; non tutto ciò che proviamo è consapevole. Penso anche alla rabbia verso la vita, verso gli altri "adulti" che non lo hanno impedito, e verso di te per una lista di motivi sicuramente senza fondamento.
Devi trovare qualcuno con cui parlarne. Uno specialista, ma anche una persona cara, amica, un parente che possa capirti, una zia, una cugina più grande. A tua madre, se lo ritieni opportuno, puoi chiedere cose di lui, che carattere avesse. Devi riuscire a ricostruire il tuo papà almeno nella tua fantasia e nella tua memoria antica. Puoi parlare con lui, spiegargli chi sei, dirti quanto male ti abbia fatto la sua dipartita.
Dovessi averne l'opportunità, sfrutta ogni occasione di parlare con uno psicologo, della scuola, del servizio pubblico; a tal proposito esponi serenamente a tua madre la tua sofferenza, e il tuo bisogno di un aiuto, e chiedile di aiutarti economicamente almeno per il sostegno offerto dalle ASL. Quando sarai grande, e potrai permettertelo, se vorrai potrai fare una psicoterapia.
Infine, prova ad accettare la tua sorte. La vita è così, fragile ed imprevedibile. I padri non sono comunque eterni e molte donne non sono state e non saranno accompagnate all'altare dal padre, anche se da lui sono state almeno, diversamente da te, accompagnate a scuola. La morte arriva per tutti, anche per te, per me, per i tuoi figli e i figli dei tuoi figli. Prendila così: tuo padre ha voluto avvertirti che la vita è caduca. Chissà se lui se l'è goduta. Chissà se tu te la godrai; di certo lui lo vorrebbe. Certo è che prima di morire ha fatto la cosa più importante per la tua vita, ti ha generata. E' un gran risultato. Un ottimo inizio. Per il resto ha fatto ciò che ha potuto. Puoi arrabbiarti con lui, perdonarlo e ringraziarlo quasi contemporaneamente, perché i nostri sentimenti sono conflittuali, e la vita è complessa.
Un caro saluto.
 

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