Basic Joomla Menu

Mio padre è morto PDF Stampa E-mail


Sono una 38enne disperata. QUello che è successo a me è accaduto a milioni di persone, va bene, ma io non mi do pace: a dicembre 2010 ho perso mio padre. Cosa devo fare per recuperare il mio equilibrio? Per lui ero bella, intelligente e brava, un'altra chi mai mifarà sentire più così? Solola fede in un'altra vita mi dà la forza per andare avanti...
Lui è sempre presente dentro di me,mi chiedo se sia normale. Mi sento una nullità senza di lui. Era veramente un grande artigiano, sempre sorridente, pieno di gioia ed entusiasmo. Io sono una larva...non so più che fare della mia vita. Aiuto. M.


Cara M.,
il dolore per un genitore perduto è un appuntamento crudele a cui non è possibile sottrarsi, a meno di una tragedia ancora più terribile, ovvero morire prima. La mia è una banalità, ma non è altrettanto banale farci i conti.
Capisco la tua sofferenza; la capisco perché ho da non molto perso mia madre, e solo nel momento in cui si è spenta ho realmente realizzato l'entità del male. Mi sono convinta che solo l'esperienza diretta possa darne l'idea. I genitori sono ilnostro primo riferimento, la nostra prima verità, il nostro primo amore. Andandosene è come se ci togliessero il diritto di essere ancora figli, bisognosi, dipendenti, fragili. C'è una vita prima e una vita dopo la loro morte. La vita prima sembra avere più garanzie, dare la sensazione che vi sia comunque qualcuno che si prenderà cura di noi e delle nostre paure. Qualcuno si è sobbarcato per me il peso della vita e in fondo so che continuerà a farlo. Paradossalmente, è una sensazione che persiste anche in coloro che si devono prendere cura di genitori non autosufficienti, la cui vita comunque è il simbolo di ciò che è stato. La morte è un'altra cosa, è la fine, la sparizione di ogni segno. Il figlio non è più figlio, ma uomo, donna, magari genitore a sua volta. Resta il ricordo, ma non la realtà, e la persona si trova di fronte a se stessa come unico veroriferimento.
Tuttavia, tutto questo non è solo passaggio doloroso, ma anche importante occasione di crescita, di confronto con se stessi, tragico e bello.
Mia madre morendo mi ha dato tanto. Mi ha insegnato che la vita non è eterna e che possiamo viverla magnificamente. Chediversamente dalei io avrei potuto fare le mie scelte,mie e soltanto mie, e rispettare le sue. Che avrei potuto prendere dai suoi insegnamenti tutto quello che mi sarebbe servito nellla mia vita, e da sola trovare nella mia vita le cose giuste per me, che soltanto io posso riconoscere,
Tuo padre ti faceva sentire bella, intelligente, capace, Per lui lo eri e probabilmente lo sei. NEssun padre vorrebbe che la propria figlia cessasse di crederci dopo la sua morte; sarebbe un po' come fallire, se quelle parole dette restassero come un testimonio non trasmesso, ma rimasto appeso alle proprie labbra mentre la propria figlia ha di sé un'immagine insufficiente. Quelle parole dobbiamo farle nostre, interiorizzarle, digerirle, farle diventare carne e sangue, e saperle trasformare rispetto a come la vita ci chiama a vivere, rispetto a chi siamo noi veramente anche al di là degli occhi dei nostri genitori.
Cara M. la vita è una e di certo tuo padre non avrebbe voluto che tu la sprecassi a piangerlo. Cerca di capire in profondità cosa ti sta accadendo, cosa è stato per te tuo padre, e come puoi fare per andare oltrel'amore per lui: i figli vivono di più anche per andare oltre, per trovare nuovi amori, per scoprire la loro identità al di là dell'amore "incestuoso" (in senso metaforico, naturalmente).
Ti consiglio di farti aiutare da un esperto, se ne hai la possibilità, non solo per superare la delicatezza di questo momento, ma anche per coglierne gli aspetti straordinariamente imprtanti per la tua crescita.
Un abbraccio sentito.
 

Menu Principale