Basic Joomla Menu

Mio padre morto, la colpa, la mancanza PDF Stampa E-mail






Non abbiamo mai avuto un buon rapporto. Lui è stato poco presente, egoista, testardo, pigro, ha tradito mia madre e ci ha detto un sacco di bugie, in più  fumava tantissimo e ciò provocava liti e aveva anche  tantissimi altri difetti che sono stati fonte di imbarazzo. Ma ci volevamo bene; io, sono sicurissima, sono sempre stata la sua prediletta, non ci ha fatto mai mancare nulla di materiale  e non ci ha mai rimproverate aspramente nei nostri momenti di  maggior sconfitta quando invece ne aveva tutti i diritti. Eppure  negli ultimi anni mi sono molto allontanata tanto che negli ultimi mesi lo sopportavo a malapena anche se non gli ho mai mancato di rispetto; una volta  ho anche  desiderato che morisse. Me ne sono pentita subito ma sono stata accontentata. È  morto a febbraio perché  la sua policitemia si è  trasformata in leucemia mieloblastica acuta e se n'è andato dopo due giorni di ricovero in ospedale. Ci hanno detto subito che la situazione era disperata  anche  perché aveva una insufficienza renale cronica  e tentare delle cure era difficile. Però hanno cercato di stabilizzarlo per tentare di curarlo. Lui sapeva che se ne sarebbe andato. Io sono stata con lui le ultime due notti della sua vita  e nonostante sapessi che stava per morire  sono stata solo capace di  chiedergli se mi volesse bene invece di dirgli quanto io gliene volessi  e quanto importante sia stato per me. Ora mi sento in colpa per tutto questo, per aver desiderato un giorno che morisse, per non essere stata comprensiva ed essergli stata vicino, proprio io che ho sempre  cercato di dare una mano a tutti e sostenere chiunque abbia avuto bisogno di aiuto. Mi manca  terribilmente, soffro in maniera indicibile e sono terrorizzata al pensiero di dimenticare come camminava, la sua voce, i suoi gesti.

Con stima
C.

 

 

 

Il passatempo preferito dei figli è chiedere. Chiedere affetto, chiedere conferme, chiedere cose. E' la storia del mondo, e non l'avresti certo cambiata tu. Le conseguenze sono sempre più o meno le stesse, sensi di colpa, rimorsi, malinconia. Anche questa è la storia del mondo. I futuri genitori dovrebbero saperlo che nel momento in cui i figli nasceranno dovranno iniziare a restituire tutto quello che hanno preso a loro volta da figli, con la stessa sensazione che avevano allora ma ribaltata: non basta mai. I figli pur di avere l'amore, se non arriva o sembra non arrivare spontaneamente, si ingegnano e diventano compiacenti, assecondanti, ribelli, guerrafondai, e chissà cosa ancora.

.
Tutto questo per dirti che a tuo padre, il fatto che tu gli abbia chiesto se ti volesse bene, è arrivato come averglielo detto.
Un bel giorno sarebbe bello riuscire a smettere di chiedere amore ai genitori e provare a darlo senza condizioni e condizionamenti, liberamente, da adulti capaci di vivere una vita autonomamente senza attendere riconoscimenti né approvazioni; saremmo anche liberi dal risentimento, perché ai nostri genitori non dovremmo più nulla.
.
Non scrivi come mai hai desiderato che tuo padre morisse. Tu pensa che punte di assurdità può prendere l'amore, a volte. Non mi stupisce, perché nessuno come un genitore può muovere tanto fastidio dentro di noi. Da lui ci sentiamo giudicati, osservati, controllati, ispezionati, ci sentiamo nello stesso tempo protetti e in pericolo, al cospetto di chi ci garantisce e ci toglie l'autostima come meglio crede. E noi lì, pronti a fare qualunque cosa per quell'amore senza il quale crediamo di morire (non l'amore che naturalmente i nostri genitori provano per noi, ma quello specifico che noi vogliamo da loro).
.
A quell'amore dobbiamo rinunciare, quel desiderio di essere amati da chi, in fondo, a modo suo ci ha amati e anche tanto.
A tuo padre hai fatto il bel regalo di stargli accanto gli ultimi momenti della vita. Non lo dimenticherai, perché se lo vorrai ti lascerà un mondo di cose da elaborare, ricostruire, capire; a volte i genitori morendo danno più che in vita, ma sta a te capire cosa prendere e cosa lasciare, cosa togliere dal marasma di cose che non hanno peso o che ne hanno troppo.
Ora a te devi fare un bel regalo: viverti la tua, di vita. La prima cosa è pacificarti con lui, ricordare con dolcezza e affetto questo padre che, nel bene e nel male, ti ha dato la vita e in qualche misura ti ha aiutata a crescere. Un padre che hai amato e che ora non ci sarà più, neanche un minuto, per cui trova presto un luogo sacro della tua memoria dove appoggiarlo e dove andarlo a trovare quando vorrai, senza rancori, senza rimorsi, senza colpa, dove ognuno è umano a modo suo, e fa quello che può.
 

Menu Principale