Basic Joomla Menu

Mio figlio adolescente PDF Stampa E-mail





Gent. Dott.ssa
le parlo delproblema che mi tormenta da qualche anno a questa parte. Mio figlio. Ebbene si, proprio lui che ho desiderato con tutto il cuore, per cui ho tribolato sin dai primi 9 mesi di gravidanza (provenivo da due esperienze di aborto) e che da qualche anno non riconosco più. Premetto che la situazione familiare non è delle migliori poichè mi sono separata dal padre quando il bambino aveva 6 anni, e da allora mi sono fatta carico dell’educazione e del mantenimento di mio figlio, potendo contare su un apporto economico ed educativo paterno incostante e poco responsabile. Il padre è stato presente, ma a modo suo, ed oggi che il ragazzo ha particolarmente bisogno dell’autorità paterna, fa spallucce e nicchia.

Fino a qualche anno fa era un ragazzino dolcissimo, affettuoso, educato, un pò introverso e timido, non particolarmente brillante a scuola, ma molto legato a me, e alla nonna che lo ha praticamente cresciuto a causa dei miei impegni lavorativi, ho sempre cercato di evitare di coinvolgerlo nelle mie relazioni sentimentali per non provocare ulteriori traumi e credo (almeno spero) di essere riuscita a mantenere il doppio ruolo di donna-mamma (con molte rinunce della donna) in maniera decente...almeno spero!

I problemi veri e propri sono nati con l’ingresso al liceo...primo quadrimestre del primo anno, disastroso, con lui che raccontava balle da mattina a sera, inventandosi voti e risultati opposti alla realtà...mi è crollato il mondo addosso, ma sicura del fatto che un aiuto extra potesse bastare l’ho spronato a continuare e alla fine è riuscito a recuperare le materie importanti e a farsi rimandare in disegno e storia...mi veniva da ridere, una materia orale ed una pratica...superato il primo anno è passato al secondo, primo quadrimestre un pò meglio, secondo peggio...tre materie importanti a settembre...riparate le materie del secondo è passato al terzo e qui inizia la vera tragedia...i segnali negativi arrivano da subito...nonostante gli aiuti il suo interesse è scarso...pur seguendo le ripetizioni pomeridiane decide deliberatamente di farsi bocciare...continuando a ripetere a tutti i compagni che la scuola l’avevo scelta io e che non era adatta a lui...immagini la mia delusione!!

In concomitanza con i problemi scolastici sono venuti fuori tutti i problemi tipici dell’adolescenza, silenzi, disordine esagerato, scarsa pulizia, reazioni aggressive e spropositate di fronte alle mie minacce, maleducazione e disinteresse per qualsiasi cosa che non sia il calcio, ed il computer...
Io alterno grosse arrabbiature a periodi di apparente calma, dove faccio sforzi enormi per evitare litigi e scontri, a discapito della mia serenità e delle aspettative che ormai sono del tutto sprofondate nel baratro.
Dopo la bocciatura ho deciso di lasciarlo scegliere...sentirmi dire che lo avevo obbligato ad iscriversi al liceo non mi ha fatta sentire bene, anche se ero sicura di aver scelto insieme a lui...abbiamo vagliato diverse scuole, fatto un corso di orientamento ma alla fine ha preferito riprovare ad iscriversi in un liceo privato, perchè se non altro avrebbe dovuto studiare materie che conosceva già...dalle poche frasi smozzicate cavate dalla sua bocca e dai miei furtivi controlli dei compiti svolti ho appreso che l’impatto è stato positivo, che ha trovato una grande disponibilità dei professori (aspetto che lamentava nel precedente liceo) ed un buon rapporto con i nuovi compagni.

Il mio rapporto con lui è in fase stabile, le sue aspettative sono deludenti, non ha un briciolo di ambizione, e non vede l’ora di prendere questo diploma per andare a lavorare...con calma però prima vuole riposare un pò, l’università a suo dire è da scartare a priori.

Con me parla pochissimo e solo quando decide lui, inutile provare a fare domande, specialmente sulla scuola...sbuffa e si indispone, a tratti sporadici diventa affettuoso e mi abbraccia (se lo faccio io si allontana) in altri è distante, taciturno e chiuso in un mondo suo. Sono veramente scoraggiata, soprattutto per il suo futuro...spesso mi chiedo se la colpa è mia, se questa reazione esagerata è frutto della mia incapacità ad educarlo, o se semplicemente ho fallito come madre...

A suo favore devo però dire che è rispettoso degli orari, niente piercing, alcool, droghe, tatuaggi o pettinature strane, è quasi rigido per molti aspetti, per nulla incline alle trasgressioni.

Tutti dicono che è colpa dell’adolescenza, ma io vedo troppa rabbia in lui, e molti atteggiamenti da superuomo sicuro di se, mi inducono a pensare che forse è proprio l’insicurezza ad avere la meglio in lui...non so più come aiutarlo e non so più come comportarmi...se lasciarlo libero di scegliere e sbagliare per farlo crescere o cercare di limitare il danno imponendomi con tutti i mezzi...

Sono veramente disperata, addolorata, delusa ed amareggiata...è l’unico cruccio della mia vita!!
Ringrazio anticipatamente per i consigli che vorrà dispensarmi






Cara F.,
la mia sarà una risposta più su di te che su di lui.
Lascia perdere la questione se sei una madre fallita o meno; quasi tutti i genitori più o meno falliscono, per fortuna, altrimenti i figli non andrebbero mai via di casa. Considera l'adolescenza come la resa dei conti in cui i figli finalmente si domandano come poter fare a meno della zavorra genitoriale, ma non potendone ancora fare a meno, diventano controdipendenti, cioè ribelli, che è una forma opposta di dipendenza. Ma questa è la storia del mondo, ed è quello che tuo figlio cerca di fare.

Il punto sei tu. Adesso ti stupisco: forse non sei abbastanza fallita. Come diceva lo psicoanalista D.Winnicott, una madre deve essere sufficientemente buona; non perfetta, né tendente alla perfezione. Credo che tu sia fin troppo concentrata su tuo figlio.

Provo a commentare alcune frasi della tua lettera:

Dici: " ...proprio lui che ho desiderato con tutto il cuore". Proprio lui, ti delude e diventa il demonio. Il punto è che un figlio, per quanto lo desideriamo, non è per noi, ma per se stesso. Già da quando nasce, non ci appartiene più. Era nostro solo dentro la placenta, parte di noi, un unicum simbiotico la cui bellezza magica sarà per sempre impareggiabile. Ma col parto...finisce tutto. Lui diventa una persona e io sua madre, niente più simbiosi. Una madre è una donna con dei figli.

Potresti ribellarti: "credo (almeno spero) di essere riuscita a mantenere il doppio ruolo di donna-mamma (con molte rinunce della donna)". Speri di non avere traumatizzato tuo figlio con la presenza di un altro uomo; lodevole, considerando le mamme che se ne fregano e che collezionano presentazioni di fidanzati. Però non credere sia necessariamente la scelta migliore; perché un figlio, soprattutto maschio, possa sentirsi libero di crescere in autonomia dalla madre, è importante che vi sia al presenza di un uomo, l'uomo della mamma; in genere è il padre, nel tuo caso potrebbe essere un altro uomo, il tuo compagno.

A questo punto mi viene da pensare qualcosa che possa riguardare più te. Non è infrequente per noi donne porci nella condizione sacrificale della madre che rinuncia a se stessa per amore dei figli. E in generale, anche per gli uomini, non è infrequente spostare sui figli la nostra difficoltà a realizzarci come persone sessuate. Non dico che sia per forza il tuo caso; però il forte attaccamento a tuo figlio mi fa credere che vi possa essere uno squilibrio tra la tua vita di donna e il tuo ruolo materno. Per tuo figlio sarebbe salutare, benché un po' inquietante e doloroso, saperti con la tua vita, il tuo uomo, la tua sessualità. Probabilmente si sentirebbe meno al centro della tua esistenza, e avrebbe uno spazio di libertà dove realizzare se stesso.

Credo tu possa farti più domande personali, e meno come madre: chiediti se sei felice, se sei innamorata, se hai un bel lavoro, se le tue giornate ti piacciono. Domandati se i tuoi amici ti soddisfano, se hai dei progetti, se ti piacerebbe convivere con un uomo. Insomma, mollalo un po' nella sua solitudine affinché possa farsi anche lui delle domande, adatte alla sua età.

Non ti sto esortando a 'lasciare perdere'. Non è questione di disinteresse o di rinuncia. Devi proprio distrarti da lui, pensare a te, fare arrivare ad entrambi il fatto che lui non è l'unico centro della tua vita. Con questo puoi esserci comunque, essere autorevole e presente, aiutarlo e fare da sfondo sicuro della sua vita. Ma prima di ogni cosa c'è la tua, di vita, e finché non ti consentirai di viverla al di là di lui, nessuno dei due starà bene.

Abbi fiducia in lui, in te e nella vita. Non è un ragazzo perduto, e credimi non è poco. Troverà i suoi mezzi, originali, per cavarsela. Non mollare come madre ma non esagerare come mentore.
Infine ti dico: è anche possibile che io mi sia sbagliata completamente, che la questione sia l'opposto e che lui non ti perdoni l'essere paradossalmente una madre troppo assente (me lo fa immaginare la tua frase: "è l'unico cruccio della mia vita"). In tal caso, saprà cavarsela, visto che appunto non è un perduto.

E in ogni caso, concentrati sulla tua vita, fa che sia una bella vita (compresa quella a casa), e tutti starete meglio. Soprattutto tu.
 

Menu Principale