Basic Joomla Menu

Mia sorella PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

Gentilissima,

sono un’aficionada del suo sito. Leggere le sue risposte alle richieste di consulenza  on-line mi conforta perché evidenzia che siamo in molti a vivere un’esistenza densa di problemi.

Le sottopongo un caso indirettamente personale; vorrei parlarle di una delle mie sorelle il cui vissuto è ancora oggi (siamo tutte over 50) irrisolto. (Ma non solo il suo).

Questa donna ha fin da bimba manifestato un disagio: con la scuola, essendo stata rimandata poi bocciata, mentre le sorelle “più grandi” conseguivano risultati brillanti; nei confronti del proprio diventare donna (nascondeva gli assorbenti sporchi nel proprio armadio: non ricordo bene chi l’abbia scoperto ma ce ne era una certa quantità….) , con l’università (falsificando per anni il libretto …..), con gli uomini: non ne ha mai avuto uno.

Oggi continua ad essere ossessionata dal suo corpo (è normalmente magra) che mortifica (a mio modo di vedere) con un abbigliamento perennemente sportivo (giammai aderente!)

Noi sorelle grandi, nel frattempo, crescevamo, tra una dieta e l’altra, fino a diventare entrambe bulimiche, ma laurendoci molto molto brillantemente!

E i genitori in tutto questo…sfacelo? Due persone normalissime. Babbo in carriera burbero e autoritario, mamma remissiva perfetta casalinga  (dal fisico perfetto, nel senso di magra: rivedo, con un po’ di dolore, antiche fotografia con lei in bikini e il mio corpo di adolescente grassoccia in costume intero.)

Mi rendo conto, cara dottoressa, dei disastri enormi che i genitori, loro malgrado, sono in grado di compiere. Io ho affrontato un percorso analitico, a singhiozzo per la verità, per cercare di venire fuori dal pantano, ma le mie sorelle non lo ritengono utile. Non ne hanno bisogno, dicono.
Un caro saluto.
I.


 

 

 

Cara I.,

mi sto chiedendo come mai mi racconti di tua sorella, e non di te. Eppure anche tu hai una storia burrascosa, e ne sei consapevole. Mi chiedo anche quale risposta cerchi per te stessa attraverso la sua.
Mi sto anche chiedendo quale posto occupi nella tua famiglia, quale sia il tuo senso di identità, e quanto tu sia riuscita ad affrancarti.
Certo, i genitori, loro malgrado, fanno tante stupidaggini; ma è la storia del mondo, e in qualche misura tutti i figli prima o poi diventano grandi abbastanza da scegliere loro stessi come vivere la propria vita. E' questo il passaggio fondamentale. Ognuno troverà le proprie soluzioni, farà quel che potrà, entrerà in un equilibrio che sarà il migliore possibile, per le sue forze.
Tua sorella abita un corpo magro, è un corpo magro, come vorresti essere tu, eppure anche lei vive le sue difficoltà. Parli della vostra laurea brillante come di un contrappasso. In un certo senso magari lo è: la bulimia vi ha dato quelle energie sintomatiche necessarie ad andare avanti, studiare, affrontare la vita per come l'avevate scelta. Ma non credere che tua sorella minore non abbia scelto la sua; anche quelle più insolite e apparentemente sintomatiche, esattamente come la vostra bulimia, sono scelte, consapevoli o inconsapevoli. Scelte che offrono un'armonia vivibile tra il vivere e le paure che non permetterebbero di farlo.
La cosa che mi sento di dirti è che dovresti scostare il tuo sguardo dalle tue sorelle e da tua madre, e concentrarti su te stessa. Con questo intendo sui tuoi desideri, sulla tua soddisfazione, sui tuoi piaceri, su come tu vuoi vivere la tua vita, indipendentemente dal confronto, e persino dalla sofferenza che puoi avere nel vedere soffrire la tua famiglia. Ognuno soffre come vuole, quanto vuole, se vuole. Non c'è nulla che possiamo fare per evitarlo, se l'altro non fa nulla per evitarlo. Possiamo solo rispettare la sua scelta e continuare ad amarlo nella differenza, differenza di personalità, di carattere e di modo di incontrare la vita.
Per concludere, non sperare di trainare le tue sorelle verso cose che vanno bene per te, come la psicoterapia o l'analisi: non è detto che loro vogliano affrontare i loro dolori, è possibile che abbiano trovato un equilibrio tutto loro, che se anche a te pare assurdo o traballante, a loro comunque permette di sopravvivere.
Se tu invece senti di volere andare oltre, di avere un sincero desiderio di smascherare i tuoi automatismi nevrotici, fallo, felice di farlo, libera e consapevole che soltanto noi possiamo capire veramente perché facciamo una scelta invece di un'altra. Se puoi, fallo senza singhiozzare, con tutto l'impegno che riesci, la fatica ti ritornerà tutta come piacere di vivere.
Diciamo che senza fatica non c'è conoscenza, anche se la conoscenza non è per tutti, e questo dobbiamo rispettarlo.

Ricambio il saluto.
 

Menu Principale