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Mia figlia ventenne PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Buonasera, mi chiamo B., ho una figlia di 20 anni,  meravigliosa, intelligente, sempre pronta ad aiutare in casa, bravissima a scuola e all'università, non ci sono mai stati problemi durante l' adolescenza, almeno così credevo, invece erano dentro di lei e noi genitori non ci siamo accorti di niente, pur essendole sempre stati vicini, sempre presenti, non avevamo capito il suo disagio.

Abbiamo cominciato a vederla completamente trasformata circa quattro volte in questi ultimi due anni, tornata a casa dopo aver bevuto è diventata aggressiva a parole ma soprattutto minacciava di farsi del male e ci ha anche provato, dicendo di odiarci (poi scusandosi quando tutto passava). Poi abbiamo saputo da lei che insieme al suo ragazzo faceva uso di marijuana dicendoci anche che non aveva intenzione di smettere, così come bevevano quando andavano in discoteca o da amici e questo mi spaventava visto l' effetto che l' alcol ha su di lei.

Abbiamo poi scoperto molte cose brutte su questo ragazzo, soprattutto per problemi di violenza, una volta è accaduto in presenza di mia figlia, che visto il suo comportamento lo ha lasciato, pur essendone innamorata. Purtroppo poi dopo sei mesi è tornata con lui, è convinta che sia cambiato, lui ora va dallo psicologo e le ha promesso che sarà diverso, io ho sempre il terrore invece che possa accadere qualcosa di brutto, è un ragazzo che perde facilmente il controllo.

Ovviamente non siamo stati senza fare niente, abbiamo chiesto a nostra figlia se fosse disposta ad andare da uno psicologo psicoterapeuta e lei ha accettato e settimanalmente per diversi mesi è andata fino a quando la psicologa ha ritenuto che mia figlia non avesse più bisogno di psicoterapia. Le abbiamo chiesto di andare da un altro e ha accettato per farmi contenta, ei ci è stato detto che fumare e ubriacarsi ogni tanto è normale e che il problema sono io che non lo accetto (ho parlato personalmente alla psicologa e mi ha detto questo, mi sembra assurdo...)  Purtroppo invece gli episodi di rabbia nei nostri confronti si sono ripetuti anche senza lo stimolo dell' alcol, soprattutto verso di me, mi accusa di controllarla, di chiederle sempre dove va e con chi, di non sentirsi accettata per quello che fa (intende il fumo, il bere e l'aver ripreso il rapporto con questo ragazzo). Le ho ripetuto che oltre al danno fisico il fumo la porta a non essere se stessa, così come l'alcol anche se saltuario e che il ragazzo non possiamo per ora riaccettarlo in casa come facevamo prima, ma se cambierà veramente allora non avremo problemi a farlo e non le proibiamo di certo questa relazione (non potremmo impedirglielo).  Qualche giorno fa le ho chiesto di cambiare nuovamente psicologao, perchè questi momenti di rabbia sono eccessivi e immotivati e credo che basterebbe poco per rendere la sua persona più felice senza questi eccessi, mi ha accusato di non fidarmi di lei, che ha già fatto due anni di terapia e le han detto che è a posto, che sono io il problema ecc, mi sono resa disponibile ad andare insieme a lei a fare un nuovo percorso e anche da sola se non voleva venire con me, mi ha detto ok ci vado ma da sola e solo per accontentarti.

Così è stato, un'unica volta perchè non ha voluto più andare e questa volta la psicologa le ha detto che deve staccarsi da me, che se ha dei problemi non deve più venire a cercare me (invece fino ad ora mia figlia mi parlava dei suoi problemi ed ho paura che questa ultima consulenza la porti a non dirmi più niente).

Dottoressa, com'è possibile che per tre professionisti mia figlia sia a posto quando invece potrebbe rischiare di fare del male a se stessa quando ha questi momenti di rabbia incontrollata? E com'è possibile che chi dovrebbe occuparsi della salute di propri pazienti dica che sia accettabile fumare erba e bere quando queste dipendenze portano a mettere a rischio la propria vita?

Possibile che tre terapeuti (soprattutto i due che l' hanno avuta in cura per molto tempo) vedano solo il problema mamma che controlla (premetto che il mio controllare è avvenuto dopo aver saputo che faceva uso di droghe leggere e mi limitavo a chiederle dove andava e con chi quando usciva, mi pare normale sono una madre e come tutte mi preoccupo ma forse io ho motivi in più per farlo....). Inoltre come posso fare ora visto che non vuole andare più da nessuno, come posso aiutare mia figlia? Certo smetterò di farle domande, ma non credo basti questo, mia figlia ha bisogno di aiuto e se lo rifiuta come può fare un genitore ad aiutarla? E se gli psicologi per primi la rassicurano che non ha più bisogno, come posso io aiutarla a non farsi del male? Potrebbe essere utile uno psichiatra? ammesso che possa convincerla ad andare, avrebbe un approccio diverso forse riuscirebbe a farle smettere di usare sostanze pericolose?

Vorrei un suo consiglio dottoressa, di certo avrà trattato casi simili ma forse non li ha liquidati con leggerezza.

Grazie se potrà rispondere.

B.

 

 

 

 

 

Cara B.,

normalmente quando un collega fa o dice una cosa tendo a pensare che abbia i suoi motivi. Non dico che uno psicoterapeuta non possa fare errori, ma di norma la percentuale del buon lavoro è superiore a quella degli sbagli.
Comunque.
La prima cosa che mi viene da chiedermi è come mai, dopo una strabiliante (e strana) adolescenza tranquilla vostra figlia si sia liberata in accuse ed ingiurie dopo un'ubriacatura. L'alcool fa cadere le difese e allenta le inibizioni, quindi non è escluso che la ragazza, obnubilata dall'alcool, si sia sentita libera di esprimere il suo mondo interiore imploso.
L'adolescenza normale non è quando il ragazzo è un caro ragazzo, ma quando diventa improvvisamente una peste e non è possibile contenerlo.Tua figlia forse ha vissuto l'adolescenza un po' più tardi, come spesso accade. Ma non drammatizzerei la portata dei suoi comportamenti. Piuttosto mi chiederei qual è il suo dolore, di cosa sta soffrendo.
Ormai è grande, e, credimi, devi credermi, se non ti racconta più i dettagli della sua vita devi solo essere contenta. A vent'anni le proprie questioni è giusto raccontarle alle amiche, allo psicoterapeuta, perfino agli estranei, ma non necessariamente ai genitori, che invece devono essere piano piano, e con amore, accompagnati all'uscita dalla propria vita intima.
So come le mie parole possano farti male.
So che un genitore pensa sia giusto vivere la vita del figlio insieme a lui, per aiutarlo, consolarlo, consigliarlo. In realtà non è più così, ad un certo punto.A partire dall'adolescenza, il genitore deve piano piano mettersi da parte, diventare una guida, solita ma invisibile, accettare di rappresentare ai suoi occhi non più l'amato e idolatrato genitore dell'anno prima, ma l'insopportabile vecchio bacucco a cui rendere conto e da cui separarsi il prima possibile. Un adolescente che grida: "Voglio vivere da solo" è normale ed è sano, anche se ancora dovrà aspettare parecchi anni e farsi prima e ossa.
Lascia che tua figlia viva le sue esperienze. Osservala, ma non troppo e non farti scoprire. Dalle poche regole e falle rispettare, e non aspettarti che lo faccia volentieri. Accetta che stia crescendo e che possa fare degli errori. Se il suo fidanzato non vi piace e ha fatto qualcosa di grave potete non invitarlo a casa vostra, perché è casa vostra, ma non potete obbligarla a non frequentarlo.
Ma soprattutto ascoltala, ascolta le sue parole. Se non le capisci, fatti tu aiutare da un psicoterapeuta, non mandarci lei, che andrà solo per farti contenta. E' chiaro che sei tu ad aver bisogno di capire e parlare. Fallo, dunque. Ovviamente scegline uno nuovo, non dove è stata lei, sarebbe un'intrusione. Lavora su di te per sostenere l'angoscia di questo cambiamento, per trovare un nuovo equilibrio; perché uno dei doveri dei genitori è quello di lasciarli andare, i figli.
Un caro saluto.
 

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