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Mia figlia è sprofondata in una grave crisi PDF Stampa E-mail

 

 

 

Gentile Dottoressa,
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ero su internet in cerca di un contatto per alcune istruzioni urgenti che mi supportino nell'affrontare un problema che riguarda mia figlia.
Ha diciotto anni ed è sprofondata in una grave crisi che l'ha indotta con ferma decisione a voler interrompere gli studi, che tra l'altro, ha sempre portato avanti con un profitto molto alto.
Si è chiusa nella comunicazione in famiglia sulla questione, sostenendo che dobbiamo lasciarla in pace perchè ha 18 anni e sa decidere da sola per la sua vita
e lo fa con estrema rabbia, con un linguaggio molto scurrile, che non utilizzava in passato. Dice di sentire una forza distruttiva tale in se, che potrebbe spaccare tutta la casa e che se ne frega dell'aiuto che genitori e familiari vogliono offrirle.
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L'episodio scatenante è stata un'ingiustizia scolastica che la opprime dall'anno scolastico scorso e che nonostante il tentativo di mia figlia e mio di chiarirla, non ha prodotto risultati. Per quanto mi riguarda ho intrapreso un'ultima e definitiva azione contro l'insegnante e la scuola e sono in attesa di notizie. Mia figlia ne è all'oscuro però. Quest'esperienza si è inserita, inoltre, in concomitanza ad un secondo aumento di peso, per cui C. era già molto preoccupata e infelice.
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In tema di ingiustizie scolastiche non è la prima volta che subisce; anche alle medie inferiori veniva poco considerata perchè arrivava dalla scuola steineriana.
Reputo necessario un aiuto esterno competente, ma C. non vuole, mentre mi rendo conto del bisogno estremo.
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Come posso muovermi? Cosa posso dirle nel frattempo per incoraggiarla e motivarla a continuare a studiare e a progettare la vita, come faceva e a rasserenarla?
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Grazie per qualche suggerimento e buona giornata. M.

 

 

 

Cara M.,
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penso sia un momento terribile per tutta la famiglia, e di non facile soluzione. Probabilmente tua figlia coltiva un forte senso di inadeguatezza, e qualunque delusione la scaraventa nei suoi pensieri di colpa e fallimento.
E' un'età dove qualunque emozione è amplificata fino a diventare insostenibile.
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Non mi viene altro in mente che persuaderla verso un percorso psicoterapeutico. Immagino la sua riluttanza, penso sia comprensibile visto che il mondo le si è rivoltato contro; però immagino anche il suo bisogno di essere capita, ascoltata, accolta. Per questo purtroppo non bastano i genitori; tua figlia ha bisogno di trovare una sua identità al di là della cultura familiare, ed è per questo che si sente smarrita e disperata. I tentativi coatti di convincimento in questi casi sono solo negativi. Per darvi un buon consiglio dovrei essere nella situazione. Le si può sempre dire di provare, per esempio con una seduta, spiegandole che lo psicologo o lo psicoterapeuta hanno un ruolo non giudicante, non pedagogico, non direttivo.
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L'unica cosa che potete fare voi, come genitori, in questo momento è starle vicini, chiederle come sta, non forzarla, accogliere il suo pianto e farle capire che non importa ciò che farà, se sarà ciò che vorrà.
In questi momenti i genitori, guistamente, si fanno attraversare dal terrore che il figlio si perda in direzioni di vita incontrollabili, terribili. Al contrario il figlio ha un bisogno estremo di sapere che i genitori si fidano delle sue capacità, che sono dei complici. In questa situazione non serve la pedagogia, ma la vicinanza e l'ascolto sincero e profondo.
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Provate a parlarle, o meglio a farla parlare, ascoltate ogni cosa con attenzione ed amore. Chiedetele con sincerità cosa la tormenta. Datele amore e comprensione. E se lei se la sente, trovate presto uno o una psicoterapeutache possa aiutarla in profondità.
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In bocca al lupo.
 

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