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Mi sento sola PDF Stampa E-mail

 

 

 

Relativamente alla risposta di "Solitudine e tristezza" voglio condividere con lei la mia esperienza.

Sono sola e mi sento sola anche io. Tantissimo. 
Siamo continuamente pressati dalla necessità di essere positivi ad ogni costo. Il tumore è da viverlo come un'opportunità (cito Nadia Toffa). Hai perso il lavoro? è la tua possibilità di re-inventarti. Devi stare SU di morale, ad ogni costo, la positività è terapeutica. Se ti permetti di dire quello che sto scrivendo qui, attorno a te hai terra bruciata.
Quindi figurarsi che posto potrà trovare al mondo una come me, la cui vita sociale si riassume in mezzo rigo, lavoro, attività fisica quotidiana, cura delle piante e di ogni persona anziana che incontro e che ne avesse bisogno. Non sono più sui social, anche a me facevano venire l'affanno. E non oso immaginare cosa procurano ad una certa categoria di adolescenti, gli insicuri. Categoria a cui appartengo anche io, per fortuna l'adolescenza è passata da un pezzo. Sono in grado di decidere a cosa sottrarmi per non soffrire.

ho provato anche io a "fare nuove amicizie". Ho incontrato una 40enne, che si vantava di fare sesso con un 27enne conosciuto su tinder; una giovane mamma di 35 anni, con due bambini lasciati SEMPRE a casa con il padre e/o la nonna, perché lei vuole studiare medicina, e lo fa per il futuro dei piccoli; un' ingegnere donna, che a 42 anni, ha trovato un uomo su un sito erotico, dove pochissime donne si iscrivono. Lui ha qualche problemino di lavoro e di alcool, ma nasce tra loro una storia d' amore. Dopo questi incontri, quando la sera tornavo a casa, avevo una sensazione di tristezza che poche volte provo da sola. Forse perché mi sentivo troppo diversa.

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Ecco, io mi sento così noiosamente normale rispetto a questa gente, ho l'impressione, anzi la certezza, che non ci siano elementi in comune tra me e loro, e quindi è inutile sforzarsi di voler costruire ponti di amicizie. 
Non c'è accettazione, da nessuna delle due parti. Così ho smesso di uscire o partecipare ad eventi. Non funziona per me. Considero stranezze, ciò che per il mondo intero è normalità. Dove sono finite le persone normali che frequentavo da ragazza? con cui si creava subito alchimia e condivisione?

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Lo so, lo dicono gli scienziati, chi vive in solitudine si ammala più facilmente di malattie cardio vascolari. Ed io morirò di crepa cuore, prima di tutti quelli che adesso brindano e ridono e gioiscono in compagnia. E morirò da sola.

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Cara L.,

hai ragione, sembra che a parlar di tristezza vengano a prenderti con la camicia di forza, o ti mettano in quarantena per paura del contagio. Eppure, paradossalmente, al contempo va di moda sentirsi degli sfigati senza speranza. Questo perché sono tutti felici... tranne io. Solo che lo pensano in tanti, e allora l'equazione sballa. Insomma io sono sempre infelice e gli altri sempre felici. Bah. Boh.

Il punto è capire quali cose di questo mondo andarci a prendere, che cosa ci interessi davvero; quali persone, quali cose, quale lavoro. In secondo luogo trovare il modo di farlo nostro. Non è il tuo caso e non è il caso delle persone di cui mi hai parlato. Tutto il resto sono scuse o adattamenti ad un mondo che non è per noi.

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Su chi o cosa possiamo contare? Potrei dire su noi stessi, ma non lo dico, perché è troppo ovvio. Non c'è un'altra risposta. E allora diamoci da fare. Siamo tutti soli, eppure, in un certo senso, mai abbastanza da soli: c'è sempre qualcuno a romperci le uova nel paniere, o intorno a noi, o sui social, o -in definitiva- dentro di noi, Qualcuno che è richiedente, giudicante, pressante, avvilente, invidioso, aggressivo, umiliante. Il problema non è solo la solitudine, ma anche la troppa compagnia.

In fondo, tu sei in compagnia delle persone sbagliate, dentro e fuori di te. Tutto sommato già fare piazza pulita sarebbe un bel risultato. Ma non è facile, perché siamo popolati di fantasmi che hanno un bel dire, dentro di noi. Siamo affollati da voci che ci chiedono di essere diversi, che ci dicono di quanto non andiamo bene, che ci impediscono di godere della vita perché godere è chissà quale peccato mortale. Il tuo primo compito è stanare queste voci e sostituirle con motti più vicini a te. Che non vuol certo dire essere sempre allegri, non sia mai. Il dolore e la gioia sono due aspetti della vita di pari importanza e legati dallo stesso significato, che è la vita stessa. Vivere, anche solo il fatto di vivere, di essere vivi, è gioia e dolore, non trovi?

Ciò che mi sento di dirti è di fare qualcosa di bello della tua vita, a partire dalla solitudine. Il bello contiene anche tutte quelle cose esecrabili socialmente, tipo la paura, la sofferenza, la noia, l'insicurezza, che crediamo debbano essere eliminate. Così come altre, più "belline", come la passione, la voglia, il piacere, il gusto, il gioco.

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Smettila di guardare fuori di te, di spiare gli altri che si divertono, Trova il tuo divertimento. Che ripeto non è solo ridere. E' anche fatica, per esempio, come sicuramente avrai sperimentato, per esempio da bambina quando giocavi a pallavolo. Più tutte le cose "esecrabili" di cui sopra.

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Insomma, anziché pensare a morire da sola, pensa a vivere un po' da sola, da sola davvero, finché non arriverà qualcuno per davvero.

 

 

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