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Mangio troppo o troppo poco, questo è il problema? PDF Stampa E-mail




Cara Dott.ressa Zaira,

sono piu' di 3 anni (ho quasi 29 anni) che ho un problema con il cibo: alterno periodi in cui mangio troppo o troppo poco.
Dopo la laurea di un master a New York sono andata in vacanza in Francia, dove durante un rapporto sessuale si e' rotto il presenvativo. La paura di avere contratto l'HIV mi ha fatta diventare paranoica ed entrare in uno stato d'angoscia, Nonostante cio' ho continuato la mia vita e sono partita per 3 mesi di volontariato in Africa per costruire la mia carriera nel mondo della cooperazione. Ai miei genitori non ho mai detto nulla di ciò per paura di deluderli e farli stare male.
Qui mi sono trovata abbastanza male: quasi nessuno parlava inglese, ero in un villaggio sperduto, non facevo nessuna attivita fisica in quanto non c'era nessun posto dove andare o la sera era pericoloso, ho smesso di sorridere. Io sono sempre stata una persona solare, di buon umore, attiva (studiavo e lavoravo come cameriera, mi muovevo sempre a piedi). Questa esperienza mi ha totalmente cambiata: ero triste, annoiata, mi sentivo sola, avevo paura di essere malata. Ho cosi iniziato a mangiare come forma di sfogo. Risultato sono ingrassata, mi e' venuta una gastrite cronica e non ero contenta col mio corpo. Tuttavia ho resistito 3 mesi per non fallire in quello che mi ero prefissata.
Quando vivevo a New York non avevo una bilancia, mi piaceva il mio corpo, mi sentivo sexy ed attraente, avevo un'alimentazione equilibrata che mi soddisfaceva. Dopo l'Africa avevo questi attacchi: mangiare di tutto in poco tempo. Non vedevo l'ora di lasciare l'Africa e  ritornare a casa in Italia per mangiare.
Sono alta 1.59 e dopo l'Africa pesavo quasi 47kg. Credo il mio peso prima fosse 42kg. Alla fine e' risultato ce non ho contratto l'HIV.
In quel periodo mi e' sparito il ciclo che no si e' piu' regolarizzato: alterno periodi con e senza.
Da quel momento si sono susseguiti periodi di dieta a periodi di abbuffamento. Dimagrire ed ingrassare. Stare male, sentirsi in colpa, pensiero fisso al cibo.
Da settembre dell'anno scorso mi sono messa a dieta seriamente ed ero arrivata sui 40kg (vivevo in Messico). Poi sono tornata a casa e ho riniziato ad avere attacchi. Sono ripartita il 10 gennaio per la Grecia, dove lavoro ora, che pesavo quasi 44kg (4 kg presi in un mese).
Ora sono sui 43kg, ma il problema e' che ogni tanto ho questi attacchi,sto anche male per il troppo mangiare, penso sempre al cibo, mangio o senza sapore e grassi o troppi cibi grassi tutti insieme, non mi piacciono i miei fianchi, non mi sento attraente.
Vorrei tornare ad essere equilibrata, ma e' come se il cervello si e' incastrato in una spirale negativa.

Ha qualche consiglio pe me?

 

 

 

Cara B.,

le questioni intorno al tuo peso e al cibo sembrano essere delle occasioni per te per occupare la tua attenzione ed il tuo tempo, piuttosto che impegnarli a capire chi sei e cosa vuoi farne di questa tua vita. E' curioso come citi tante città, ognuna associata a quanto pesavi più che a come hai vissuto, a parte qualche accenno. Questo che dico non è un giudizio morale, ma un'osservazione che mette in evidenza come hai spostato sul corpo il tuo malessere esistenziale, che secondo me va ben al di là delle difficoltà e della solitudine che hai incontrato.
Ho l'impressione che l'angoscia che ti ha investita abbia a che fare con una perdita di controllo e di freni inibitori legata alla tua vacanza in Francia. La paura di aver contratto l'HIV è ragionevole, ma il fatto che lo racconti come uno spartiacque mi fa pensare che nella tua esperienza sia accaduto qualcosa di vicino alla rottura: con la buona educazione? con la fanciullezza? con la sicurezza della vita familiare?
Mi sembra di capire che i tuoi problemi con il cibo sono arrivati con l'arrivo dell'adultità, dopo la laurea, quando hai iniziato ad affrontare la vita da sola. Mi colpisce la frase che scrivi: "Ai miei genitori non ho mai detto nulla di ciò per paura di deluderli e farli stare male". Due domande: perché mai avresti dovuto dir loro qualcosa, e perché mai farti carico tu del loro malessere e della delusione. Non dovrebbe essere un tuo pensiero, invece lo è, e se lo è penso che ancora non hai assaporato cosa vuol dire vivere per te stessa e non per i tuoi genitori.
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Quello che posso consigliarti è di pensare alla tua vita in modo nuovo, come se fosse tutto da edificare a partire dalla tua identità. Sperimenta davvero cosa ti piace, e risponditi con fatti concreti, ovvero con cose che ti soddisfano veramente, non idealmente. Cosa ci fai in giro per il mondo? ti piace? ti piace davvero? e ti piacciono i posti che hai scelto? hanno davvero senso per te?
Insomma, tra una pesata e l'altra domandati anche se sei nel posto giusto e se fai la cosa giusta, giusta per te e per nessun altro, e ogni tanto quando sei in lacrime davanti allo specchio ricordati delle mie parole: lo specchio e la bilancia sono una distrazione da questioni più profonde. Non ti dico di non pesarti, perché so che lo faresti ugualmente. Dico solo di considerare che il cibo è una questione secondaria.
Per il resto non posso davvero non consigliarti di fare una psicoterapia, sarebbe una buona occasione per te.
Un caro saluto.
 

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