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Mamma, non mi rompere le scatole! PDF Stampa E-mail

 

 

 

Buongiorno,

la ringrazio per la disponibilità che dimostra nel portale www.psicoterapeuta-milano.net. Le scrivo per raccontarle il dolore che ho dentro.

Ho 3 figli, il maggiore (in questa lettera lo chiamerò Davide, non è il suo vero nome) ha 19 anni, e due ragazze di 16 e 14 anni.

Ho grandi problemi con Davide da anni, solo ora mi decido a scrivere.

Da piccolo ha sempre avuto carattere chiuso e riservato verso noi familiari, non ci raccontava mai nulla di quanto gli capitava, tuttavia aveva i suoi amici a cui era sinceramente legato, e con cui frequentava attività sportive pomeridiane. Per le sorelle non ha mai sviluppato un particolare attaccamento, tuttavia giocava con loro, anche se il gioco era improntato soprattutto allo scherzo che sconfinava nel dispetto.

A scuola ha sempre ottenuto ottimi risultati.

Tutto questo fino alla terza media, fino ai 13/14 anni. Ha iniziato un'involuzione a cui non avevo dato troppo peso, dopotutto era l'inizio dell'adolescenza. Ha iniziato ad isolarsi all'interno della famiglia e a non parlarmi nemmeno se gli facevo una domanda diretta (anche neutra, del tipo "cosa fai oggi"). Si è anche sovrapposto il fatto che abbia ricevuto il suo primo cellulare il cui uso/abuso ha naturalmente peggiorato il suo isolarsi. Quando gli dicevo di non passare tutto quel tempo con il telefono, non mi guardava nemmeno in faccia e non mi rispondeva proprio.

Durante gli anni del liceo non ho mai saputo da lui direttamente cosa facesse/pensasse. Le uniche informazioni le avevo incidentalmente dal registro elettronico della scuola, dal colloquio con i professori, da alcune frasi dette dai suoi amici in nostra presenza. Non mi hai mai parlato.

Ha superato ottimamente la maturità e adesso frequenta il primo anno di università. Ha mantenuto gli amici del liceo con cui saltuariamente esce, ma ha abbandonato completamente ogni tipo di sport.

Ormai per me è uno sconosciuto che vive dentro casa, è cresciuto ed è diventato un giovanotto ma io non lo conosco: non conosco i suoi pensieri, i suoi gusti. Al suo compleanno non sappiamo cosa regalargli perché non so cosa gli piace. Anche la sua voce mi risulta nuova proprio perché a casa non parla mai.

E' chiara la sua volontà di non voler condividere con la famiglia nessun aspetto della sua vita. Lui è muto ma è come se mi gridasse continuamente "NON MI ROMPERE LE SCATOLE; NON NE VOGLIO SAPERE NIENTE DI TE".

Sarebbe meglio, almeno lo vedrei reagire. Invece è sempre una maschera di cera, inespressivo, muto, a fatica rivolge lo sguardo verso di me. Per me è un dolore continuativo, è un pensiero fisso, è la consapevolezza di essere rifiutata in toto, e non so neanche perché.

Nemmeno da bambino non mi hai mai detto "ti voglio bene".

Io sono una completa fallita perché non sono nemmeno riuscita a fare quello che dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo: farsi amare dal proprio bambino. E non so neanche perché.

Mi aiuti a capire.

Grazie

Annalisa.

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Cara A.,

posso immaginare che la situazione non dev'essere facile. Non hai parlato del padre, che mi chiedo che ruolo abbia in questa storia. Indubbiamente è una situazione estrema, e se ancora, all'Università, non cambia, immagino ci sia un disagio non classico dell'adolescenza.

Certo, forse avresti potuto fare qualcosa, quando non ascoltava le tue direttive sul cellulare. Non c'è nulla di peggio di un imperativo genitoriale che non ha conseguenze: quando si rimprovera un figlio minorenne, non lo si deve mollare finché non esegue ciò che gli viene detto, altrimenti l'autorità va a farsi benedire. Idem per la comunicazione, un figlio minorenne ha il dovere d comunicare alcune cose fondamentali ai genitori.

Ma il passato è passato.

Ormai ci sono il presente e il futuro.

Che fare?

Partiamo dalla fine. La cosa peggiore che puoi fare è sentirti una fallita. Se il senso della vita di una donna è soltanto l'amore dei figli, siamo rovinati. O meglio, la dimostrazione d'amore. Non credo che tuo figlio no ti voglia bene. Per qualche motivo che, così di corsa, non possiamo sapere, ha scelto una profonda riservatezza, che comunque non ha compromesso la sua vita scolastica e sociale. Indubbiamente ci sarà senz'altro una motivazione, una spiegazione, che tuttavia forse rimarrà sua, intima. Ciò non toglie che possa avere una bella vita. Dopotutto i figli, realmente, non devono nulla ai genitori, e hanno il compito di costruirsi una vita e un'identità lontano dalla casa d'origine, Chi lo sa. Forse ha sentito troppo amore da parte tua e ha avuto bisogno di affrancarsene? Forse ha scelto di non condividere la sua crescita per vergogna e senso del pudore? Bisognerebbe chiederlo a lui. Il tuo compito di nutrirlo e pagargli gli studi lo hai svolto e lo svolgi. E' comunque, da ciò che mi dici, un giovanotto studioso e affidabile. Tutto sommato non è andata poi così male. Dovrai solo tu fare i conti con una sua modalità di esprimere l'affetto che non ti garba, che ti sembra insufficiente. Ormai ha fatto le sue scelte e farà la sua vita. I figli sono liberi, una volta maggiorenni, di scegliere la propria strada. E' chiaro che finché vivrà in casa vostra e con i vostri soldi questa libertà è relativa alla buona educazione e al rispetto. Certo. Ma non farti allagare da significati sballati quali "fallimento" e simili. Questi sono tuoi significati, che dai alla relazione con tuo figlio ma che magari, da parte sua, sono completamente insensati.

Credo che in larga parte il problema sia tuo, più che di tuo figlio. Potrei consigliarti di farti una chiacchierata con un collega psicologo o psicoterapeuta, ma tu da sola, per capire se non ci siano delle tue aspettative a riguardo, più che un problema reale. Chi mi legge e mi conosce sa che tendo sempre a vedere l'affrancamento dei figli dalla famiglia come una cosa buona. E' chiaro che tuo figlio esagera, ma troverà un suo equilibrio. Tu pensa a trovare il tuo. Così vi aiuterete a vicenda.

 

Un caro saluto.

 

 

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