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Mamma gatta e i cuccioli: mollare i figli adulti PDF Stampa E-mail

 

 

 

 


Gentil psicoterapeuta,
ho 63 anni e sono vedova da 2 anni e mezzo.
Sono mamma di F., 40 anni, sposato da 1 anno e in attesa di una bambina.
Sono mamma di R., 43 anni, sposata da 20 e mamma di una ragazza di 17 anni e di un ragazzo di 14.
R. mi vuole molto bene, ma a modo suo. Mi ha sempre aiutata in tutti i momenti difficili.
Ma periodicamente vuole a tutti costi litigare con me e suo fratello al quale è sempre stata molto legata. In questi momenti mi odia veramente, dicendomi cose che mi feriscono molto e manifestando una grande gelosia nei confronti del fratello che pure ha sempre aiutato e protetto.
Non riesco ad evitare questi scontri perché passa da un momento all'altro dall'amore all'odio.
Le faccio un esempio.
Venerdì l'ho accompagnata, su sua richiesta, in un'altra città perché la figlia voleva assistere ad un concerto. Noi siamo rimaste assieme tutto il giorno e tutto è stato molto bello.
Sabato siamo ritornate e io mi sono recata da mio figlio che aveva necessità di aiuto per un affare di lavoro. Ci siamo lasciate molto amichevolmente, d'accordo di passare la domenica tutti assieme.
Dopo un paio d'ore mi ha chiamata dicendomi che non voleva più parlare né con me né con il fratello.
Da quel momento non mi ha più chiamata ed ha risposto con cattiverie ai miei messaggi,
dicendomi che lei non ha una madre, che non vuole più avere niente a che fare con me e il fratello e dimostrando una grande gelosia. Accusandomi di non mai fatto niente per lei e per i nipoti.
Purtroppo non è stata certamente fortunata, ha avuto un tumore 8 anni fa, asportazione di tutte due i seni. Mi rimprovera di non aver fatto niente per lei. Quando è stata in ospedale i bambini sono stati con noi. In estate con mio figlio abbiamo portato i bambini al mare. Fortunatamente ha potuto unirsi anche lei.
Mi rimprovera di non aver fatto niente per i bambini.
Anch'io lavoro e non mi sono occupata a tempo pieno di loro, ma quando c'è stata la necessità li ho curati con piacere. Tutte le estati io con mio marito andavano in montagna e i bambini ci hanno sempre raggiunti. Una volta a Pasqua siamo stati a casa loro con i bambini così la coppia ha potuto andare a fare un breve viaggio di qualche giorno.
Anche ultimamente, i ragazzi adesso hanno i loro impegni e non sempre seguono i genitori, in due occasioni sono stata una volta con la ragazza e una volta con il ragazzo.
Se hanno bisogno io ci sono sempre, tanto sono sola. Questo lo sa.
Eppure R. è una ragazza speciale. Ha ospitato il fratello per più di un mese dopo il ricovero in una clinica psichiatrica. E` certamente anche grazie a lei, al suo amore se lui ha potuto riprendersi e portare a termine i suoi studi e condurre una vita normale. (buon lavoro, matrimonio e in novembre papà).
Anche durante la malattia del papà ci ha sempre aiutati. Dopo l'ultima operazione lui è stato a casa sua perché necessitava di cure ed essendo lei infermiera in cure intense ha preferito occuparsene nei primi tempi - 1 mese e mezzo.
Per la perdita del papà soffre ancora molto.
Vorrei riuscire a capirla ed a evitare queste situazioni che mi fanno star molto male.
Grazie.


 

 

Cara B.,

da quello che leggo la prima cosa che penso è che nella vostra famiglia non ci sono "slegami": un neologismo per dirti che i legami sono troppo morbosi. Mancano le giuste differenziazioni, gli affrancamenti, la capacità di portare avanti vite adulte in modo autonomo.
Temo che i tuoi figli siano adulti soltanto anagraficamente, e purtroppo tu in questo pasticcio sei coinvolta quanto loro. Mi chiedo contemporaneamente sia quanto tua figlia abbia una vita al di là della famiglia di origine, sia quanto ce l'abbia tu. Se il tuo week-end tipo lo trascorri solitamente dietro le richieste dei tuoi figli quarantenni, forse non hai molto tempo da trascorrere per i fatti tuoi ad occuparti delle cose tue.
Perdonami se ti parlo francamente, lo faccio sempre anche con i miei pazienti: devi lasciare che i tuoi figli si arrangino. E devi farlo che tu lo voglia o no, perché non è solo un diritto, è anche un dovere. Allo stesso tempo i tuoi figli dovrebbero imparare a mollare la mamma e a cercare di farsi la loro vita al di là di te. Se mi avesse scritto tua figlia le avrei detto più o meno le stesse cose: lascia perdere tua madre e cerca di arrangiarti.
Un esempio che porto, appunto, ai miei pazienti è quello di mamma gatta e dei suoi cuccioli. Dal momento in cui partorisce mamma gatta diventa protettiva, affettiva, addirittura violenta contro chiunque possa mettere in pericolo i suoi cuccioli. Li lava, li li nutre, insegna loro le cose, li accudisce in tutto. Questo finché crescono ed imparano a cavarsela; ad un certo punto i cuccioli un po' meno cuccioli iniziano ad allontanarsi da lei, a girovagare, sperimentare, perlustrare. Lei li tiene sott'occhio, prima di più, poi di meno, finché smette di controllarli. La fine della storia è che spesso mamma gatta smette anche di riconoscerli; non solo, madre e figli, soprattutto maschi, possono entrare in conflitto per il territorio. I figli sono grandi e lei può disinteressarsene, e così farne altri.
Noi umani siamo molto diversi e certamente non facciamo una cucciolata ogni anno. Tuttavia il nostro dovere accudente ha anch'esso una scadenza: ad un certo punto, quando i nostri figli si rendono autosufficienti, possiamo, anzi dobbiamo, pensare ad altro. Non dobbiamo aspettarci alcun ringraziamento ma nello stesso tempo sentirci autorizzati a pensare alla nostra vita, nella quale i figli sono una parte, importante certo, ma una parte.
Tua figlia i problemi con te se li deve risolvere da sé: facendosi aiutare, se vuole, ma non certo da te. Tu quello che potevi fare lo hai fatto, immagino del tuo meglio e non esistono genitori che non fanno errori, quanto figli che non soffrano di gelosie. In poche parole: prova ad amarli in modo diverso, meno accudente, più adulto, e lascia che trovino la loro strada. Se ti riesce difficile, fatti aiutare anche tu, ma non certo dai tuoi figli: fuori della famiglia ci sono psicologi, amici, preti, saggi, eccetera eccetera pronti a darti una mano.
Per quanto difficile, ti consiglio di ascoltarmi.
Un caro saluto
 

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