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Libera dalla madre PDF Stampa E-mail

 

 

 


Salve dottoressa, sono una ragazza di 26 anni e mi trovo in uno stato di malessere dalla quale non trovo "soluzione" o "via d'uscita". Le scrivo per avere un suo parere. Ho avuto un'infanzia segnata da un evento importante, all'età di 9 anni mia madre ebbe una forte depressione, parlavano di rischio suicidario, scattò in me un senso di dovere, doverle stare accanto ogni singolo giorno, con la paura di perdere anche un solo istante; miracolosamente mia madre si riprese, passavano gli anni e lei andava sempre più rimettendosi, ma io non smisi un secondo di dedicare la mia vita e il mio tempo a lei, non volevo nemmeno passare il  tempo con i compagnetti dopo la scuola per la paura di togliere del tempo da dedicare a lei. Quando arrivai all'età  di 13 anni mio padre si ammalò di cancro, morì tre anni dopo, cambiammo casa e io mi sentì sola, provai a vivere come qualunque ragazza della mia età, ma anche il solo pensiero di uscire di casa mi creava un senso di colpa che nemmeno sapevo motivare, ma talmente grande da farmi perdere qualunque voglia di uscire di casa e se provavo a farlo nonostante tutto, mia madre per la sua apprensività mi alimentava questo senso di colpa a tal punto da rinunciare a tutto e stare a casa per farla contenta. Stetti male, entrai in una forma di depressione e anche con l'aiuto di farmaci non riuscivo a stare bene, così un giorno decisi di essere forte e di prendere in mano la mia vita. Andai a lavorare e da lì cominciai ad inserirmi piano piano nel mondo, sino ad arrivare ad oggi che ho incontrato un ragazzo che mi ama e che amo, ma da quando ho cominciato ad uscire, nonostante io debba lottare contro quell' inspiegabile senso di colpa, mia madre con le sue apprensività irrazionali, non fa altro che buttarmi giù, creando litigi anche per un ritardo di  15 minuti rispetto il coprifuoco. Io sono una ragazza che non le da nemmeno motivo di preoccupazioni, non bevo, non fumo e non faccio nulla di sregolato, accetto le sue regole o imposizioni e cerco di rispettarle nel migliore dei modi, ma nonostante ciò ho sempre discussioni. Nella mia mente ad oggi qualunque cosa come uscire, avere una storia, o pensare al mio futuro con una persona mi sembra sbagliato, quasi come fosse qualcosa di immorale, come se le stessi facendo un torto immenso.

Io non so più cosa poter fare, a volte penso di arrendermi, abbandonare tutto e tutti e chiudermi in casa, sola con me stessa. Vorrei solo che capisse che la rispetto più di quanto rispetto la mia stessa vita, mettendo lei al primo posto e che quindi non fosse così dura con me.

La ringrazio in anticipo, cordiali saluti.

 

 

 

 

 

Cara ragazza, anzi, giovane donna,

temo che la mia risposta sarà durissima, però leggila con attenzione, in essa non vi sarà una sola parola contro di te.
Innanzitutto, povera, povera bambina. Povera bambina di 9 anni alla quale è stato detto che la madre avrebbe potuto suicidarsi. Povera bambina alla quale è stato permesso di sacrificare il tempo della sua infanzia per badare alla madre depressa. Povera bambina, che certamente ha creduto che la sua guarigione fosse il premio per esserle stata appiccicata, e che quindi, perché continuasse a vivere, non poteva staccarsene. Povera ragazzina, che invece di crescere con i suoi coetanei ha continuato a far la veglia su una madre egoista e disattenta, e non è stata aiutata a fare amicizie. Povera ragazza di 13 anni, che probabilmente ha sentito il dovere di  star vicina alla povera mamma, che chissà quale dolore stava attraversando ora che il marito l'aveva abbandonata, senza ovviamente farle pesare nulla di tutta la sua solitudine. Quella tua depressione era stata un avvertimento, un segnale drammatico di un dolore terribile che ti consumava, la richiesta inconsapevole di un tuo spazio dove poter soffrire ed essere protagonista, ma che allora non hai voluto ascoltare.
Povera, povera, povera. E povera donna, e sottolineo donna (perché è questo che sei adesso), ricattata nel peggiore dei modi, col senso di colpa, affinché non prenda il volo per la sua vita lasciandosi alle spalle tutto il dolore e tutta la frustrazione.
Però, devo dire, povera...fino ad un certo punto. Perché, a dire il vero, adesso puoi cambiare le cose. Puoi farlo perché sei grande, puoi farlo perché sei stanca.
Come dico sempre il senso di colpa nasconde un'aggressività repressa e autodistruttiva. Invece di arrabbiarti con la tua mamma, te la prendi con te stessa e ti convinci di non riuscire a fare mai abbastanza. Il tanto è sempre troppo poco. Il dedicare la tua vita a lei è troppo poco. Dovresti fare di più. Invece addirittura ti permetti di uscire con il tuo moroso e di toglierle minuti della tua presenza. Non ti vergogni? Dovresti farlo, ma non certo perché non ti dedichi abbastanza a tua madre. Lo devi fare perché non ti dedichi per niente a te. Non sai difenderti dall'egoismo e dall'ingordigia di una madre che, evidentemente, non ha mai imparato che i figli vanno aiutati ad aprire le loro ali, non costretti a  dedicarsi ai genitori da quando hanno 9 anni.
Il problema non è tua madre, lei è come è e non cambierà. Il problema è che in te non hai mai trovato la luce giusta per guardare le cose come sono: tu sei figlia, e devi crescere. Lei è tua madre, e dovrebbe aiutarti a farlo; se non ci riesce, dovrai far da sola.
Il fatto che mi hai scritto, senza omettere alcuni dettagli, mi fa credere che forse è arrivato il momento per ribellarsi a questa reclusione e prendere la tua vita in mano. La vita è tua, tua, anche se te l'hanno data i tuoi genitori. E' un dono, e il dono appartiene al destinatario, non al mittente. Non ci sono condizioni e non ci sono interessi. Il dono è un regalo, è gratis, non ha prezzo. La vita è un dono, molto impegnativo, di cui fino a 18 anni possiamo delegarne la responsabilità. Ma con la maturità, se siamo all'altezza, e dobbiamo esserlo, questa responsabilità ci tocca e allora la nostra vita è nelle nostre mani. Sei autorizzata a farlo, anzi, sei chiamata. E' il tuo dovere verso te stessa, il dovere per eccellenza. I genitori non sono mai perfetti, fanno tanti errori, sono umani, e per questo perdonati. Ma nel perdono non è previsto né l'assoggettamento né la fiducia cieca. Dobbiamo difenderci dai loro errori, come i nostri figli faranno con noi. I bravi genitori ascoltano i figli e sono capaci di vedere il loro bene sopra ogni cosa. Ma i genitori non sono obbligati ad essere buoni, sono quel che sono. I figli, invece, per essere figli "bravi", devono sapere emanciparsi, liberarsi dal passato e vivere la loro vita come vogliono viverla.
Che tu dica: "Vorrei solo che capisse che la rispetto più di quanto rispetto la mia stessa vita, mettendo lei al primo posto e che quindi non fosse così dura con me", è molto grave. Nessuno merita più rispetto della tua vita, per te. Al massimo lo stesso rispetto. Nessuno può stare al primo posto, se non tu. Nello stesso tempo, se speri che lei capisca e sia meno dura, stai fresca. Non accadrà mai. Tua madre ha bisogno di te  per sentirsi importante, e finché ci sarai tu lei non ti mollerà. Dovrai esser tu a liberarti, ad essere altrettanto dura, a difendere la tua vita con i denti e con tutta la forza che hai. E sai perché? Perché è giusto. Perché è la vita. Perché i figli devono andarsene, crescere e trovare se stessi. Perché i genitori la devono piantare di cercare il senso della vita nei figli. Perché tua madre dovrà trovare il senso della sua vita altrove, lontano da te; ma non lo farà mai finché tu sarai ai suoi piedi.
Sarà faticoso, doloroso, tremendo. Fatti aiutare, se vuoi e puoi, anche da un professionista. Piangerai tutte le lacrime che hai e ti sentirai un mostro. Ma se alla fine avrai conquistato la tua vita, il prezzo sarà valso la fatica, e tu avrai la tua vita per te.
Un abbraccio che è un augurio.
 

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