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La psicoterapia può aiutarmi PDF Stampa E-mail




Gentile dottoressa,

le scrivo in un brutto momento della mia vita, in cui sono spesso invasa da una tristezza che non riesco a spiegarmi.

Due anni fa è morto mio padre, ma nell’immediato credevo di avere reagito bene al colpo, lavoravo, cercavo di uscire con gli amici, tanto che tutti mi dicevano quanto fossi forte. Ora, da circa 4 mesi, sono entrata in una sconsolatezza che non ho mai vissuto… Ho 32 anni, vivo da sola da 6, sono fidanzata abbastanza felicemente, lavoro con soddisfazione, non ho davvero motivo per essere triste eppure non riesco a risollevarmi, cosa molto strana per me, mi deve credere.

Nell ultime settimane, tra l’altro, mi sono ulteriormente preoccupata perché mi sento letteralmente invasa da un sonno anormale, io che ho sempre dormito 5- 6 ore per notte senza problemi (ho una vita molto frenetica), adesso faccio fatica a stare sveglia, e non posso permettermelo! Per questo motivo sono stata dal mio medico, magari per fare qualche cura, però lui mi ha consigliato di rivolgermi ad uno psicologo o psicoterapeuta perché secondo lui non ho nulla di fisico che non va. In un certo senso mi sono tranquillizzata, e ho pensato che forse non ho mai superato certi problemi che ho avuto con mio padre nella mia vita passata, anche se fin ad ora sono stata bene e ho reagito con grande forza. Però credo di non avergli mai perdonato di essermi stato addosso in modo autoritario e vendicativo finché me ne sono andata di casa, e in realtà anche dopo. Poi si è ammalato ed è cambiato tutto…

Mi ha parlato di lei una mia amica che è stata sua paziente, mi ha dato anche il suo sito e sono andata a guardarlo. Se lei potesse io verrei da lei, così capiamo insieme se la psicoterapia potrebbe aiutarmi. Consideri che ho sempre lottato da sola contro difficoltà anche grandissime, però sono stanca e soprattutto questa volta non riesco a reagire in nessun modo.

Spero mi risponda presto.

Graie. P.

Cara P.,

dalle sue parole traspare sofferenza unita a sorpresa, come se questo crollo non fosse possibile in una persona “forte” come lei. Nello stesso tempo leggo una lucida consapevolezza in merito al rapporto difficile con suo padre.

La nostra storia si incide a sangue nella nostra esistenza, e forse è anche per questo che siamo così misteriosi e complessi. Ciò che abbiamo vissuto è una parte indelebile di noi del nostro carattere, della nostra personalità del nostro modo di essere e di vivere. In un certo senso, mi viene da dirle che anche il suo continuo “reagire” nella vita fa parte di tutto questo. Non sempre, infatti, la “reazione” è la cosa migliore per noi. Ci sono momenti in cui dobbiamo stare nel dolore, e vivercelo fino alla fine; per esempio il dolore di un lutto, ma non solo.

Da quanto mi arriva leggendola, la sua vita è veloce e molto impegnata. In un vita così c’è poco spazio (e tempo) per soffrire. Ma in una vita consumata così frettolosamente prima o poi il dolore arriva tutto in una volta e ci costringe a fermarci, nostro malgrado. Ecco forse il perché del suo sonno.

Credo davvero che quando ciò accade, sia la nostra fortuna: finalmente siamo “costretti” a prenderci cura di noi e della nostra vita.

Il suo medico ha ragione, lei non ha affatto bisogno di una cura contro il sonno, ma di volersi più bene, conoscersi meglio, capire cosa davvero la possa rendere felice e centrata sui suoi bisogni, anche quelli che per ora non vede. In questo la psicoterapia è meglio di qualsiasi farmaco esistente.

Se vuole seguire un percorso con me, la prego di contattarmi nuovamente in privato solo per questo.

Intanto, cari saluti.



 

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