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La psicologa di mia figlia mi tratta male PDF Stampa E-mail

 

 


Gentilissima dottoressa,

sono mamma di una ragazza di quasi 15 anni in terapia da un anno e mezzo per forte timidezza e scarsa autostima. La ragazza segue la terapia una volta a settimana, invece vede noi genitori una volta al mese. L'ultimo incontro però è stato per me veramente angosciante. La psicologa mi ha detto senza mezzi termini che io ho bisogno di sedute di terapia, che sto remando contro il suo lavoro con il mio comportamento con mia figlia, che è colpa mia se lei non riesce a non sentirsi inferiore al resto del mondo ecc. ecc. Il tutto detto con un tono aggressivo e pieno di parolacce. Ho chiesto più volte sia a lei che a mio marito presente di farmi esempi pratici su dove sbagliavo perchè io non capivo. Ma... lei per il segreto professionale... lui perchè non vede... insomma. Nessuna risposta concreta. L'ho sentita prevenuta in ogni risposta che (cercavo) di dare. Mi sono sentita criticata, umiliata e maltrattata fino a sentirmi male e a trovarmi letteralmente a scappare dalla stanza e ad abbandonare la seduta. Dice che se mi ha detto tutto ciò è perchè vuole bene a mia figlia e di questo posso essere solo contenta. Ma io solo al pensiero di tornare da lei tra un mese mi sento male e non so davvero che fare.

Grazie per l'attenzione e per il meraviglioso servizio.

M.

 

 

Normalmente penso e dico che un collega tendenzialmente dovrebbe sapere ciò che fa, e che in linea di massima tendo a fidarmi delle sue scelte. Ci sono casi di colleghi che fanno stranezze, ma si tratta di eccezioni, quindi risponderò alla tua lettera partendo da una base di fiducia nella collega, ok?

DI solito uno strizzacervelli agisce strategicamente, cioè ogni azione o parola parte da un'ipotesi e ha un fine trasformativo. A volte le strategie che usiamo sembrano folli, in realtà sono basate su un ragionamento e raramente su reazioni emotive. Non per forza lo stile di uno psicoterapeuta deve piacere o essere in armonia con il paziente, essendo due esseri umani la relazione può essere improduttiva. Ma è importante insistere, dare fiducia comunque, perché a volte dietro una profonda antipatia c'è dietro qualcuno che ci può aiutare, magari proprio per questa antipatia, su cui possiamo lavorare a fondo.Il patto fondamentale con un terapeuta deve essere quello di esprimere qualsiasi pensiero o emozione, anche negativi, raccontare come noi viviamo la relazione con lo strizzacervelli allo strizzacervelli stesso. In pratica ti sto consigliando di parlarne con lei, direttamente, dirle come ti sei sentita,essere onesta. La collega, in teoria, dovrebbe fare il suo lavoro e aiutarti a capire se la natura delle tue emozioni è proiettiva, ovvero se il modo di fare della collega ti possa avere irritato perché simile al modo di fare di qualcuno importante nella tua vita (che so...tua madre, per esempio). Tanti giri di parole per dirti: raccontale ciò che hai detto a me, esattamente come lo hai detto a me, anzi leggile la lettera direttamente, in seduta.
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Un'altro punto importante è il segreto professionale. E' una cosa molto seria, e ha ragione la collega a dirti che non può svelare i dettagli. La cosa può essere, solo in parte, ovviata facendo incontri familiari, insieme a vostra figlia, che potrebbe trovare il coraggio in seduta di dire anche a voi le cose che la fanno soffrire.
Nello stesso tempo mi sento di dirti che l'incontro mensile che fate con la collega non può che essere di restituzione e lavoro sul rapporto con vostra figlia, in cui lei può darvi indicazioni in merito e voi potete coglierle e farci qualcosa di utile. Ma non può essere un lavoro terapeutico per voi, per te, perché ci sarebbe un evidente conflitto di interessi. Per potere lavorare su di te, come donna, come madre, per essere ascoltata davvero nei tuoi bisogni e nei tuoi dolori, dovrai trovare una terapia tutta tua, con un altro o un'altra collega, perché lei è e resterà la terapeuta di tua figlia, ed è così che deve essere.
Non stare troppo a preoccuparti, Se tua figlia si trova bene lascia che faccia il suo lavoro, che certamente la aiuterà ad affrontare anche i problemi con te. E' un'età in cui è giusto che i figli inizino a prendersi il loro spazio, a staccarsi un po' dai genitori. Tua figlia dovrà imparare piano piano a cavarsela da sola, con le sue risorse, le sue forze, forze che probabilmente non sa ancora di avere.
Credo nello stesso tempo che sia impossibile che ciò che ti restituisce la collega sia completamente sballato; senz'altro c'è qualcosa di vero, di profondo, che magari ti sfugge. Essere genitori è difficilissimo ed è naturale che tu sia confusa. Ascolta con attenzione ciò he ti dice, e riflettici a lungo, finché non ne vieni a capo. Anche se i suoi modi possono sembrarti bruschi, prendili come una provocazione e non come un'offesa personale, e facci qualcosa che possa servire a tutti. Ti ripeto, grida, parolacce, insulti, e mille altre cose, possono far parte del corredo strategico per smuovere i pazienti dal torpore dell'abitudine, non hanno nulla a che vedere con la maleducazione e l'aggressività gratuita: un terapeuta ha un solo interesse, fare il meglio possibile per il paziente, costi quel che costi.
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Segui il mio consiglio, trovati uno strizzacervelli tutto per te, a cui poter confidare le tue sofferenze in libertà senza l'ombra del giudizio o la paura del rimprovero. Probabilmente, immagino, anche tu potresti avere bisogno di un aiuto per staccarti da tua figlia, che sta crescendo e senti che è cambiata.
Un abbraccio e un caro augurio.
 

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