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Interruzione estiva dell'analisi PDF Stampa E-mail









Gentile Dott.ssa Zaira,

mi sono imbattuta nel suo sito per puro caso, mentre cercavo ulteriori dati sulla psicoterapia, nel mio periodo di vacanza estiva...dall'analisi.
Eh, sì, perchè è sempre bello scoprire testimonianze di pazienti (e non clienti...perdoni, ma io mi sento un paziente) che ce l'hanno fatta!
E calmare un po' la sensazione di mancanza del percorso analitico.

So perfettamente che quando si è in analisi è bene non chiedere pareri ad altri psicoterapeuti, perchè da un lato si 'tradirebbe' il proprio terapeuta di fiducia, dall'altro si rischierebbe di confondersi ulteriormente. Volevo solo complimentarmi con lei per gli articoli scritti nel suo sito, nella posta dei lettori, nelle notizie ecc. perchè si sente che son scritti con quella passione che fa molto bene a chi soffre. E che avvicinerebbe un pubblico ancora diffidente ad occuparsi dei suoi disagi interiori.

Mi scusi se le sarò sembrata stramba, ma lo prenda come un complimento da parte di una lettrice casuale, molto felice di aver intrapreso una psicoterapia.

Buon lavoro
Saluti
A.


Cara A.
la sua lettera mi ha molto intenerito.
Innanzitutto, grazie per i complimenti, che arrivano con freschezza e calore nello stesso tempo.
Le vacanze estive sono un momento particolare nel corso della terapia. E' un' interruzione non del tutto indolore, come lei stessa ci fa notare. Tuttavia, accadono spesso evoluzioni strane. Abituato alla costanza di una volta alla settimana, il "paziente" vive un certo trauma che in qualche misura potrà scatenare dei movimenti, dei cambiamenti.E' un momento di pausa forzato che spinge alla digestione di quanto è accaduto finoquel momento. E' un processo molto interessante: il paziente deve fare i conti con la solitudine analitica, che può fare emergere qualcosa finora latente, fosse anche solo la consapevolezza di non poter stare nella solitudine. Non si tratta infatti sempre di eventi positivi: a volte la pausa forza un processo di regressione, oppure scatena panico, senso di inadeguatezza, malinconia. In tutti i casi, indifferentemente, qualcosa accade.
La psicoterapia o l'analisi sono avventure che in qualche misura riproducono verosimilmente la vita, nelle sue sfaccettature più quotidiane. Ogni evento ha un significato che è riconducibile al modo proprio di reagire ai fatti quotidiani; per questo anche un evento ovvio come le vacanze estive, può riprodurre il modo del soggetto di vivere il distacco momentaneo, rispetto al significato che egli dà all'esperienza (abbandono, libertà, malinconia, paura, ecc).
Prima ho scelto di mettere tra virgolette la parola "paziente" per rispondere alla sua provocazione: io personalmente non amo definire clienticoloro che prendo in cura. E' una scelta precisa che ha a che fare con la mia personale nausea verso l'uso spropositato e grottesco che si fa di questa parola. In realtà non amo nessuna delle due: la mia scelta vaverso il male minore. "Paziente" infatti mi fa pensare al modello medico di cura che prende in carico un soggetto passivo eagisce su di lui. Ma volendooptare per una riduzione del danno,midisturba meno l'immagine di un individuo da curare che da spennare. Sono ironica, ma davvero credo che la parola "cliente" ultimamente sia investita di connotazioni troppo commerciali per i miei gusti romantici.
La saluto calorosamente, e buona continuazioneper ilsuo cammino.






 

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