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Individuazione: da figlia a donna PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Buongiorno dott.ssa,

Ho trovato il suo blog cercando risposta on line al mio dolore. Perché è questo che mi causa il rapporto con mia madre e non so come muovermi. Non so con chi parlare o cosa fare. Quando parlo con le persone mi sento solo rispondere “è tua madre”…. E io?

Lei è stata una persona sempre difficile, la mia infanzia e adolescenza sono piene di ricordi di urla e paura di farla arrabbiare. Soffriva di depressione e per due anni ha vissuto come uno zoombie.

Ha sempre avuto un carattere forte e con mio fratello era anche peggio perché qualche volta alzava le mani, motivo per il quale oggi lui non la vuole vedere e penso sia anche il motivo dei suoi problemi di alcol. In casa eravamo poveri, lei si indebitava per darci il possibile ma poi la famiglia ha pagato le conseguenze di tale azioni. Sempre tirannica ma comunque mi voleva bene e mi coccolava (sentivo il bisogno delle sue carezze e della sua approvazione) ma dovevo fare come diceva lei su tutto, pensare come lei e fare quanto voleva lei. A sentire lei era sempre una vittima, ad esempio il giorno che mio padre è morto (sono dell’Uruguay e lui è morto là) lei non mi ha chiamato per dirmelo ma l’ha fatto un amico di mio padre. Lei nemmeno dopo giorni mi chiamò, quando le ho chiesto perché non l’ha fatto mi ha risposto che era sconvolta per la morte…io non ho potuto assistere al funerale.

Ci sono tante cose per cui oggi quando la vedo sento rabbia, sto cercando di aiutarla economicamente e a sistemarsi qui in Italia ma quando la sento mi vengono in mente tutti questi ricordi e non so come comportarmi. Ho cercato di spiegarle che per me è difficile ma lei dice di capire ma che ha sempre sentito il mio dolore perché “lei è mia madre” e quando dice così mi fa ancora rabbia perché sembro una sua proprietà.

Vado al sodo per non dileguarmi –anche se avrei tante cose dentro – come posso fare per non sentire questo dolore misto rabbia quando mi parla? Ancora oggi si comporta come una donna che sa tutto. Io sono qui da 16 e lei pensa di sapere più di me su documenti e pratiche varie del comune.

Io voglio smettere di sentire paura di parlare con lei, al momento la mia tattica è ignorarla e parlare del minimo indispensabile.

Cosa posso fare dott.ssa?

Spero in una sua gentile risposta.

Cordialmente

 

 

 

Cara A.,

c'è qualcosa di commovente nella tua lettera. Racconti di una madre un po' impacciata, autoreferienziale, che ha fatto ciò che ha potuto in mezzo a tanti pasticci che vi hanno dato tanto dolore.
Io avrei una visione da proporti, vediamo se puoi accettarla.
I figli hanno un grande dovere nella vita: smettere di essere figli. Di esserlo, perlomeno, nel senso della dipendenza e del bisogno di riconoscimento. Di fatto non ci riesce quasi nessuno, ma resta il nostro compito fondamentale. I genitori possono fare tante stupidaggini, ad un certo punto, quando siamo sufficientemente grandi da cavarcela da soli, possiamo e dobbiamo lasciarci alle spalle quel modo di vivere e trovarci il nostro.
In questo io credo profondamente.
Quel che è stato è stato. Dopotutto sei viva e questo è il più bel regalo. Il resto lo dovrai edificare tu, con le tue forze, questa è la vocazione che spetta a tutti.
Tua madre sarà sempre tua madre, e la amerai per sempre. Questo non toglie che tu possa e debba vivere la tua vita a tuo piacimento. Non sei proprietà di nessuno, anche se so che ti sembra diversamente. Ciò che impariamo da bambini ha il sapore della verità, mentre alla fine è soltanto ciò che ci hanno insegnato, un punto di vista, una illusione di verità. E' questo che  devi fare adesso: trovare la tua verità soggettiva, che sia tua e basta. I tuoi figli, un giorno farebbero lo stesso: apprenderebbero da te le tue verità e da grandi, si spera, le trasformerebbero.
E' tempo che, pur nell'amore tra madre e figlia, ognuna si faccia la sua vita. Dalle tue parole sento tanto invischiamento: soldi, polemiche, competizione. Lascia cadere tutto e soprattutto lascia che tua madre se la cavi da sola, come d'altronde stai facendo tu. Non per ripicca, anzi, il contrario; lascia che lei sia lei e tu sia tu, distintamente, ognuna con le proprie particolarità, ognuna nella sua privata quotidianità. Non devi condividere per forza la vita con lei, i dettagli, le andate al comune, la vita in Italia. Amarsi non vuol dire vivere la vita insieme. Amarsi, tra genitori e figli, vuol dire perdonarsi e accettare che ognuno ha il suo proprio modo di vivere la sua vita, che non deve sconfinare nella vita dell'altro. Potrai perdonarla solo quando deciderai di vivere come vuoi tu, fino in fondo, senza cercare di convincerla che il tuo modo è migliore del suo, ma accettando il suo diritto, come il tuo, di fare ciò che vuole e di pensarla come vuole.
Non pensare che sia facile. Anzi, te lo dico già, è difficile. Difficilissimo. E' la sfida più grande della vita. Fatti aiutare, se non l'hai già fatto vai in psicoterapia, lavora su di te, lotta con tutte le tue forze, alla fine il premio sarà la tua individuazione, e tutta la tua vita avrà un altro sapore.
Auguri e cari saluti
 

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