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Il mio amore è sbilanciato? PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

Gentile dottoressa,
Leggendo molte delle sue risposte, particolarmente interessanti, mi son sentito di scriverle riguardo ad una storia d’amore piacevole ma tormentata.

Sono M., un ragazzo di 23 anni e sto con un ragazzo, mio coetaneo, da circa 3 mesi. Il nostro rapporto per la precisione è iniziato 6 mesi fa circa, nel senso che ci si è conosciuti per caso, lui mi ha fatto capire che era interessato a frequentarmi oltre l’amicizia, e io son stato sentimentalmente ‘’rapito’’ .
Dopo non pochi tentennamenti iniziali e un lungo corteggiamento da parte sua, mi son deciso a troncare una storia con un altra persona, che durava da più di un anno, e mi sono ‘’buttato’’ in questa nuova relazione, che come ho già detto va avanti da 3 mesi.
A parte qualche fine settimana in cui lui, studente fuori sede, torna dai suoi genitori, ci si vede tutti i giorni.
I momenti passati insieme sono piacevoli...parliamo tanto, ci confrontiamo, usciamo con gli amici  dell’uno e dell’altro, ci troviamo i nostri momenti di intimità. Insomma, una relazione bella e appagante sia intellettualmente sia sessualmente.

I problemi sono due, ma correlati:
1) Siamo entrambi studenti universitari. Lui è indaffarato con lo studio per la laurea imminente, per cui specialmente negli ultimi giorni le serate insieme si fanno più brevi, i messaggi durante il giorno più sporadici. 
Io che mi sento messo in secondo piano. Lui è uno studente diligente e legittimamente non se la sente di diminuire il tempo dedicato allo studio per me. Io invece vorrei passare ancora più tempo con lui...Mi sembra che non averne mai abbastanza. Ad esempio: ci vediamo per una birra al bar, magari per un’ oretta, lo riporto a casa presto perché il giorno dopo studia ed io mi sento giù, e mi viene un po’ di sconforto perché avrei voluto stare di più insieme.
2)Sono innamorato di lui.  Lui lo ha capito, e spesso dice frasi come ‘’ ci si sta innamorando’’ oppure se sono giù di morale se ne esce con ‘’ che ci vuoi fare, è l’amore’’. Mi dice parole importanti, del tipo ‘’ mi rendi felice’’, ‘’sei unico, sei speciale’’. 
Parlando però mi ha fatto capire che a lui non piace definire i suoi sentimenti, dicendo ‘’ti amo ’’, sostiene che lo si capisce entrambi che si è innamorati, e non serve dire quelle due fatidiche parole. Il problema è che io vorrei urlarglielo che lo amo, ma con queste premesse non me la sento.
Per cui ora temo di star vivendo un amore sbilanciato. Io sono innamorato. Me la prendo per piccolezze: ammetto che soltanto se mi dice che torna due o tre giorni a casa dai suoi genitori che per 5 minuti mi viene un po’ di rabbia (anche se ovviamente mi passa immediatamente, dato il motivo innegabilmente valido). 
Lui invece, è sì preso, ma in una maniera che definirei ‘’sana’’, non vive i turbamenti che vivo io, per cui credo che non sia innamorato di me, o almeno non quanto me.
Capisco che forse sono io eccessivo, lui con me è affettuoso e corretto,  ma io non so perché spesso sto male, perché vorrei più conferme, vorrei mi dicesse ‘’ti amo ’’ e vorrei essere importante per lui quanto lui lo è per me. 
Le chiedo: Può essere che semplicemente siamo due persone che vivono l’amore in maniere diverse? Oppure le mie paure sono in qualche modo legittimate? E’ giusto desiderare che il proprio partner si dimostri preso quanto lo siamo noi?
E’ il caso che gli dica chiaramente che lo amo, e di chiedergli se quello che prova per me è amore? ( Tutto nasce dal fatto che per me l’amore è un sentimento che non può avere un' incubazione lenta: cioè se un rapporto è intenso credo che il passaggio da volersi bene ad amarsi non può farsi attendere molto.)
O forse è meglio dedicarmi prima a me stesso, ad analizzarmi per capire il perché di queste mie paure e pretese, forse eccessive, e ad individuare la mie mancanze e problemi , per dedicarmi serenamente a questa storia?

Spero di averle fatto capire cosa mi tormenta e se risponderà ne sarò infinitamente grato.

Cordiali Saluti.

M.


 



Caro M.,

risposta difficile, la mia.
Poni una questione che credo abbia prima o poi nella vita toccato chiunque, e molti si immedesimeranno.
Spesso accade che quando ci innamoriamo ci chiediamo se l'altro ricambia i nostri sentimenti. Stiamo lì a domandarci se i suoi comportamenti danno segnali positivi, oppure se dobbiamo disperarci, farci desiderare, o trovare questa o quella strategia per conquistarlo, o darcela a gambe, o altro.
Sarà franca come sempre: io credo con profonda convinzione, come ho già detto altrove, che l'unico amore possibile sia quello reciproco. Tutto il resto è qualcos'altro.
Con l'altro che ci guarda con il nostro perdimento, il nostro coinvolgimento, la nostra completa disarmata resa, allora amiamo.
Se invece uno dei due, o io o l'altro, è meno "in pericolo", meno stravolto, meno attraversato dagli inferi dell'amore, allora non si è in due, ma da soli, narcisisticamente innamorati dell'amore, e non reciprocamente trascinati altrove, in un'altra dimensione.
In definitiva ciò che voglio dirti è che non hai altra scelta che giudicare da te se il tuo innamorato è abbastanza innamorato. Noi non possiamo costringere nessuno ad amarci, ma possiamo scegliere di allontanarlo, se non ci corrisponde.
So di dire parole dure. Anche perché, per quanto possa sembrarti inverosimile, l'amore non corrisposto, irraggiungibile, doloroso, ha un fascino irresistibile. Nella maggior parte dei casi amare qualcuno che non ci ama è terribilmente attraente, e qualora costui dovesse corrisponderci pienamente, perderebbe tanto del suo fascino oscuro.
Quindi, caro M., stai attento a non perderti da solo in un amore a senso unico. Se l'altro non ci corrisponde abbiamo una sola scelta, diciamo, sana: allontanarlo. E non ci mettiamo molto a capirlo, sono cose che, in profondità, si sentono. A meno che non scegliamo, inconsapevolmente, di non sentire.
 

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