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Il lutto del mio compagno PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

Gentile Zaira,

scrivo perchè sono un po' preoccupata per il mio compagno. Attualmente ha 26 anni, ma all'età di 13 ha perso sua mamma in un tragico incidente d'auto.

Io l'ho conosciuto molto dopo questo accaduto e adesso stiamo per intraprendere un nuovo percorso di vita assieme. Noto però che in situazioni non facili, come l'anniversario della morte della mamma o il compleanno, non è in grado di affrontare in modo razionale le giornate.

Il problema vero è che ci sono volte in cui si rifugia in se stesso e, anche se raramente, fa uso di alcool per non pensare ai problemi (questo succede 2/3 volte l'anno circa). Io non so come comportarmi, come aiutarlo. Vorrei poter aiutarlo a rielaborare il lutto, cosa che secondo me non ha mai fatto: leggendo i punti della "rielaborazione del lutto" che Lei ha messo a disposizione sul sito, è come se il mio compagno si fosse fermato al punto due, senza riuscire a sperimentare il dolore... è come se volesse scappare.

Spero che lei mi possa dare dei consigli su come aiutarlo.

La ringrazio per la disponibilità,

S.

 

 

 

 

Cara S.,

la prima cosa che mi salta all'occhio, visto che sei tu a scrivermi e non lui, è che il "suo" problema è anche un tuo problema.
Una cosa è un problema quando ci fa soffrire, quando ci rende inquieti, richiede un dispendio energetico, diciamo, indesiderabile.
E' da questo punto che dovrebbero partire le tue riflessioni e la tua ricerca di soluzioni: la sua sofferenza è anche la tua sofferenza. Si tratta di un passaggio fondamentale, perché ti autorizza immediatamente a fare della sua questione una cosa condivisa.
Ma quanto puoi davvero condividerla? solo per la parte che spetta a te, ovvero relativa al tuo disagio, alla tua difficoltà a condividere le giornate nere con lui, al fatto che ti puoi sentire più o meno esclusa dai suoi vissuti intimi; mentre non hai "diritti" sul suo modo di vivere il lutto, do sopportarlo, di sopravvivere al dolore, di negarlo.
Noi non possiamo chiedere a chi amiamo di soffrire meno o di soffrire meglio; possiamo metterlo al corrente di come ci sentiamo noi di fronte ai suoi modi. Nel tuo caso non puoi vivere il lutto al posto suo, né aiutarlo in modo coatto, forzato; puoi esprimergli ciò che provi, il tuo imbarazzo, le tue difficoltà, le tue sensazioni sincere , e chiedergli di capirti, venirti incontro.
In sostanza, sei tu a poter chiedere aiuto a lui, mentre non puoi aiutarlo se non è lui a chiedertelo.
Nessuno può aiutare nessuno, se non c'è una domanda di aiuto.
Tu al contrario hai la domanda, mi scrivi, mi chiedi aiuto, e io lo do a te, non al tuo fidanzato.
Parlagli, digli quello che sinceramente vivi quando lui è sommerso dai suoi pensieri, parlagli del tuo desiderio di sostenerlo ed essergli vicina; potrebbe succedere una cosa molto bella, che per aiutare te lui possa andare incontro anche a se stesso; oppure una cosa brutta, che lui chiuda con violenza il discorso perché non in grado di sopportarlo. E a quel punto tu potresti chiederti se tu stessa sei o meno in grado di sopportare lui, che non sarebbe capace di aiutare te.
Un caro augurio.
 

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