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Ho paura della psicoterapia PDF Stampa E-mail



Di ritorno dall'università stanca e giù di morale, scoraggiata per paura di non farcela come sempre, mi ritrovo a cercare frasi tristi su internet come se volessi condividere anche la tristezza degli altri...
per caso trovo questo sito, leggo un pensiero triste e poi trovo una risposta da una psicoterapeuta... giro il sito leggo quasi tutto, e decido di mandare questa mail forse un po per "destino" perchè proprio oggi mi ritrovavo a pensare per l'ennesima volta che dovrei cominciare un percorso terapeutico...
Quindi salve carissima dottoressa, intanto le faccio i miei complimenti per quello che fa e dice alla gente ogni giorno e poi vorrei semplicemente avere un parere da parte sua riguardo il mio "blocco".
Sono una ragazza di 23 anni e studio psicologia, ho sempre pensato soprattutto da quando ho iniziato i miei studi di dover "cominciare un'analisi".
Mettendomi nei suoi panni dovrei spiegarle il perchè e il perchè io non l'abbia ancora fatto.
Nonostante io mi sforzi sempre di capire me stessa e il mio mondo... non lo so, sono una ragazza che non ha mai avuto "problemi" nel senso che ho una famiglia solida alle spalle, amici. Posso solo accennarle qualche episodio che mi ha segnato particolarmente negli ultimi tempi del mio percorso di studi.. tempo fa ho scelto di frequentare un laboratorio esperenziale di "psicodinamica del sogno".
Nelle ore a disposizione si lavorava individualmente e in gruppo sui nostri sogni,abbiamo partecipato ad uno psicodramma rappresentando il sogno particolare di una ragazza; io ho rappresentato attraverso le parole, il pianto della ragazza nel suo sogno. Esperienza che mi ha segnato perchèmi sono immedesimata talmente tanto da provare emozioni molto forti e profonde. Fin qui nulla di strano , sino a quandoil giorno dell'esame dopo un paio di mesi che studiavo riuscivo a malapena a parlare davanti alla professoressa e l'unica cosa che non riuscivo a fermare e a non spiegarmi era il mio pianto. Da quel giorno tutti i miei esami orali sono diventati un incubo: l'ansia mi assale, la gastrite nervosa mi divora lo stomaco,l'insonnia dura anche tre notti prima dell'esame. Nonostante lo studio (leggere, rileggere, riassumere, schematizzare ecc.) non appena mi siedo a far l'esame ho paura non riesco a parlare e l'unica cosa che faccio è piangere anche se voglio trattenermi provo un'angoscia così forte che mi porta a
piangere davanti a qualsiasi professore.
Indipendentemente dagli esiti degli esami molti prof mi hanno consigliato di cercare di capire queste dinamiche nel contesto adatto (cioè all'interno di un setting terapeutico presumo). Dopo diversi mesi oggi penso ancora al perchè non riesca a fare questo passo. Non so quali meccanismi di difesa metta in atto, ma quello che prima mi stimolava adesso mi fa paura, sento di averne "bisogno" ma non so come "passare all'azione", all'inizio dicevo che volevo provare a farcela da sola, poi dicevo che non ho la possibilità economica, poi che mi manca il tempo... è come se trovassi delle escamotage per "evitare me stessa".
Rispetto ai vari problemi che affronterà, il mio è molto banale, ma le assicuro che non ci sono parole per esprimere la frustrazione che provo, il dolore e la sofferenza, le lacrime "liberatorie" sono pari a quelle di un lutto.
Come spiega tutto questo, e cosa dovrei fare secondo lei?
La ringrazio immensamente per aver letto la mia mail non so se mai risponderà ma nel caso in cui lo facciale sarò veramente grata.
La abbraccio spriritualmente.



Cara ragazza,

innanzitutto grazie per i complimenti.

Posso immaginare quanto sia difficile convivere con un'emozionalità così dirompente, incontrollabile. Le emozioni sono così, esagerate, incaute, maleducate, arrivano e spaccano la patina di controllo per cui tanto ci prodighiamo.

L'esperienza con lo psicodramma probabilmente ha risvegliato in te qualcosa di silente che ora non intende più ritornare ad assopirsi, un pianto che piangeva in te nascosto da chissà quando e che ha trovato la sua libera uscita.

La tua paura di iniziare un percorso personale non deve stupirti; se tu pensi alla reazione abnorme che hai avuto di fronte ad un contatto con emozioni sotterranee, pensa quale grande motivo tu possa avere nell'evitare altre esperienze "catastrofiche".

Nell'immaginario, iniziare una psicoterapia rimanda ad un viaggio negli inferi. Sembra, a volte, che dobbiamo andare a morire al nostro primo appuntamento. Chissà quale verità emergerà e chissà cosa mai non mi sono detto in questa vita, cosa scoprirò, cosa cambierò, cosa cambierà intorno a me. In qualche modo ci adattiamo a questa vita così com’è, in qualche modo troviamo il nostro equilibrio, la nostra comodità: e perché mai dovremmo andare a rovistare tra le macerie con il rischio di buttare all’aria tutto ciò che abbiamo costruito per sopravvivere? In genere, in psicoterapia ci va chi, come te, è vittima di una falla che ha fatto sballare tutto l’equilibrio, e andare avanti come prima non è più così facile. E ti dirò di più: in realtà chi inizia una terapia, normalmente, non sogna affatto di cambiare, ma di tornare come prima della crisi. La vera domanda è: “Dottore, la prego, mi faccia ritornare come ero, perché quello che sono adesso non mi piace per nulla”. Ma non si torna indietro, si può solo andare avanti; e nel profondo questo lo sappiamo. Per questo ci fa paura la psicoterapia, perché sappiamo che qualcosa dentro di noi si è rotto per sempre, come dici tu con le tue ultime bellissime parole sulla liberazione e il lutto.

Certo, è vero, l’immagine del viaggio negli inferi ha qualcosa di reale, accade realmente in psicoterapia. La differenza, rispetto alla fantasia, è che le cose avvengono in tempi rarefatti, lentamente, e non c'è un unico e grande trauma, ma piccoli passi, difficili ma possibili, che piano piano portano alla consapevolezza e alla capacità di cavarsela in questo mondo. L’esperienza come quella che hai vissuto tu con lo psicodramma è singola e alienata da un percorso significativo, per cui non hai avuto modo, dopo, di elaborarla e darle un significato, una forma, un senso nella tua vita.

Con lo psicoterapeuta si instaura un rapporto di fiducia e rispetto profondo, di cura, aiuto, sostegno. Le "catastrofi" emotive, seppur inevitabili e auspicabili, accadono dentro un contenitore solito e rassicurante, protettivo, pur nel dolore e nella fatica. Non devi pensare ad un baratro, non ci sono salti nel vuoto. E' un cammino che ha la sua bellezza, intenso, i cui ritmi seguono la tua verità e nessun'altra.

Prova a contattare il tuo coraggio, e ad accogliere la paura come una voce sana che ti avverte di qualcosa di importante che potrebbe accadere. Soprattutto, stai serena: non sarai sola, e chi ti accompagnerà ha studiato tanto per farlo in un modo che possa aiutarti, non farti male. E' la sua professione, una vocazione che ama l'altro e si costruisce sulla cura.

Accogli la tua possibilità di accedere al tuo mondo interno, che ora ti sembra pieno d'ombra, ma che scoprirai ricco di giardini insospettati e foriero di vita.

Se vorrai, fammi sapere delle tue scelte.

Un saluto pieno di auguri.

 

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