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Buongiorno Dottoressa,
stamane consultando internet, ho trovato il vostro sito e mi sono fatta coraggio per scriverle due righe inerenti i miei rapporti problematici con mia mamma.

Mi chiamo L. ho trenta anni, sono nativa di Bologna ma da quattro anni vivo e lavoro ad Imola.
Questi miei primi trent'anni sono stati costernati da tanti problemi, alcuni anche drammatici. Il loro inizio è cominciato quando ero piccola, precisamente quando mio padre ha iniziato a tradire mia mamma con un'altra donna.
Io ero piccola, e come tutti i bambini infantili, avevo bisogno di amore, di affetto da mia mamma. Lei accusò il colpo in maniera negativa. Lei si sentiva tradita dentro, demotivata, depressa e questo ha contribuito a crescere dentro di me quel vuoto, quel bisogno di amore che mia mamma avrebbe dovuto riempire ma che poi non ha più fatto. A nove anni ho provato per la prima volta il piacere sessuale con un amico di mia sorella. Io mi sono sentita strana, anche un pò in colpa perchè i miei genitori erano indifferenti ai miei stati d'animo, loro erano in casa con me ma io mi sentivo invisibile a loro, erano distanti e quando non lo erano trovavano un buon motivo per litigare e questo mi faceva star male.

Con il passare del tempo ho cominciato a convicermi che la mia vita doveva essere quella, una vita senza ricevere amore dai miei genitori. Dopo quel episodio, a 12 anni sono incappata in un pedofilo. Sono stata usata sessualmente per un pò di tempo, questo mi ha provocato tanto dolore perchè la mancanza di attenzione dei miei genitori stava diventando una cosa normale ed allora io ho cominciato a dare a me stessa la colpa delle mie disgrazie. Un giorno durante l'adolescenza, tornando a casa dal lavoro, quattro balordi mi fermarono con la forza e mi stuprarono.
Per una notte intera vagai senza meta, senza vita.
Dov'erano i miei genitori in quella notte dove io avrei preferito morire? Le conseguenze di quello stupro furono senso di colpa, attacchi di panico, depressione e ansia e le cause ovviamente mie. Come rimedio al dolore ricevuto in quella notte ho iniziato a fare uso di eroina per cercare di cancellare il ricordo, ma non bastò. Capitai nelle mani di un albanese che favoriva la prostituzione, ho dovuto anche io battere la strada per guadagnarmi i soldi per l'eroina che diventava sempre più importante per me. Lui era un uomo cattivo e ho dovuto subire violenza anche da lui. Dopo tutto ciò i miei genitori si accorsero che qualcosa non andava, gli parlai delle mie disavventure e allora denunciammo l'albanese e lo facemmo rimpatriare. Dopo ciò sono stata inserita in una comunità per tossicodipendenti per uscire dalla strada delle sostanze e li ho fatto amicizia con l'infermiera Elisabetta, una donna che mi ha voluto bene, a modo suo.

Dopo quella brutta esperienza ho vissuto una vita sessuale molto disordinata. Considerando il sesso l'unico rimedio a cui rivolgersi, mi sono concessa a qualche mio compagno di classe, ho provato attrazione verso il sesso femminile, ma c'era qualcosa in me che mi diceva che non era così che bisognava fare. Uscita dalla comunità i miei rapporti con i miei si erano ancor più incrinati ed allora stanca delle loro tensioni ho deciso di andare a vivere ad Imola dove lì viveva e lavorava Elisabetta. Lei mi è stata molto vicina per tanto tempo, tenendomi compagniaquando ne avevo bisogno. Ma la sua idea era che io dovevo chiudere definitivamente con la mia famiglia, essendo stata essa la causa delle mietragedie. Nel marzo del 2008 in una casa di ricovero per malattie mentaliconobbi Vincenzo, un ragazzo umile e sensibile di cui mi sono innamorata subito. Anche lui mi ama, ma ho paura di perderlo perchè lui è venuto a conoscenza del mio passato tramite un diario e sia io, sia i miei genitori che Elisabetta gli abbiano nascosto questo ben di Dio per un anno e lui teme che ci sia altro ancora.

Lui mi ama a tal punto che è riuscito a farmi aprire gli occhi su alcuni aspetti, mi fatto separare da Elisabetta. Lui ritiene che per risolvere un problema bisogna partire dalla radice. Quindi lui desidera che io torni a vivere a Bologna dai miei, perchè vuole che i miei genitori riconoscano le loro colpe ed iniziano a darmi l'amore materno e paterno che non ho avuto da piccola, che iniziano a darmi protezione e conforto. Io ho dato retta ai suoi consigli, infatti quando posso faccio un salto a Bologna per stare un pò con loro e loro quando possono vengono a trovarmi ad Imola. Lui però questa cosa la gradisce solo per metà, infatti lui desidererebbe che io sfittassi la casa ad Imola per tornare per sempre a Bologna con la mia famiglia e trovarmi un lavorolì perchè ritiene che dopo tutto quello che ho passato ho bisogno di rimanere costantemente sotto la protezione e l'amore dei miei per evitare di cadere in un ennesimo ricovero vivendo in solitudine ad Imola. Lui ritiene che l'amore materno è la miglior medicina per guarire definitavamente dai miei problemi psicologici.

I miei rapporti con i genitori grazie all'aiuto di Vincenzo sono migliorati, mia mamma è leggermente più disponibile verso di me.
Ma ci sono dei comportamenti di mia mamma che a Vincenzo non vanno giù del tutto. Mia mamma gli dice che quello che sta facendo per me è abbastanza, che io sono obbligata a rimanere ad Imola per via del lavoro e che quindi non posso tornare a Bologna e che spetta a lui darsi da fare per trovarsi un lavoro e salire su per tenermi compagnia ed assumersi lui le responsabilità di nuove ed eventuali crisi depressive mie.
Lui ritiene che mia mamma mi vuole scaricare, come se non volesse rimediare alla sua negligenza che ha avuto con me in passato e che ha bisogno di farsi vedere da qualche buon psicoterapeuta perchè per lui è impossibile che mia mamma non voglia accogliermi nella mia casa materna consapevole del mio tragico passato e delle conseguenze che si possono verificare ancora in futuro.

Io di questi disappunti sto dando ragione a mia madre, forse perchè ho il timore che se dò ragione a lui si potesse rompere il rapporto con mia mamma che è ancora un pò fragile, ma non nego che mi sento un pò confusa e incapace di dar retta a quello che sento ed a quello che mi dice di fare il cuore.

Cara dottoressa, spero di non averle rubato parte del suo tempo nel leggere questa lettera e le chiedo come figlia un consiglio per fare in modo di trovare un punto d'incontro tra le richieste del mio ragazzo e le opinioni di mia mamma.

Grazie.




Cara L.,
i suoi racconti hanno qualcosa di surreale, così terribili che mi ricordano, per assurdo, il delirio istrionico di chi è capace di inventarsi una propria storia altamente drammatica ma vera solo in alcuni punti magari anonimi..
Tuttavia non ho motivo di non crederle, e mi addoloro per lei. La realtà supera facilmente la fantasia.
Dalle sue parole traspare una rabbia repressa verso i suoi genitori, probabilmente giustificata. Sembra però che soltanto loro abbiano la responsabilità dei disastri della sua vita. Indubbamente, con l'esperienza di una madre che sentiamo poco amorevole e protettiva, difficilmente riusciamo a sviluppare l'autostima e l'amor proprio necessari a fronteggiare alcunché. D'altro canto, è nostra responsabilità il destino che prendono le nostre azioni e le nostre scelte.
Credo che non solo a sua mamma, ma anche per lei sarebbe importante una Psicoterapia.
Quello che mi sento di dirle adesso, è che in qualche modo lei dovrebbe trovare la sua strada, al di là delle ipotesi e dei farneticamenti di fidanzati e parenti. Ognuno ha da dire la sua, ma nel disastro emotivo c'è lei, come prima, come sempre.
Lei deve prima di ogni cosa fortificare se stessa, trovare un suo centro d'equilibrio; solo dopo potrà riavvicinarsi a sua madre. Altrimenti la paura di ferirla o di perderla prenderà il sopravvento sull'espressione autentica di se stessa e dei suoi bisogni, peggiorando le cose.
Non c'è qualcuno a cui dare ragione o torto. C'è lei sola, che può riuscire a fare a meno di conquistarsi una madre o assoggettarsi ad un fidanzato. Loro, comunque, faranno ciò che è nelle loro corde, e lei non potrà che accettarlo. Piuttosto, cerchi di arricchire se stessa, e risolversi il suo profondo dolore con un faticoso esercizio di accettazione (profonda) e visione del futuro (nuovo).
Quella che racconta, è realmente una situazione troppo complessa ed articolata per evaderla in una letterla. le consiglio vivamente una Psicoterapia, con la quale trovare la giusta distanza da sua madre e dalle persone che ama in generale. Tutti abbiamo un bisogno vitale d'amore, ma se ci abneghiamo all'altro per avere la sua approvazione, la vita diventa una pantomima.
Auguri di buona vita.
 

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