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Figlio problematico o non solo lui? PDF Stampa E-mail




Buongiorno,

sono la mamma di un ragazzo 17enne, sono anni, da quando mio figlio aveva 6 anni, che chiedo aiuto.


Mi sono separata da suo padre quando mio figlio aveva 3 anni. Il padre non si è mai nè fatto carico nè occupato di lui se non con sporadiche visite. Il ragazzo sopratutto in passato era ed è, nonostante tutto , molto legato al padre, lo ha molto idealizzato.


Mi sono rivolta ai servizi sociali, psicologa, neuropsichiatra, telefonato e fatto colloqui.

Tutt'oggi siamo "seguiti" dai servizi, o perlomeno così dovrebbe essere nel concreto, come predisposto nel decreto del Tribunale dei Minori.


La storia è molto lunga perciò cercherò di riportare le cose principali e che più mi preoccupano.


Mio figlio da quando aveva pochi anni di vita, ma forse anche prima, ha manifestato segni di disagio che si esprimevano con reazioni violente: lancio di oggetti, problemi comportamentali a scuola come a casa, ricordo che l'unica cosa che riusciva un pò a calmarlo per un seppur tempo limitato e quindi a parlare con lui era accontentare una sua richiesta che poteva essere anche un pacchetto di patatine.


A scuola abbiamo avuto problemi a partire dalla 1a elementare per poi sfociare in ripetute sospensioni alla prima superiore.

Il ragazzo non risulta avere problemi psichiatrici.


La situazione è andata via via peggiorando, ha lasciato la scuola da tre anni, da allora ha commesso due reati ed è dedito al gioco. Il suo pensiero principale è come e cosa fare per avere sempre soldi in tasca.


Quando mi sono accorta, alle medie, che rubava i soldi a me e a sua sorella l'ho segnalato sia all'ass.sociale che alla psicologa ma non è stato preso seriamente in considerazione, tant'è che mi è stato solo suggerito di non lasciare i soldi alla sua portata.


L'ho sempre accompagnato ai colloqui con la psicologa al CPBA, poi dopo 5 anni di frequentazione, non vedendo nessun miglioramento mi sono rivolta all'UOMPIA dove tuttora sia io che lui siamo seguiti.


Ci sono stati periodi in cui siamo stati lasciati soli perchè oltre ai colloqui chiedevo un intervento più consistente. Sentivo che la situazione stava sfuggendo di mano, anche l'ultimo tentativo chiesto a gran voce di inserirlo in un percorso scolastico più idoneo a lui è fallito, è andato solo 15 gg.


Ricordo quando mi sono rivolta volontariamente ai servizi ero molto fiduciosa.

Purtroppo forse non ho incontrato le persone "giuste". Mi sono trovata a fare da tramite tra l'uno e l'altro specialista perchè entrambi si aspettavano che fosse l'uno a comunicare all'altro. Siamo stati rimandati ad altra sede perchè appartenenti ad altra zona.

Purtroppo le mie possibilità economiche non mi hanno permesso di percorrere altre strade.



Attualmente e dopo aver chiesto nuovamente l'intervento del Tribunale, che riconosceva il tempo perso, è stato emesso nuovo decreto con affido ai servizi sociali e Uompia. Il ragazzo ha cominciato a frequentare un centro educativo diurno a gennaio, ma è sempre stato molto discontinuo frequentandolo con una media di 2 volte a settimana rispetto a tutti i giorni.


Intanto esce la sera, spesso non cena a casa e a volte rientra oltre la 1.

Ho paura per il suo futuro, dietro la sua aria da bullo si nasconde una persona con molte paure e fragilità.


Forse anche i servizi che dovrebbero essere di aiuto non hanno le risorse necessarie per investire in situazioni come la mia. . Fatto sta che sento di essere sola e la mia sembra ormai una lotta contro il tempo.


Eppure mio figlio aveva solo 6 anni... 

 

 

 

 

Cara K.,
adesso dirò cose che potranno, forse, ferirti, ti prego di sopportarle. Non è in nessun modo un rimprovero, ma uno spunto di riflessione.
Purtroppo i figli, per lo più, quando sono bambini, imparano a comportarsi come l'ambiente familiare suggerisce loro. Spesso i genitori non si rendono conto dell'influenza che hanno. Il bambino è una spugna che risponde all'adulto e ne assorbe le direttive. Il mondo è per il bambino come glielo presenta il genitore.
Da quello che dici intuisco (vagamente) che forse hai avuto poca autorità. I bambini ci provano sempre ad essere aggressivi quando soffrono; non è una colpa, è il loro modo di esprimere il malessere. Il genitore ha il compito di contenere questa rabbia e trasformarla in altro. Il padre ha un ruolo fondamentale in questo; nel tuo caso hai dovuto far da sola, ma non per questo non avresti potuto essere autorevole e decisa.
Quando dici: "parlare con lui era accontentare una sua richiesta che poteva essere anche un pacchetto di patatine" mi fai immaginare che questo è l'unico modo che hai trovato tu per parlargli. Ti ripeto, non è né un'accusa né un rimprovero. E' difficilissimo essere madri, soprattutto sole, e soprattutto con un figlio che reagisce aggressivamente.
Siamo noi adulti che diamo il senso alle cose per i nostri figli, che avvaloriamo le loro risposte sintomatiche, o che li aiutiamo ad incanalarle diversamente.
Ciò detto, che si fa? adesso non è più il tempo di fare la mamma educatrice, perché a 17 anni più che essere contenuti si vorrebbe esser lasciati in pace.
Credo tu debba trovare il modo, e le risorse economiche, per farti qualche chiacchierata con uno psicoterapeuta, col quale analizzare la situazione, sia tua personale che familiare. Anche tu, come persona, come madre, come donna, hai bisogno di essere aiutata; tuo figlio ne gioverà di riflesso. Ripeto: i figli raccolgono anche e soprattutto ciò che viene dai genitori, che anche con le migliori intenzioni trasmettono ai figli le loro zone oscure, le loro sofferenze, i loro buchi.
Lo devi fare, cara K., non aspettare altro tempo. Adesso chiedi qualcosa per te.
Un caro saluto.
 

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