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Figlio adolescente: tragedia quotidiana PDF Stampa E-mail





Gent.ma dott.ssa Di Mauro,

premetto che sono padre di tre figli, un maschietto di 11 anni una femminuccia di 13 anni ed un ragazzo di 17 anni ormai prossimo alla maggiore età e che per lavoro vivo fino al venerd' fuori di casa e vedo i miei figli solo il fine settimana.

Da circa 3 anni io e mia moglie viviamo letteralmente una TRAGEDIAfamigliare combattendo con comportamenti aggressivi e reazioni violente rispetto ad un qualsiasi diniego .
Oviamente parlo del figlio piu' grande che non accetta regole ,anzi le infrange puntualmente non curante delle conseguenze alle quali va incontro ed alle eventuali responsabilità alle quali sottopone i suoi
genitori.

La scuola è una tragedia quotidiana, respinto per ben due volte al secondo superiore lo abbiamo iscritto ad una scuola privata per il recupero degli anni e farlo frequentare è un impresa titanica, non mostra alcun senso di responsabilità e di riconoscenza, è insensibile ai problemi famigliari ed allo stato di perenne preoccupazione che ormai ci costringere a vivere.

Non ci dice mai con chi esce e chi frequenta, non mostra interesse per nulla, anche il patentino per lo scooter è diventato un miraggio, dopo il primo esame andato male non frequenta piu' . Brucia qualsiasi opportunità e vive da parassita ritirandosi ad orari inacettabili per un minorenne dormendo fino a tarda mattina e se per caso sua madre si permette di svegliarlo volano parolacce e minacce .

Bugiardo ed insolente sfida continuamente la sua famiglia minacciando ed usando turpiloquio ed imprecazioni che, mi creda non sono abituatoad usare, provocando tensione e seria preoccupazione.
Provo piu' volte a dialogore con lui con calma invitandolo alla riflessione ma non ottengo alcun risultato se non una leggerissima miglioria dalla durata piu' che effimera. Mia moglie lavora e non riesce a gestirlo , fa' praticamente quello che vuole e sa' che personalmente preferisco evitare lo scontro fisico che invece piu'
volte ha anche cercato di provocare.

Il mio attegiamento con lui è austero anche se ho cercato di accontentarlo nelle sue rischieste sperando in una sua presa di coscenza e sperando prendesse degli esempi ma ad oggi credo che le cose stiano peggiorando e dobbiamo correre ai ripari.

Non mostra autostima ed è sempre ore ed ore davanti allo specchio per la sua cura personale , pensa alle frivolezze e non si impegna in nulla.
Siamo disperati e non sappiamo cosa fare, la prego di suggerirmi qualcosa che ci dia almeno un idea di come dobbiamo affrontare il problema, se esistono strutture in Italia che possano in qualche modoagevolare un processo di rieducazione senza che necessariamente si tratti di soggetti tossicodipendenti o che abbiano commesso dei reati in età adolescenziale; al momento niente di tutto questo solo un costante e crescente disprezzo per i suoi genitori amplificato da atteggiamenti di superiorità e di tracotanza anche nei confronti dei suoi due fratelli , ho paura che lui stia degenerando e ritengo sia necessario un intervento urgente ma nn so di che natura.

Attendo con ansia un suo riscontro .
grazie in anticipo

Caro A.,
la vostra situazione è simile a tante situazioni con figli adolecenti, e putroppo questa non è una consolazione.
Quella di tuo figlio è l'età in cui il ragazzo cerca un'identità propria al di là dell'identificazione con gli schemi familiari, ed è per questo che subentra l ribellione più o meno generalizzata. Quando però i comportamenti sono così gratuitamente violenti e soprattutto completamente incontenibili, allora c'è un problema familiare alla base. Diciamo un problema "di sistema".
D'abitudine i genitori lamentano menefreghismo e tracotanza perché i figli si comportano con menefreghismo e tracotanza. Non è detto che sia il loro reale stato d'animo predominante; a volte, anzi spesso, sono loro stessi a subirlo, con la differenza che lo vivono dall'interno. Le conseguenze le pagano comunque, in termini relazionali con i genitori, di autostima e di immagine di sé: "io sono un fallito, un violento, e non riesco a non esserlo".
Insomma, non sono solo i genitori a starci male.
Vostro figlio ha bisono di aiuto. Tu stesso dici che con il ragionamento c'è un minimo di miglioria; non solo non è poco, è tantissimo, come il segnale di qualcosa che va bene, che funziona.
Dovete pensare che il ragazzo sta vivendo anche lui il suo inferno. Forse a suo modo non ti perdona le tue lunghe assenze, forse non riesce a studiare e si sente giudicato, fallito, forse l'esplosione di ormoni lo disorienta e non sa quale sinificato dar loro, lo vede realizzarsi nella sua violenza con voi e voi rispondete con inquietudine . Chissà...?
In ogni caso, il dolore è familiare, appartiene all'intero sistema e i comportamenti del ragazzo ne sono un'espressione. Nessuno ha colpe, e tutti state soffrendo da cani. E' molto difficile controllare tutte le variabili che conducono l'omeostato familiare. Conviene mettersi tutti in gioco,e trasformare l'intero sistema.
Ciò che vi consiglio è di farvi seguire da uno psicoterapeuta, che possa occuparsi di tutta la famiglia (magari con l'aiuto di altri colleghi), che sia di sostegno a voi genitori e di aiuto al ragazzo. Escludo 'idea di un centro rieducativo: non è questione di maleducazione, ma di malessere. Non credo serva la repressione, ma l'aiuto.
Se vivete a Milano possiamo trovare facilmente dei riferimenti, altrimenti provate a dirmi dove abitate e vedrò cosa posso fare.
Un caro saluto.

 

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