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Estraneità e dipendenza PDF Stampa E-mail

 

 

 

 

 

Gent.ma dott.ssa,

è da un anno che faccio psicoterapia una vola la settimana e non so per quale motivo  dopo la seduta sono sempre nervosa, mi calmo dopo pochi giorni,ma poi ritorno dallo psicoterapeuta e ritorna il nervosismo.

Il problema è che sento lo psicoterapeuta come un corpo estraneo,peró se lui si assenta per qualche motivo,sto malissimo perchè sono dipendente.

Tutto questo è un controsenso, lei saprebbe spiegarmi cosa mi succede?
Grazie
G
.

 

 

 

 

 

Cara,
i controsensi sono parte integrante della psicoterapia: è proprio nelle contraddizioni che scoviamo le nostre parti oscure.
Lo psicoterapeuta rappresenta per te, paziente, uno schermo dove proiettare le cose più profonde di te, talmente profonde che... non le vedi.
In lui, diciamo così, metti quelle parti di te che non accetti, che malsopporti al punto di cercare (inconsapevolmente) di disfartene. Lo facciamo tutti, con chiunque, figuriamoci col terapeuta. Le parti di me che non voglio vedere, le proietto sull'altro, le vedo cioè nell'altro anziché in me stesso, e me ne lamento. Estraneità e dipendenza: sono le conseguenze della proiezione: essendo parti di te, le senti indivisibili dalla tua persona, e nello stesso tempo estranee, perché le rifiuti.
Credo tu debba parlarne con lui, raccontare ciò che hai raccontato a me. La relazione tra te e lui è fondamentale per la cura. Digli ogni cosa, parlagli della tua dipendenza, e non avere paura: la dipendenza dallo psicoterapeuta è a termine. Il nostro lavoro è fare in modo che il paziente non abbia più bisogno di noi.
Ti faccio tanti auguri per la tua crescita e la tua vita.

 

 

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