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Ernia discale invalidante PDF Stampa E-mail



Gentile dottoressa,se permette le voglio esporre il mio caso che sta diventando preoccupante per me.
Sono un poliziotto, da 1 anno circa sono in malattia per problemi alla schiena (ho un’ernia discale potrusa L5/S1 con discopatia cronica correlata, artrosi lombalgia, scoliosi, flogosi dei piatti discali, etc.).

Ebbene, questa patologia che dà dolori persistenti e continui (piu’ volte faccio terapia cortisonica x calmarli), mi ha portato a un senso di frustrazione generale che negli ultimi tempi si è aggravato dal fatto che ho dei continui sbalzi di umore improvvisi, mi sveglio di notte all’improvviso e giroper casa pensando le cose piu’ disparate (anche autolesionistiche).
Mi trovo in questo in questo tunnelsenza uscita;molti specialisti mi hanno consigliato terapia non chirurgica econservativa; in questi ultimi giorni la cosa si sta’ aggravando non ho piu’ interesse di niente, tra l’altro ho anche ripreso a fumare dopo 5 anni.
Che cosa devo fare?? in questo periodo vedo tutto nero e non so a chi rivolgermi, sono perennemente davanti al PC a cercare risposte e aiuti al mio stato di salute, esono molto giù... mi dia un consiglio se può la prego.
Tra l’altro faccio il poliziotto, quindi questa situazione invalidante non è compatibile con il mio lavoro, in quanto la prima cosa del mio lavoro e il contatto con la gente. La ringrazio infinitamente per la risposta, e saluti.




Caro Andrea,
mi rendo conto che la suasituazione di salute è problematica e le porta fisico. Ma purtroppo, in aggiunta, mi pare di capire che il dolore non si accontenta del corpo e fagocita l'intera sua quotidianità.
Ci sono due aspetti non trascurabili che secondo me l'hanno portata a questo declino dell'umore:
-da un lato la normale reazione dell'organismo, che diventa insofferente di fronte alla sofferenza continua e martellante: quando sentiamo dolore, siamo il nostro dolore, e non c'è nulla che possa attenuare il fastidio e la perdita di interesse verso qualsiasi altra cosa che non sia lo stare meglio;
-dall'altro, più sottilmente, è difficile accettare il decadimento del nostro corpo, che si ammala, si indebolisce, non è più lo stesso e forse non lo sarà mai più: Il nostro corpo siamo noi, e non ne potremmo avere un altro: quando si ammala, siamo noi ad ammalarci, e sentiamo tutta l'angoscia catastrofica della fantasia di "andarein pezzi", di "frantumarci". E' certamente una brutale presa di coscienza della nostra fallibilità, del nostro essere mortali.
Credo che lei abbia bisogno di riconciliarsi con il suo corpo ammaccato, accettarlo così come è adesso, continuare ad amarlo e a prendersene cura.
L'aiuto di uno specialista le gioverebbe tantissimo. Vivendo grosse problematiche d'ansia invalidanti, l'ideale sarebbe quello di rivolgersi ad uno Psichiatra Psicoterapeuta, che le garantirebbe un sostegno farmacologico, che renderebbe possibile almeno la sua attività professionale,e nello stesso tempo un lavoro alla radice, più profondo e quindi duraturo.
Le auguro di rasserenarsi e di star meglio.
 

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