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Effetti collaterali della terapia PDF Stampa E-mail




Buongiorno Dottoressa, avrei bisogno di un suo suggerimento e magari di qualche "parola buona" come molte volte riesce così bene ad esprimere nelle sue risposte.


Ho 42 anni, nel Febbraio 2008 ho iniziato una psicoterapia ad indirizzo psicoanalitico con una Dottoressa, per il disturbo di attacchi di panico. E’ sempre stato molto faticoso, in terapia, trovare la libertà di raccontarsi, ridurre la sensazione di essere giudicato, avere qualcosa da dire, ma ho perseverato ed ho apprezzato alcuni miglioramenti. Poi, purtroppo, a Marzo 2010, mi sono innamorato della mia terapeuta, quasi come un adolescente. Sì, purtroppo, cento volte purtroppo: sin dall’inizio è stata solo una sofferenza, vissuta come qualcosa senza speranza, un sentimento verso una persona che inevitabilmente, con la fine del percorso di cura, avrei perduto Ne abbiamo parlato, sempre con molta difficoltà ed imbarazzo da parte mia. Nei giorni delle sedute – due per settimana – mi sembrava di andare ad un incontro romantico mentre di romantico, ovviamente, non c’era nulla.
Desideravo comprendere il senso di quello che mi succedeva, capire le dinamiche, capire il perché, a cosa serviva. Non ci sono riuscito.




Così, dopo oltre un anno di forte tensione emotiva, in cui ho insistito per sperare di risolvere la situazione, ho abbandonato la terapia. Non è stata una decisione concordata, la Dottoressa era contraria nonostante la mia palese difficoltà a convivere con una tensione emotiva che mi bloccava, con l'imbarazzo, con un amore che non poteva trovare sbocchi. Sono sei mesi che ho lasciato ma i miei pensieri sono spesso da lei, ho perduto sia la mia psicoterapeuta che la donna che amo (lo so che gli addetti ai lavori non credono sia “vero” amore, ma io non trovo altro termine per definire ciò che sento).
Sono deluso da questo “effetto collaterale” della psicoterapia, del quale non parla mai nessuno (del resto, che si può dire ? "Guardi che lei potrebbe innamorarsi di me…") e che invischia le persone, specie chi è privo di un affetto importante nella propria vita.

Il punto è che, oggi, io sento di avere ancora bisogno di un sostegno psicologico: secondo lei sarebbe opportuno tornare dalla psicoterapeuta che mi ha seguito fino a poco fa (mi manca molto) oppure cambiare e ricominciare daccapo con un nuovo professionista, magari del mio stesso sesso ?

La ringrazio per l'attenzione e La saluto con cordialità.
S.P.





Caro S.,
come ho scritto in un'altra lettera l'amore e il transfert sono mescolati e non del tutto scindibili.
L'innamoramento per il terapeuta è un sentimento investito di qualcosa che va al di là della reciprocità; e un amore non reciproco non potrà mai sfociare in un rapporto d'amore.

Da quello che scrivi alla fine della tua lettera mi pare di capire che su di lei hai proiettato il tuo biogno affettivo, amoroso. Non è
infrequente, e non sarebbe neanche pericoloso né doloroso se lo vivessi come una fantaia irrealizzabile, un sogno ad occhi aperti, che come tale non ti impedirebbe di portare avanti il tuo lavoro su di te ma anzi lo aiuterebbe, facendoti affrontare il tema fondamentale del tuo rapporto con l'amore.

Da quello che capisco, purtroppo, ed è inutile girarci intorno, tu desideri questa donna e la vorreti tua, Il lavoro con lei sarebbe potuto continuare, a condizione che tu fossi riuscito a considerare i tuoi sentimenti come oggetto di lavoro. Il sentimento per lei, invece, non ti permette questo, anzi te ne allontana.


Io personalmente non credo possa esistere l'amore senza reciprocità: se così, è una nostra fantasia solipsistica. Se fosse corrispoto, potreste provare ad amarvi e chissà come andrebbe: forse come tanti amori nati con passione e finiti dopo poco, o forse no.
Ma se lei non ti corrisponde e il sentimento che provi ti distoglie troppo dalla psicoterapia, forse è più semplice cambiare aria e
rivolgerti ad un uomo, che ti aiuti a capire cosa ti sia accaduto.
Magari più in là, quando ti sarai rasserenato e conosciuto meglio, potrai richiamarla e fare con lei un ciclo di sedute per chiudere
l'esperienza e darle un senso compiuto.

Se mi scrivi la tua città, forse posso aiutarti a trovare qualcuno di fiducia. A Milano è più facile, ma conoco colleghi molto bravi anche in altre parti d'Italia.

Coraggio, la maggior parte delle eperienze possono insegnarci qualcosa.

Un caro saluto

 

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