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Dodicenne ribelle PDF Stampa E-mail

 





 

Buongiorno. Le vorrei chiedere un consiglio.
Ho un figlio di 12 anni che lo scorso anno non è stato ammesso alla seconda media.
Quest'anno il suo comportamento è peggiorato soprattutto a casa con noi genitori.
ieri ad esempio mi ha detto che andava a casa di un compagno a studiare ed invece è andato a casa di un suo amico a giocare.
quando l'ho scoperto gli ho chiesto subito spiegazioni e lui ha avuto un attacco di rabbia, con insulti verso me e suo padre, dicendo che ci odia, vuole cambiare famiglia e ha rotto parecchio materiale scolastico, libri compresi.
Che devo fare?
Grazie e buonasera

 

 

 


Vostro figlio ha un malessere evidente, che va al più presto fatto emergere e chi può aiutarlo siete soprattutto voi.

Quello che proprio non doveste fare è limitarvi alle colpevolizzazioni e ai doverismi; immagino che la sua rabbia nasconda un profondo senso di inadeguatezza e che al suo insuccesso scolastico reagisca con il disinteresse, piuttosto che con l'impegno. Capisco che per voi possa essere molto difficile non rispondere allo scontro e alle sue provocazioni, ma qui la questione è molto più complessa e dubito si tratti solo di bighellonaggio.

Dalle sue parole di odio emerge il disagio e la mancanza di fiducia anche nei vostri confronti; probabilmente non si sente aiutato né capito, ma ostacolato e umiliato dalle vostre richieste (per quanto normali) a cui non riesce a far fronte.
E' vostro figlio e immagino lo amiate e siate disposti a far qualsiasi cosa per aiutarlo davvero. In questo momento dubito possiate farlo con i rimproveri e le pretese, soprattutto se questi non sono accompagnati da un sostegno affettivo.
Questa è un'età in cui i ragazzi iniziano a mettere in dubbio il proprio valore e hanno bisogno di sentirsi amati nonostante i loro fallimenti. Non vi dico di disinteressarvi alla scuola né di non essere più autorevoli, sarebbe un disastro: al contrario è importante per lui che voi manteniate saldi i vostri insegnamenti. Ma a questi deve accompagnarsi un'apertura, un interesse autentico e profondo a lui come persona, ai suoi bisogni, ai problemi, anche se ai vostri occhi possono apparire cose poco importanti.
Per quanto i genitori possano amare i figli e volere il meglio per loro, la maggior parte delle volte hanno delle richieste apparentemente sacrosante ma non adeguate alla soggettività di quel figlio in particolare, alla sua personalità, al suo peculiare modo di essere.
Chiedetegli come sta, se ha delle difficoltà, rassicuratelo, trovate insieme delle soluzioni che vadano bene a tutti, anche a lui. Ascoltatelo, senza pretendere che vi dica tutto subito, perché spesso parlare è difficile.
Infine, vi consiglio caldamente di farvi aiutare. L'ideale sarebbe una terapia della famiglia, che può coinvolgere più professionisti, uno per la coppia genitoriale, uno per vostro figlio che deve sentirsi libero di esprimersi anche nelle cose più segrete e vergognose; con la possibilità di potersi trovare tutti insieme e lavorare in gruppo. Sono certa che anche voi genitori trarreste beneficio, perché sicuramente quando un figlio sta male è l'intera famiglia a doversi mettere in gioo nel cambiamento.
Vi auguro di superare questo brutto momento, tenendo conto del fatto che probabilmente con i figli intorno la pace è un sogno impossibile.
Cari saluti.
 

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