Basic Joomla Menu

Pensieri violenti PDF Stampa E-mail

Buongiorno Dottoressa,

Mi chiamo L., ho 38 anni. Sono fidanzata da 4 anni e da 2 convivo in un monolocale di mia proprietà fuori Milano.
Le racconto brevemente la mia storia per avere un consulto.
All’età’ di 23/24 anni ho avuto il mio primo attacco di panico. Spaventata a morte, nel vero senso della parola, ho fatto chiamare l’ambulanza che mi ha portato al San Raffaele
Lì mi hanno dato del valium e indirizzato c/o la loro sede a villa turro per seguire una terapia farmacologica, da allora non ho più smesso di prendere antidepressivi.
Mi sono rivolta, poi, a uno psichiatra privato, da cui sono tuttora in cura, ma ci vado sempre più di rado.
Nel 2006 avevo deciso d’interrompere la cura farmacologica, perché volevo finirla con questi farmaci…il dottore, mi ha assecondato, ma anche se non era d’accordo, mi capiva.
Insomma dopo 3 mesi mi è venuto un esaurimento con tanto di ansia, angoscia, pensieri ossessivi, paura d’impazzire e fare del male alle persone care…insomma avevo paura di uccidere la gente.
Al che sono tornata dal mio dottore che mi ha prescritto un’altra cura e diagnosticato un disturbo ossessivo compulsivo, molto lieve e consigliato di rivolgermi a uno psicologo per una terapia breve…ho seguito il suo consiglio e sono andata da un’amica, che proprio in quel periodo stava per diventare psicoterapeuta, diciamo che sono stata tra le prime clienti…poi mi faceva un prezzo di favore. Ci sono andata per 4 anni, in cui i primi 2 ok, poi ho comunicato a diventare insofferente, perché mi sembrava di non migliorare, che non ci fosse mai fine, probabilmente non mi piaceva neanche il metodo utilizzato…infatti, abbiamo avuto un po’ di scontri…finché ho deciso un mese fa, dopo ben 4 anni, di interrompere perché non ero più motivata e non ne sentivo più l’esigenza ed anche per una questione economica.
Io le scrivo per un consulto, anche se mi rendo conto, che non sia facile avendo a sua disposizione queste poche informazioni.
Io mi sento da un anno molto male, ho spesso crisi depressive e pensieri che non mi fanno vivere bene, soprattutto d’impazzire e fare gesti inconsulti (sono sempre impressionata da quelle brutte storie che senti in tv, penso di poter essere anch’io una pazza che perde le staffe e ammazza la gente)…oltre ad essere arrabbiata e rancorosa nei confronti di tutti e tutto.
Tutto ciò ovviamente mi fa vivere molto molto male e mi fa sentire sempre scontenta e infelice, nonostante possa ritenermi fortunata.
Mi piacerebbe riprendere un discorso di terapia ma che non sia troppo lunga e più mirata.
Può darmi un consiglio?

Attendo un suo gentile riscontro.




Cara L.,
confermo la diagnosi del collega: anche a me i suoi pensieri truci sembrano appartenere ad un disturbo ossesivo-compulsivo.
Da quello che mi scrive potrebbero essere collegati ad un blocco dell'aggressività e della rabbia, per cui immagino si debba andare a capire che cosa il suo sintomo le stia comunicando in merito.
I farmaci, purtroppo, hanno lo svantaggio di non risolvere il problema di fondo, benché riescano ad attenuare i sintomi, e possono procurare dipendenza.

Ogni espressione sintomatica del nostro corpo, affonda le radici in un malessere dell'organismo, che si esprime come meglio può.
Nel suo caso probabilmente l'aggressività che non trova sbocco nella vita quotidiana, si comprime nel suo mondo interno, provocandole queste immagini terribili, con cui posso credere che sia dolorosissimo convivere.

La psicoterapia è efficace nella misura in cui riesce a far larlare il corpo con un linguaggio meno distruttivo, e più chiaro: il dolore deve essere espresso, accolto, elaborato.
Il problema è che tutto questo è meglio che avvenga in un luogo protetto: un'amica, anche se brava, non può realmente aiutarci, perché il coinvolgimento e tutta una serie di altre cose rendono il processo molto più difficile.
Infatti, come lei racconta, c'è stato uno scontro che avverto confuso sui due piani personale e professionale.

Lei ha fatto del suo meglio, e capisco che abbia cercato di uscire da questa sofferenza debilitante. L'esperienza mi insegna che, per uscire dal dolore, bisogna guardaro negli occhi.
Forse proprio adesso che è nel picco del suo malessere, può farlo, con coraggio e amor proprio, che di certo non le manca.

Ciò che posso offrirle io, è una Psicoterapia mirata all'espressione del dolore e alla sua elaborazione, affinché esso non le logori più né il corpo né la vita.
Purtroppo non mi vengono in mente altre strade risolutive, perché come abbiamo già detto la farmacologia non lo è.
In accompagnamento a questo, possiamo pensare insieme delle attività parallele, come lo Yoga o la Bioenergetica, che però da sole non sono sufficienti per affrontare il problema.

Stia serena, il nostro organismo ha una capacità insostituibile di autoguarigione, con i suoi tempi e risorse. La Psicoterappia basa tutto su questo.
Faccia dei lunghi e profondi respiri, soprattutto nei momenti di crisi.

Attendo sue notizie, e le faccio i miei pià cari auguri

 

Menu Principale