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Diventare adulti PDF Stampa E-mail

 

 

Buona sera Dottoressa Zaira,
mi chiamo A., sono primogenito di 6 fratelli in una famiglia con un padre padrone anaffettivo, e una madre vittima e assente.
A 41 anni mi ritrovo single, l'amore mi ha fatto sempre paura perdendo preziose occasioni,facendomi sempre sfuggire quelle ragazze di cui
ero innamoratissimo. Ho fatto sempre fatica ad esprimere i miei sentimenti e per questo mi sono attirato sempre ragazze con le quali la  relazione era basata solo sul SESSO e non sull' AMORE.....cosi ho deciso di farmi aiutare da una Terapeuta.
Dopo un anno e mezzo di psicoterapia è emerso che questo mio disagio( paura di amare o di un eventuale rifiuto/abbandono),altro non è che una mia ricostruzione inconscia di uno schema, derivante dal rapporto con il mio primo amore ossia MIA MADRE.
E' emerso anche  che i miei genitori erano in forte disagio dopo la mia nascita,mia madre ha avuto una depressione post-partum, avevo solo 6 mesi quando i servizi sociali mi affidarono presso un orfanotrofio/comunità per qualche mese.
Ho sofferto cosi tanto la mancanza materna che a volte mi chiedo se mia madre sia quella biologica!!
La mia terapeuta è stata per me meglio di una madre,mi ha aiutato tantissimo,ora mi sento un altro Uomo.
Ora però c'è  il rovescio della medaglia; provo tanta rabbia nei confronti di mia madre e tanto odio nei confronti di mio padre; sono 3 anni che non vado a trovarli, faccio fatica a perdonarli....la mia terapeuta è stata l'unico punto di riferimento, una figura materna, però ho cominciato a nutrire per lei anche dei sentimenti  di amore e di sesso in modo equilibriato  ( ovviamente non le l' ho detto).
Sono a conoscenza del transfert e contro-transfert durante una terapia, ma a distanza di un anno che non la vedo, lei continua ad essere  al centro dei miei pensieri.
Sarei felice di avere un suo consiglio Dottoressa.....Grazie
Cordiali Saluti

 

 

 

Caro A.,

la rabbia che provi è normale, è un passaggio inevitabile. Come dico sempre ai pazienti, è una rabbia che diventa utile se la indirizziamo verso i nostri genitori interni, non su quelli reali. Quelli reali, a più di 40 anni, direi che puoi anche scagionarli. Ciò che hanno potuto lo hanno fatto, ciò che non hanno potuto... tocca a te farlo. quelli interni, invece, sono quelli interiorizzati, quelli che ti porti dentro psicologicamente; sono immagini, imago, fantasmi, che creano in te sensazioni sgradevoli nel rapporto con il mondo e che ti fanno sentire arrabbiato. La differenza è enorme, e la discriminazione è un lavoro difficile che non credo tu possa fare da solo. Non si capisce dalla tua lettera come mai la tua psicoterapia è finita. Credo che dovresti continuare. Anche per lavorare il tuo transfert. Lei ti potrebbe ancora aiutare, e non devi imbarazzarti nel parlarle dei tuoi sentimenti, fa parte del nostro lavoro, anzi è un aspetto molto importante.
Da adulti non ha davvero più senso prendersela con i genitori che non ci hanno dato delle cose; ce ne hanno date delle altre, dopotutto, e ci comportiamo come se tutto fosse dovuto fino al giorno della loro morte. Ad un certo punto dobbiamo prendere la nostra vita in mano e occuparci noi di noi stessi, rimediando alle carenze e facendo della nostra vita ciò che vogliamo noi, non ciò che hanno voluto i nostri genitori. Siamo liberi, nel bene e nel male.
Ritorna in terapia, se non con lei con qualcun altro, e vai a fondo di te stesso, scendi nelle cantine e porta alla luce chi sei veramente oggi, senza le zavorre del passato e con in tasca un'eredità d'esperienza che oggi puoi decidere tu come spendere.
In bocca al lupo.
 

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