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Il cibo ossessionante PDF Stampa E-mail








Gentile Dottoressa, le scrivo perché l'ho trovata navigando e sento il bisogno di confidarmi con qualcuno, forse magari riesce anche a darmi qualche consiglio. Ho 26 anni, e da circa tre mi sono accorta di avere uno strano rapporto con il cibo. Le spiego... praticamente mia madre quando avevo circa 15 anni mi fece fare una dieta ingrassante perché ero troppo magra, almeno secondo lei. Io credo che esagerava... però tutte le mie zie e amici di famiglia ne avevano fatto un caso di stato... ero semplicemente magrolina ma come ne vedo tante a quell'età. Sono quasi convinta che mia madre si vergognasse...ma non ho mai avuto il coraggio di prendere l'argomento. Sta di fatto che odiavo il cibo, mi sembrava una costrizione, non lo sopportavo più...ma se saltavo di mangiare qualcosa della dieta... guai... che tra l'altro era costata un sacco di soldi che mi sarei spesa nei viaggi con la scuola!!
Sono sempre stata una ragazza tranquilla, ma ultimamente sono un pò nervosa. Lavoro in un negozio di scarpe, mi piaceva ma ora quando mi sveglio per andare al lavoro vorrei piuttosto morire.
Comunque, tornando al cibo... Dopo che ero ingrassata un pò la mia famiglia mi aveva lasciato abbastanza tranquilla, ogni tanto mia sorella maggiore controllava che cosa avevo mangiato... Quando avevo circa 23 anni, più o meno, ho iniziato a controllarmi anche io, nel senso che mangiavo ad orari stabiliti, mollavo qualsiasi cosa per rispettarli... non me ne sono accorta subito ma è diventata un'angoscia, non ero più libera, ma se per caso non riuscivo a rispettare gli orari mi sembrava di impazzire, ero capace di pensarci tutta la giornata.. mi sentivo in colpa. Ora credo stia accadendo qualcosa di grave. E' difficile per me parlarne...in pratica ogni volta che per qualsiasi motivo salta l'orario, o non mangio, oppure...vomito, nel senso che mi provoco il vomito io stessa! e poi vivo sensi di colpa tremendi per avere sprecato il mangiare...
Mi sento anormale, e non ho il coraggio di dire a nessuno questo problema. La prego di non mettere il mio nome se pubblica la lettera! se lo sapesse mia madre mi ammazzerebbe, ma soprattutto mi vergogno da morire. C'è una cora per questo che mi sta succedendo? cosa devo fare? spero che mi risponderà, resto in attesa di un suo riscontro... Grazie! V.

Cara ragazza,
non so sepotrà tranquillizzarti; noi Psicologi diamo un nome a quello che ti accade, ovvero disturbo ossessivo-compulsivo.
Io non vado pazza per le etichette diagnostiche, ma te lo dico per farti subito capire che non ti sta accadendo nulla di soprannaturale, e che la sofferenza umana prende forme assai svariate, spesso molto strane. Fondamentalmente si tratta di una compulsione a comportamenti rigidi e ripetitivi, ossessivi, che dà la sensazione (non consapevole) di tenere sotto controllo emozioni negative come l'ansia, la paura, la rabbia. La persona si sente schiava di questi comportamenti, per cui deve metterli in atto per non andare incontro ad ansia e panico. E'una vera e propria dipendenza patologica, ed è difficile da superare se la persona non affronta i motivi profondi scatenanti.
Indubbiamente la tua esperienza ti ha segnata. Immagino che la tua storia ti abbia fatto sentire inadeguata, "magra". Il cibo cheha il valore del nutrimento e di piacere, mi chiedo quale significato abbia assunto per te.
Io credo che tu possa non sentirti affatto anormale o diversa, ma sofferente. Prova ad avere affetto e compassione per quella ragazzina costretta ad ingozzarsi per diventare come desideravano gli altri, e che oggi da donna cerca di contenere il suo dolore al meglio che può, come è riescita a fare.Voglio dire che haifatto del tuo meglio, sei riuscita ad andare avanti da sola, ma forse ora è arrivato il momento di chiedere aiuto: non solo scrivendo una lettera, ma chiedendo ad un esperto di aiutartia vedere e accogliere la tua sofferenza, fino a superarla, e vivere liberamente. Il primo passo lo hai fatto. Adesso esci dalla solitudine e trova chi saprà accompagnarti.

Un caro saluto



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