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Stare vicino ad un ipocondriaco PDF Stampa E-mail




Buongiorno dottoressa, volevo sapere qual'è il comportamento da tenere con un partner cardiofobico.
Come bisogna reagire quado la persona riferisce i persistenti dolori al petto oppure si misura costantemente il battito, dice d'avere paura di morire d'infarto? Sminuendo le sue ansie forse si ottiene l'effetto contrario?

La persona che ne soffre quando è lucida si rende conto dell'infondatezza delle sue paure?

Grazie.
M.




Quello di cui lei mi parla è probabilmente un disturbo di ipocondria. Non è facile stare al fianco di chi ne soffre. La persona è realmente spaventata, non recita e non può fare a meno di prendere delle misure preventive né di pensarci continuamente.
I pensieri ipocondriaci, però, nascondono un disagio psichico che non è meno importante, anzi. Concentrandosi su quelle fisiche, il soggetto evita di prendere contatto con le proprie vulnerabilità psicologiche. Ovviamente non si tratta di una scelta cosciente, la persona non è consapevolmente responsabile dello "spostamento". Ciò accade probabilmenteperché il dolore fisico è piùimmediato, più diretto, e soprattutto è avvertito paradossalmente con più oggettività: non siamo responsabili dei mali fisici, mentre lo siamo di quelli dell'anima.
Entrare in contatto con il dolore emozionale, affettivo, equivale acogliere il significatodella propria vita, per viverlo pienamente, trasformarlo, avvicinarlo a ciò che noi vogliamo; madiventa necessariovedere in faccia questo significato, la sua sofferenza, la sua storia, la sua invadenza, e non sempre siamo disposti a farlo, oppure non sappiamo come farlo.
Come comportarsi?
Purtroppo il partner o le persone care non possono fare molto. Il disagio non si può alleviare, almeno non quello fisico. Sicuramente è importante la presenza fisica, la dolcezza, la comprensione. Sminuire le ansie può essere controproducente, anche se è importante non alimentarle. Dar troppo peso ai sintomi fisici serve solo ad aiutare la persona a non affrontare il reale problema; nello stesso tempo il sintomo fisico è ciò che lui sente, pertanto anche far finta che non esista è delirante.
Quello che posso dirle è di star vicino a quest'uomo, ascoltarlo, farlo parlare, senza per questo vivere le sue ansie. Cercare di individuare insieme a lui quali possono essere le sofferenze alla base di tutto. Dovrebbe anche evitare di farsi troppo "tirare dentro"queste problematiche, esprimere con coraggio e serenitài suoi limiti e il fatto che, inevitabilmente, non può far miracoli per nessuno e solo lui può davvero aiutarsi.Anche per questo, infine, consigliargli un percorso di psicoterapia, che però avrebbe senso solo a condizione di una scelta autonoma e convinta da parte sua.
Buon tutto
 

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