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Differenziarmi da mia madre PDF Stampa E-mail

 

 

 

 


Salve Dottoressa, volevo scriverle una mail sul suo sito ma non riuscivo a visualizzare l'indirizzo mail spero questo trovato nella sezione contatti vada bene ugualmente. Volevo un suo parere nonostante io sia seguita già da una psicoterapeuta, in quanto si è inevitabilmente creato un legame che a mio avviso compromette la terapia.


Non riesco a differenziarmi da mia madre. Ho alle spalle due ricoveri psichiatrici e sono veramente in difficoltà perché ho quasi 30 anni e non riesco a farmi una mia vita, mi sento completamente irretita dalla presenza da mia madre, fagocitata, non riconosciuta come donna adulta fatico moltissimo a percepire il mio corpo la mia identità senza sentirmi in colpa o "sporca", inoltre ho trascorsi di violenza che mi rendono faticoso accettarmi, e le continue critiche di mia madre non mi aiutano.


Mi sono isolata perché non mi accetto e mi sembra di non essere in grado di crearmi una mia vita. C'è qualche consiglio che può darmi per caso? La difficoltà sta anche nel fatto che mia madre lavora a casa e dorme in camera di mia sorella attaccata alla mia camera non volendo dormire con mio padre quindi non ho mai un momento per stare da sola con me stessa liberamente senza percepire la sua presenza fortemente invadente, tanto ke alle volte parlo di lei in prima persona.


Sono preoccupata ma non so come gestirlo. Lei si rifiuta di venire in terapia dicendomi che sono matta o malata e da sola faccio veramente fatica ad espormi, secondo lei è solo questione di tempo? o è una cosa da cui non si può guarire?

 

 

 

 

 

 

Cara E.,
innanzitutto devi parlare con la tua psicoterapeuta del fatto che percepisci una compromissione della cura, a causa del legame formatosi. Lei in questo momento rappresenta il tuo spazio di verità senza compromessi, e il suo aiuto ha valore solo, appunto, nella verità.
Qualora doveste accorgervi che il rapporto è compromesso affettivamente, per amicizia o affetto, allora dovreste prendere delle decisioni drastiche: tu hai bisogno di qualcuno a cui poter dire qualsiasi cosa, a costo di cambiare.
Veniamo alla tua storia. Credo di capire che la questione con tua madre sia di lunga data. I due ricoveri psichiatrici mi fanno immaginare che la cosa sia abbastanza grave, e se è vero ciò che dici, cioè che non riesci a crearti una tua vita, suppongo che tu debba in qualche modo proiettarti verso una tua indipendenza, e verso l'uscita di casa.
Probabilmente avrai bisogno di aiuto. Ciò che mi racconti non è sufficiente a che io ti possa dare consigli sensati; però ti spingo ancora a parlare in profondità con la tua psicoterapeuta e in qualche modo valutare con lei l'idea di prenderti una casa per te.
Se tua mamma non vuole partecipare alla tua terapia, non puoi costringerla. Dovrai fare il lavoro da sola. Se serve l'aiuto di uno psichiatra, cercalo. Più passa il tempo, più la questione rischia di incancrenirsi, e venirne fuori diventerebbe sempre più difficile.
Certo che puoi farlo, ma non devi aspettarti aiuti da tua madre da nessuno della tua famiglia. Il passato va affrontto, qualunque esso sia e qualunque siano le violenze fisiche e psicologiche che abbiamo subito. Devi riuscire a crearti uno spazio mentale e fisico tuo, anziché passare il tempo a concerntrarti dove sia tua madre, cosa stia facendo, eccetera. Per accettarti devi prima sperimentarti fuori di casa, e non il contrario; devi scoprire chi sei e chi puoi essere al di là delle mura familiari, cosa ti piace fare, cosa sai fare, chi ti piace frequentare.
Ciò che è familiare può diventare mostruoso, perché rischia di diventare la tomba dove la nostra identità sconfina e ristagna. Tu non sei solo "figlia", sei anche infinite altre cose che puoi scoprire solo vivendo altre cose.
In queste condizioni non posso dirti altro.
Tira fuori tutte le forze che hai, anche...quelle che non hai, e finalmente affrancati, affronta davvero la tua dipendenza asfissiante.
Un caro augurio.

 

 

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