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Differenziarsi dalla madre PDF Stampa E-mail








Gentilissima Dottoressa,
sono una ragazza di 28 anni, laureata in ingegneria, con un buon posto di lavoro, figlia unica, cresciuta in una famiglia che definirei armoniosa, i miei genitori son sempre andati d'accordo, l'unico momento di tensione in famiglia è stato quando ho iniziato ad andare alla scuola elementare: mio padre è commerciante e mia madre era insegnante, e mio padre ha praticamente obbligato mia madre a licenziarsi da scuola perché non voleva che io fossi messa nelle mani di una baby-sitter o di nonni, secondo lui i figli sono dei genitori che li mettono al mondo e perciò se ne devono prendere cura e non essendoci nel nostro caso problemi economici ha voluto così.
Mia mamma a malincuore ha a accettato la cosa e ha rinunciato all'insegnamento che per lei era tutta la sua vita, la sua grande passione. Io all'epoca fui felice del fatto, ma presto iniziò per me una situazione strana, perché ho cominciato a vedere in mia madre non una mamma ma un'insegnante.

Dal mio punto di vista lei voleva la figlia perfetta, sempre ubbidiente, che andasse sempre bene a scuola, che non combinasse mai guai (marachelle innocenti da bambini più che guai), che pensasse sempre prima al dovere e poi al piacere (cosa per la quale son sempre stata d'accordo, infatti anche a scuola son sempre stata più che responsabile, ma per andare a giocare a casa di un'amichetta dovevo pregarla quasi in ginocchio), a seguito di tutte queste cose si è venuto a creare un rapporto un po' conflittuale, perché io ho iniziato a chiudermi sempre più in me stessa e se avevo qualche problema magari mi confidavo maggiormente con le amiche e mai in famiglia e per delle banalità si finiva per litigare a suon di urla e sculaccioni.

Ovviamente, se si parla di queste cose con mia madre lei nega e asserisce che non è assolutamente così, ma proseguiamo.

Crescendo credevo che le cose potessero migliorare, invece anche negli anni del liceo e poi dell'università la situazione non è mai cambiata, anzi. Io ho provato ad aprirmi e a confidarmi con lei, ma al di là dei discorsi che riguardavano strettamente l'andamento scolastico ed altre cose a mio avviso formali e futili non si è mai riuscite ad andare, anche quando ho avuto il mio primo ragazzo, per esempio, per dirglielo son dovuta ricorrere all'aiuto di un'amica di famiglia, perché mia madre queste cose le ha sempre viste come superflue: prima la scuola e poi tutto il resto, soprattutto i ragazzi che sono solo una distrazione e fan venir meno al dovere!!
Ovviamente poi ad ogni litigio, immancabilmente, tira fuori la storia che lei per me ha rinunciato al suo lavoro, mi rinfaccia tutti i sacrifici farneticando che io la odio e che quando sarà vecchia per conto mio chissà quale fine farà e cose simili che sono assolutamente solo il frutto della sua fantasia arrabbiata, perché se effettivamente me ne fossi "fregata" della mia famiglia me ne sarei andata in un'altra città all'università e avrei accettato la proposta molto allettante dal punto di vista soprattutto economico di lavoro all'estero che mi era pervenuta poco dopo la laurea e invece ho pensato che loro hanno solo me e se fosse successo qualcosa (perché nella vita non si può mai sapere) o avessero avuto bisogno di me io dovevo esserci per loro,a nxhe per il solo fatto di potergli dimostrare la mia riconoscenza per i sacrifici che hanno sempre fatto per me. Ultimamente quando accadono queste liti ho smesso pure di ribatterle cercando di esporre le mie opinioni, perché ogni volta che lo facevo lei rincarava la dose di urla e farneticazioni.

Qualche giorno fa l'ultimo exploit dovuto ad un equivoco (o meglio ad un suo non essersi ricordata una cosa): mia nonna mi ha dato 20 euro per farle riparare l'orologio, ma questi soldi non me li sono tenuti, li ho lasciati insieme alla ricevuta dell'orefice su di un mobile dicendo a mia mamma di metterli via dato che l'orologio sarebbe stato pronto di lì a qualche giorno e me ne sono andata per i fatti miei.
Qualche giorno dopo mi dice che ha chiamato l'orefice per andare a ritirare l'orologio della nonna e se potevo andare io dato che lei era impegnata, al che le ho risposto di sì e le ho chiesto se mi dava i 20 euro di mia nonna e la ricevuta: lei ha iniziato a dire che quei 20 euro non li aveva mai visti e di non fare la furba a volerla ingannare e che se le chiedevo quei 20 euro era perché me li ero intascati io!!! non credevo alle mie orecchie!
Le ho fatto presente della scena di qualche giorno addietro di quando le avevo detto dei soldi sul mobile e che lei li aveva messi via, ma lei ha negato negato negato! e ha ovviamente iniziato a dare in escandescenza, anche mia nonna che era stata presente le ha detto che le cose stavano come dicevo io, ma nulla da fare, ha continuato ad urlare che noi cercavamo di farla passare per scema, ma che lei è più sveglia di noi tutti messi assieme, che non è questo che lei mi ha insegnato e che mia nonna o chi altri mi coprono e io mi faccio scudo di loro ecc. ecc., io sono veramente allibita: ha toccato il fondo! accusata di furto da mia madre! di complotti alle sue spalle insieme a mia nonna! mi ha versato addosso tutto il veleno che aveva in corpo, tutto questo, come sempre, lontano dagli occhi e dalle orecchie di mio padre (ma anche se lui fosse presente non cambierebbe molto la situazione perché non si è mai azzardato a prendere posizione nelle dispute fra me e mia madre, soprattutto se qualche volta la ragione pende più dalla mia parte che da quella di mia madre, giammai mettersi contro mia mamma!) ed ora è quasi una settimana che non mi rivolge la parola, nemmeno un "ciao" quando torno dal lavoro, sta da mattina a sera in casa con sguardo truce e se proprio deve rivolgermi la parola perchè costretta è con un tono che definire cattivo e gelido è un eufemismo.

Sinceramente non so più cosa pensare e fare per poter migliorare il nostro rapporto. Ogni tre per due parte a razzo con le sue urla e interrompe qualsiasi forma di interrelazione fra noi e mi son anche un po' stufata di pensare "le passerà", perché comunque io ci sto male, non mi piace avere questo muro davanti e non riesco a trovare una soluzione che possa portare il nostro rapporto ad essere stabilmente sereno, am ogni volta che tento qualche via per risolvere questi problemi finisce peggio, perché lei pretende di avere sempre le ragioni su tutto e a me la forza per "combattere", ma a questo putno oserei qausi dire "difendermi", mi sta venendo meno, mentre l'angoscia e l'ansia aumentano sempre di più, perché comunque mi accorgo che quando accadono queste liti fra me e mia mamma io resto scombussolata in tutto: se esco con il mio fidanzato fatico a sorridere e ho la lacrima facile, fatico a concentrarmi perfino al lavoro perché i miei pensieri finiscono sempre tutti lì. Per fortuna mia madre è laureata in pedagogia...

Senza parole, mi scuso per essermi dilungata nel mio racconto, ma forse avevo bisogno oltre che di lanciare un s.o.s. anche di uno sfogo con qualcuno che capisca più di me la psiche umana!
Un infinito grazie...
P.




Cara ragazza,
i tuoi racconti sono complessi e trasuda una grande sofferenza, oltre che un senso di angoscia. Forse le vicissitudini sotterranee, di ui magari tu non sei a conoscenza, in particolare quelle intime, vissute tra sé e sé, di ognuno di voi, fanno sì che la tua non sia una famiglia soltanto "armoniosa".
E' molto difficile accogliere il dolore degli altri, soprattutto dei consanguinei, senza restare impantanati. Tua mamma probabilmente non ha molto digerito l'imposizione di tuo padre, subita con impotenza. A farne le spese, siete tutti, non solo lei. Ma la vostra storia è andata così, non in un altro modo, per cui adesso è inutile rinvangare le decisioni del passato: bisogna andare avanti.
Purtroppo, cara P., non puoi fare molto per tua madre. Ognuno è responsabile di sé, e deve principalmente pensare a sé. Adesso sei una donna, e hai il diritto di decidere tu sulla tua vita. La tua vita è solo tua, di nessun altro. I figli non sono prolungamenti funzionali dei genitori. Sono vite autonome, che decidono per sé. Il livore di tua madre non lo puoi risolvere; soltanto lei può fare qualcosa per se stessa. L'unica cosa che ti compete è concentrarti sulla tua vita, e accettare che i tuoi genitori vivano la loro come meglio credono.
E' il momento per te di trovare te stessa. Di scoprire la tua morale, il tuo equilibrio tra dovere e piacere, la tua direzione, al di là degli insegnamenti genitoriali. La famiglia ci dà uno sfondo entro cui sviluppare la nostra esistenza, che è solo una delle infinite possibilità. Da adulti, il nostro compito è quello di mettere in discussione le certezze apprese, a scoprire chi veramente siamo. Prendere dai nostri genitori quello che ci serve, ed il resto "buttarlo", con serenità e amore.
E' importante per te entrare in contatto con le emozioni reali che provi verso di loro. Immagino ci sia rabbia, amore, disperazione, rifiuto, desiderio. Soltanto passando attraverso la verità delle nostre emozioni, anche le peggiori (come l'odio) possiamo veramente perdonare, e amare senza condizioni. Accettare tua madre, vuol dire accoglierla con i suoi limiti, il suo livore, la sua tristezza, ma in un modo nuovo, che non ti tolga energie,e anzite le restituisca con la forma della tua identità, diversa dalla sua.
Lo capisco: accettare che i nostri genitori non siano "felici" sembra impossibile. Sentiamo il dovere di aiutarli; ma è una follia. Nessuno può aiutare nessuno, se l'aiuto non è richiesto. Tua madre ha scelto di vivere come vive, tu non puoi farci nulla. Puoi solo amarla, e accettarla così com'è. Intanto, sviluppare la tua vita e la tua identità, che è solo tua.
L'episodio dei 20 euro è emblematico di qualcosa di intensamente doloroso. Va al di là del ragionamento, per cui piuttosto che sentirti ferita, forse è più opportuno che t inizi a guardare tua mamma con occhi di preoccupata dolcezza. Mettiti nelle sue vesti, non pensare a te e al rifiuto che senti da parte sua. prova ad immaginare cosa possa portare una donna ad una macchinazione così labirintica. Non ci sei più tu, né rabbia nei tuoi confronti, ma una sofferenza che toglie il lume della ragionevolezza.
Per far questo, cara P., ti consiglio vivamente di prenderti una casetta tutta per te, allontanarti da quella casa che rende tutto molto più difficile.
E se ti capitano dei lavori lontani, che ti appetiscono, pensaci bene. Non rinunciare alle cose che ami, come ha fatto tua madre: come hai imparato da lei, la rinuncia porta solo rancore e infelicità.
I figli non sono infermieri, sono persone. Poi, nella vita, ci si arrangia, le soluzioni si trovano. Ma a 28 anni non puoi vivere come se ne avessi già 60.
Forse qualche incontro con uno Psicoterapeuta potrebbe giovarti, per fare chiarezza sui tuoi conflitti profondi.
Dal canto mio, ti faccio tanti auguri.



Grazie mille per la risposta, dottoressa.
Ho notato che i suoi pareri e consigli collimano con quelli che sono, ormai da qualche anno, i miei pensieri riguardo alla situazione con mia madre, ovvero che molto possa dipendere da quella rinuncia forzata che lei ha dovuto compiere su pressione di mio padre e che arrivati a questo punto l'andarmene dalla casa dei miei genitori sia forse l'unica soluzione per poter vivere appieno la mia vita, ma più che altro la mia personalità. Sto tenendo duro continuando a vivere con i miei solo perché entro un paio d'anni il mio ragazzo ed io abbiamo intenzione di sposarci.

L'idea di voler trovare una "soluzione" era anche perché, forse non l'ho ben specificato nell'altra lettera, mia mamma ha spesso questi atteggiamenti rabbiosi (che lei nasconde, secondo me, dietro la scusa del voler essere sempre sincera, rigorosa e precisa) anche con mia nonna (sua madre) e, molto più raramente, con mio papà. Penso che la rabbia che sfoga con la nonna sia dovuta al fatto che dopo essere rimasta vedova giovane, dopo un po' di anni mia nonna ha incontrato una persona con la quale si è poi risposata e mia madre non ha mai accettato questo fatto, che lei ha visto come un tradimento di mia nonna nei confronti di suo padre che era morto e al quale lei era legatissima, tant'è che quando questo mio "secondo nonno" è morto tre anni fa e mia nonna sembrava avercela col mondo intero perché come è naturale che sia quando si perde una persona cara soffriva, mia madre invece di aiutarla con modi affettuosi, la scuoteva bruscamente, provocando così una reazione totalmente contraria da parte della nonna.

In effetti, come dice lei, anch'io penso che mia madre abbia dei conflitti intimi con se stessa che non è mai riuscita a risolvere o perlomeno ad accettare. Qualche anno fa, durante una delle nostre discussioni, quelle in cui avevo ancora la forza, ma soprattutto in cui avevo ancora la speranza che potessi farle ascoltare anche le mie ragioni e i miei pensieri, le proposi di andare da uno psicologo, inutile star qui a dire quale fu la sua reazione, gliela lascio ben immaginare. Ho riprovato poi un'altra volta, in un momento di calma, dato che lei stessa aveva tirato fuori l'argomento del secondo matrimonio di mia nonna che a lei non era mai andato giù, presi la palla al balzo e molto pacatamente e dolcemente le chiesi se all'epoca non aveva mai pensato magari di affrontare quest'episodio con un qualche esperto, ma anche qui è stato un buco nell'acqua: la sua risposta fu che lei non aveva bisogno di niente e di nessuno ma casomai ad andare a farsi psicologare sarebbe dovuta essere la nonna che se fosse stata più ragionevole avrebbe guardato anche alla sua di opinione e non si sarebbe mai risposata.

Anche per me stessa ho pensato ancora di rivolgermi ad un terapeuta, però poi nella vita, soprattutto negli anni universitari, ho avuto la fortuna di conoscere persone che mi sono state indirettamente di grande aiuto, che mi hanno coinvolto in esperienze attraverso le quali ho potuto far uscire la vera persona che sono, facendomi conoscere aspetti del mio carattere che nemmeno immaginavo di avere e devo ammettere di essermi rafforzata molto.
Questo mi ha portato anche ad essere più "amorevole" nei confronti di mia mamma, a a far sì che mi impegnassi ad andarle maggiormente incontro ad aprirmi di più con lei, però, come detto, la situazione non è migliorata purtroppo. Evidentemente è come dice lei, devo cercare di riuscire a capire ed immaginare cosa possa portarla a reagire con così tanta rabbia anche di fronte ad episodi banali, anche se penso che per la mia sensibilità sarà una cosa non facile, perché quasi mi sembra che il suo comportamento trascenda qualsiasi tipo di logica umana.

Intanto la ringrazio ancora per l'aiuto!

P.S. complimenti per l'idea di questo sito, lo seguo da un po' di tempo, anche leggere i pensieri e i problemi di altre persone, anche se molto diversi da quelli di chi legge, lo trovo interessante ed utile! grazie.
 

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