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Come si elabora il lutto? PDF Stampa E-mail





Buongiorno...da circa tre mesi, il fidanzato di una mia cara amica è morto in un incidente stradale.Ultimamente avevano una relazione a distanza. La mamma del fidanzato le ha consigliato di non vederlo dopo l’incidente . La famiglia ha deciso, rispettando le sue volontà, per la cremazione e per la dispersione delle ceneri in mare.

A mio avviso queste due scelte hanno influito sul tempo di realizzazione: sembra che le abbiano raccontato una storia niente di più.La mia amica inizia a realizzare solo ora il fatto che lui non ci sia più, ha i sensi di colpa, non vuole uscire, si rifiuta di avere un consulto terapeutico dal momento che ritiene di non essere matta, ha ansia nel vedere le persone,alcuni amici e i propri familiari. Si sente inoltre poco considerata dalla madre del fidanzato poichè non l’ha mai chiamata in questi tre mesi nonostante lei sia andata nella città del fidanzato già due volte.

I genitori, con una banale scusa, l’hanno convinta a lavorare in modo tale da impegnare il proprio tempo e non rinchiudersi dentro casa. Ha rifiuto del mare; dice che le fa male perchè le ricorda lui. Pensa al futuro con un altro ragazzo ma allo stesso tempo si chiede se mai consentirà a qualcuno di far parte della sua vita.

Come dovrei comportarmi? Dovrei invogliarla ad andare da uno psicologo specializzato in elaborazione del lutto? E’ giusto che abbia rapporti duraturi con la famiglia del fidanzato o potrebbero influenzare in futuro le sue scelte personali di carattere sentimentale?
Come può affrontare i sensi di colpa ed elaborare al meglio la perdita? mi rendo conto che 3 mesi son relativamente pochi ma con il tempo e soprattutto con tanta forza tutto si può affrontare. Grazie.



Innanzitutto non capisco perché la famiglia del ragazzo non ha voluto che la tua amica vedesse il corpo del fidanzato. Credo che avrebbe potuto e dovuto ribellarsi ad un consiglio troppo protettivo.

In ogni caso, comunque sia, il lutto è difficilissimo in sé, e nessuno sa esattamente cosa sia giusto o sbagliato.

Tre mesi sono davvero pochi e credo sia anche presto adesso pensare al futuro. Il futuro arriverà insieme ai nuovi pensieri e alla vita che naturalmente si trasformerà. Credo piuttosto che il dolore vada vissuto fino in fondo, fino all'ultima goccia, senza paura, con quell'amore che possiamo provare per questa vita anche quando ci porta tragedie così grandi. Anche il dolore è vita: dobbiamo attraversarlo senza negarlo, per ciò che è, guardandolo in faccia e soffrendolo come lui chiede.

La vita continua di suo, porterà altre esperienze, altre immagini, altri tesori, altri uomini. Per tutto c'è il tempo giusto.

La psicoterapia in questi casi può aiutare a vivere al meglio questo processo, questa terribile digestione. Ma, purtroppo, non ci sono consigli che attecchiscano se non c'è nella persona stessa la voglia profonda di guardarsi dentro.
Purtroppo, in definitiva, tu non puoi fare molto per la tua amica, se non starle vicino quanto riesci e offrendole un abbraccio ogni volta che ve ne vene il desiderio.
 

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