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Che ci faccio con la felicità? PDF Stampa E-mail





Buongiorno, scrivo per raccontare un periodo della mia vita, nuovo, bello ma anche molto faticoso e doloroso.

Sono una ragazza di 27 anni e sono circa 9 mesi che sono insieme ad un ragazzo meraviglioso, Diverso da tutti gli altri tipi di ragazzi con la quale ho avuto storie deleterie e negative. Dopo tanti anni di sofferenze e false credenze sentivo il bisogno dentro di me di star bene sinceramente. Così quando incontrai A. capì e sentii che se fosse nata una storia d'amore con lui finalmente avrei conosciuto la pace e la tranquillità. Dopo 9 bellissimi mesi, di condivisione, amore e serenità sono caduta in una lieve depressione...non capivo cosa mi stava succedendo, non riuscivo a stare bene con me stessa e di conseguenza neanche a valorizzare questo bellissimo amore. Ho iniziato a colpevolizzarmi e a sentire di non meritare tutte le attenzioni e il calore che A. riusciva e riesce a darmi ogni giorno e che io non riuscivo più a dare credendo forse che lui non soddisfasse più i miei "bisogni".

Ho iniziato allora una psicoterapia che mi ha immediatamente scosso dalla depressione facendomi ragionare su concetti come la nudità e l'individualità. Ragionando sui nuovi imput ho iniziato ad apprezzare e a valorizzare la nudità del mio ragazzo e a capire che i "bisogni" che richiedevo all'esterno dovevo soddisfarli personalmente. Ho iniziato ad essere meno critica con A. e a non cercare di "vestirlo" come volevo ma a rispettare la sua individualità e anche senza quei "vestiti" che volevo che avesse riuscivo a condividere momenti unici e bellissimi. Ho riniziato a fare molte cose che con la depressione avevo bloccato in modo da riempirmi e a colmarmi di gesti personali che caratterizzassero una cura del tutto personale.

In questo periodo di ricostruzione personale il mio ragazzo mi è stato molto vicino, ha cercato di sostenermi e non mi ha trattata come spazzatura come altri invece mi avevano trattata, è riuscito a vivere la sua vita serenamente e in modo costruttivo senza farsi abbattere da questa mia "instabilità" sentimentale (al contrario io non avrei retto :) ) donandomi ogni giorno tutto il suo bellissimo amore.
Dopo un mese nel quale affrontavo questo percorso, bello interessante ma anche faticoso e spesso pesante, nel quale ho messo in discussione del tutto me stessa, mi sono resa conto che il problema è solo e solamente mio.

Dopo questa consapevolezza ho ragionato sui modelli personali che avevo creato in tutta la mia vita, mi sono resa conto di aver costruito e creduto su falsi modelli, in cui l'amore e i sentimenti erano basati solamente su forti emozioni. Ho sempre vissuto sulla base di forti emozioni: da quanto sono nata avevo paura che mia madre morisse per i problemi di tossicodipendenza che aveva e successivamente risolto quando avevo 7 anni, sono stata in una comunità di affidamento con la paura di essere abbandonata, ho poi vissuto con mio padre con la paura di non essere amata dato che la sua presenza era pressochè inesistente per cause lavorative.
All'età di 12 anni ho chiesto di andare a vivere con mia madre ma anche con lei la tranquillità e la serenità non erano per niente compagne della mia vita sostituite da perenni litigi e dalla mia perenne voglia di evadere. Fu così che in età adolescenziale mi avvicinai alla droga con la quale vivevo una falsa realtà, che poi successivamente ho abbandonato.
Iniziai a vivere storie d'amore dominate dall'ansia, dalla gelosia e dalla possessività. Insomma una vita colmata e caratterizzata solamente da forti emozioni. Nel frattempo ho sviluppato una forte indipendenza, un carattere molto forte (a questo punto penso sia stata solo apparente) che mi hanno permesso di terminare le scuole e laurearmi. Premetto che ho affrontato un percorso da uno psicologo all'età di 20 anni che mi aiutato a rivedere il mio passato, a essere arrabbiata con mia madre e mio padre ma anche a perdonarli e amarli come due esseri umani in grado di sbagliare. E io li amo e non li sostituirei con nessuno al mondo.

In questo momento della mia vita dove niente corrisponde ai vecchi schemi "forti emozioni" ma anzi mi trovo circondata da un amore sano, bellissimo che potrebbe donarmi pace e tranquillità è come se non mi sentissi CAPACE. Affrontando e cercando di vivere in maniera costruttiva aspetti come la "nudità" e l'individualità mi sono resa conto che il problema di non saper vivere determinate emozioni positive appartiene solo a me stessa. E capendo questo mi è caduto un'altra volta il mondo addosso.
Mi sono resa conto che devo mettermi del tutto in discussione, rivalutare falsi schemi che mi sono creata durante tutta una vita, rendermi conto che non rimango in vita solamente con le "forti emozioni"...mi sono sentita non capace, e nei momenti peggiori una nullità. Devo ricostruire tutto, dal principio, rivalutare i miei modelli e i miei schemi di vita. Lo psicoterapeuta mi ha dato dei buonissimi imput di inizio e spero che mi aiuti sempre di più, anche se so che il lavoro più duro lo dovrò fare io.

Vorrei capire e sentire realmente il significato della parola "vivere" ed eliminare gli schemi del "falso vivere". Vivere significa per me consapevolezza, serenità, stabilità, amore, gioia, tranquillità, saper affrontare i problemi, produttività, crescita, sicurezza, nudità, individualità. Il "falso vivere" invece è colmo di paura, forti emozioni, gelosia, possessività, morbosità, droga, instabilità, immobilità, insicurezza, "vestiti".

Volevo quindi chiedere un parere, capire se sono sulla strada giusta e se riuscirò realmente a VIVERE e ad abbandonare i falsi schemi che sono risultati negativi e privi di fondamenta... a volte mi sovrasta la paura di non riuscirci, di perdere questo bellissimo amore per la mia incapacità di viverlo pienamente...a volte ho tanta paura ma a volte anche tanto coraggio. Perchè io credo in questi nuovi modelli e in questi nuovi schemi del concetto di "vivere". Ci credo e vorrei anche sentirli sulla pelle...a volte riesco e a volte no. Forse dovrei rendermi conto che c'è bisogno di tempo ma vorrei avere almeno la certezza di essere sulla strada giusta.

Ringrazio anticipatamente
Saluti
S.



Cara,
più passa il tempo, più capisco che non esiste la strada giusta, ma la nostra strada, che in qualche modo è sempre giusta.
Ogni esperienza che facciamo la facciamo perché è il momento per noi di farla.

Tu ne hai avute di terribili, e questa è la tua vita. La cosa importante è uscire dalla sensazione soffocante di essere dentro una galleria predeterinata dove alla causa subentra un effetto senza speranza di cambiamento.
Le premesse della vita possono trasformarsi e cambiare direzione, se noi lo rendiamo possibile.
Non chiederti se sei sulla strada giusta; chiediti se sei riuscita a mettere davvero in crisi le credenze che ti accompagnano da sempre.

Credo ci sia un dictat bello resistente nella tua crescita: tu non puoi essere felice, anzi non devi.
Non stupirti e non preoccuparti, non sei sola al mondo. La felicità è terrorizzante per tutti, nessuno escluso. Ognuno ha il suo motivo: paura di perderla, senso di colpa verso chi è infelice, sensazione di non meritarsela, incapacità di gestirla. Ora che sono felice, cosa faccio della mia vita? cosa faccio delle mie giornate ora che non ho più biogno di lottare per sopravvivere?

Credo che le forti emozioni di cui scrivi parlino del dolore a cui sei abituata; se la mia vita è accompagnata dal dolore, senza il dolore non c'è vita, per me. E' questa la premessa da trasformare, perché è la bugia della tua vita. La felicità non esclude il dolore, e l'amore è anche dolore, intrinsecamente. Ciò che deve cambiare è la tua affezione alla sofferenza solitaria e automatica, la sensazione che tu non possa mai essere diversa.

Probabilmente non sei abituata a goderti la vita e le cose, magari non sai neanche come si fa. Se lo sapessi sapresti anche che il godimento e le forti emozioni sono spesso compagni e se la spassano alla grande. Il che non vuol dire esimersi dal soffrire: gioia e dolore si incastrano poeticamente in una vita felice come in una vita infelice, ciò che cambia è lo sfondo, il colore dell'esistenza.

Non devi interrompere la tua psicoterapia, continua. Per le risposte più profonde bisogna aspettare, non siamo subito disponibili all'ascolto di noi. Devi perseverare e trovare il coraggio di capire chi sei al di là di ciò che ti viene dalla famiglia e dal passato. Capire in che modo puoi essere felice godendo di questa felicità.

E ti dico anche: essere amati è ciò che cerchiamo spasmodicamente credendo che sarebbe la nostra salvezza. In realtà è insufficiente, ed è anche facile: siamo pieni di persone che ci amano o vorrebbero amarci. Ma non ci basta mai.
La cosa che ci salva è la qualità del nostro amore per l'altro, cioè come e quanto siamo disposti a donarci.

Un caro abbraccio
 

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